Il contenuto di questo sito non sostituisce il libro di testo (da portare in classe)
Testo adottato: "L'ideale e il reale", Nicola Abbagnano e Giovanni Fornero
APRILE 2017: TOMMASO UNITA' 7
San Tommaso
Tommaso d'Aquino nasce nella contea di Aquino, attualmente territorio di Roccasecca (nel Lazio, vicino a Cassino, in provincia di Frosinone) nel 1225, da una famiglia feudale di conti. Muore all'età di 49 anni.
Poiché è il più giovane dei figli, è destinato, secondo la tradizione dell'epoca, alla carriera ecclesiastica.
A 5 anni viene mandato alla scuola dell'abbazia benedettina di Montecassino.
A 14 anni prosegue i suoi studi a Napoli all'Università fondata da Federico II.
A 19 anni, contro il volere della madre, che desidera che il figlio faccia carriera a Montecassino, decide di entrare nell'ordine dei frati predicatori domenicani.
La madre lo riporta "di forza" a casa, dove rimane per un anno.
Vinta la resistenza dei familiari, Tommaso torna a Napoli presso i domenicani.
Comincia a viaggiare.
Va a Parigi; poi a Colonia dove diviene assistente di Alberto Magno che dirige l'Università di Colonia.
Tommaso ottiene la cattedra a Parigi.
Nel 1959 rientra in Italia, nel convento dei domenicani a Napoli, poi a Orvieto, Roma e Anagni. Muore a Fossanova (vicino a Roma) nel 1274.
Le sue opere filosofiche principali sono:
La Summa contra Gentiles;
La Summa Theologiae.
Per non essere costretto a leggere le traduzioni e i commenti che ne avevano fatto gli arabi (in particolare Averroè), e quindi per una lettura "più autentica" del pensiero aristotelico, favorisce la traduzione direttamente dal greco, dei libri aristotelici, servendosi del traduttore Guglielmo di Moerbeke.
LA TEOLOGIA
Tommaso d'Aquino dimostra come l'aristotelismo ben si concilia con il pensiero cristiano.
Il punto centrale della metafisica di Tommaso è la distinzione tra essenza ed esistenza. Gli esseri, nella loro molteplicità, sono possibili nel senso che, non esistendo prima, ad un certo momento cominciano ad esistere. Noi possiamo pensare ad un uomo senza che esso debba necessariamente esistere.
In Dio, invece, essenza ed esistenza coincidono.
L'essere in cui si ha questa coincidenza è uno solo perché, per essere moltiplicato, esso dovrebbe assumere una certa forma e dunque non sarebbe più puro essere, pura essenza.
VIDEO di 5 minuti: San tommaso Essenza ed esistenza
L'esistenza di Dio
Tommaso non accetta la prova ontologica del "Proslogion" accusando Anselmo di essere passato "dall'esse in intellectu all'esse in re" senza giustificazioni valide.
Invece la dimostrazione dell'esistenza di Dio va effettuata con un discorso a posteriori, partendo dal mondo sensibile.
Indica 5 vie attraverso le quali, partendo dal mondo sensibile, si dimostra l'esistenza di Dio:
1) La prima via è quella del MOTO. Ogni mosso è mosso da un altro motore: esite, cioè, una catena di mossi e motori che non può procedere all'infinito. Dunque, deve necessariamente esistere un PRIMO MOTORE non mosso da altri (motore immobile): e questo è Dio.
2) La seconda via è quella della CAUSA EFFICIENTE: ogni effetto è generato da una causa. Ancora una volta, si viene a determinare una catena di cause ed effetti che non può procedere all'infinito: dunque, CAUSA INCAUSATA: e questa è Dio.
3) La terza via è quella della POSSIBILITA' e NECESSITA': ogni cosa è possibile ma non necessaria; ogni cosa esistente un tempo non esisteva (se così fosse, sarebbe necessaria). Deve quindi esistere una CAUSA PRIMA NECESSARIA sempre ESISTITA: questa è Dio.
4) La quarta via è quella dei GRADI: ogni cosa esistente ha vari gradi di perfezione che rimandano ad un valore assoluto: Dio.
5) La quinta via è quella dell'ORDINE: l'universo si presenta a noi ordinato. Deve quindi esistere un essere intelligente che ha dato ordine alla realtà.
Queste 5 vie mostrano l'accettazione del pensiero aristotelico: per Tommaso la ragione è utile alla fede perché attraverso l'argomentazione razionale è possibile dimostrare l'esistenza di Dio
Divertiamoci con le tecniche mnemoniche

Inventare una storia con le seguenti immagini-parole
MOTO

CAUSA (EFFICIENTE)

NECESSITA'

GRADI

ORDINE
Leggere, da pag. 529 a pag. 530, del volume 1, il brano di Tommaso d'Aquino, "La cinque vie", tatto dalla "Summa Theologiae" (1265-1274)
Oppure
a pag. 528, del volume 1, il brano "L'essere di Dio e l'essere delle creature" di Tommaso d'Aquino, dal "De Potentia"
Mentre per dimostrare l'esistenza di Dio Tommaso evoca le 5 vie, nulla, invece, si può dire sulla sua ESSENZA. O, meglio, si può dire solo ciò che Dio NON è (teologia negativa). Né si può dimostrare, filosoficamente, la creazione del mondo nel tempo.
Per San Tommaso la materia è pura realtà creata da Dio.
LA CONOSCENZA
Per Tommaso la conoscenza comincia dal mondo sensibile attraverso i 5 sensi: "nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu". Attraverso i 5 sensi si formano delle immgini che si conservano nella memoria sensitiva. Le immagini si connettono tra loro secondo il principio estimativo negli animali (è il principio mediante il quale, ad esempio, la pecora distingue il cane pastore dal lupo) e il principio cogitativo negli uomini. E questa è la conoscenza sensibile.
Esiste, poi, una conoscenza superiore mediante la quale l'uomo coglie, mediante l'astrazione, l'universale: Tommaso accetta, dunque, la distinzione di Aristotele tra intelletto possibile e intelletto agente: il primo è la capacità di ricevere i concetti astratti - e dunque è in potenza - il secondo, invece, astrae l'intelligibile dal sensibile; i concetti così astratti vengono ricevuti dall'intelletto in potenza che passa dalla potenza all'atto.
VIDEO di 5 minuti: San Tommaso e la conoscenza Nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu
L'ETICA
L'uomo possiede la sinderesi cioè un abito particolare che permette di distinguere ciò che si deve e ciò che non si deve fare.
Nella "Summa Theologica" il problema del bene occupa ampio spazio.
L'uomo, per natura, è un animale socievole. Ma non può esservi una vita sociale senza il comando di uno.
San Tommaso distingue, come Aristotele, tre forme di governo giuste: la monarchia (governo di uno solo), l'aristocrazia (di pochi), la politia (di tutti), alle quali corrispondono le tre forme ingiuste ossia la tirannide, l'oligarchia, la democrazia.
Al bene del singolo si contrappone, in uno Stato giusto, il bene comune.
Se nello Stato l'uomo trova la sua realizzazione, il fine ultimo dell'uomo è, però, Dio: di qui la supremazia del vicario di Cristo su tutti i regni, la supremazia del sacerdotium al regnum.
IL PENSIERO PEDAGOGICO
Tommaso affronta il tema dell'insegnamento nel De Magistro e in un articolo della Summa Theologiae, in particolare parla del rapporto tra educatore ed educando.
Riprendendo il discorso della potenza e dell'atto di Aristotele, Tommaso dice che il processo con cui un uomo ammaestra un altro uomo si risolve nel far passare in atto la scienza che nel discente è in potenza. La funzione del maestro è quella di guidare.
L'azione dell'insegnamento è tutt'uno con la carità nel senso che l'ammaestrare è considerato tra le forme di "elemosina spirituale", cioè è "un'opera di misericordia".
E' difficile che l'uomo sia in grado di darsi da solo la disciplina: alcuni giovani che sono dediti ai vizi non possono essere corretti con i discorsi ma hanno bisogno di essere distolti dal male con la forza.
IMMAGINI PER COMPRENDERE