Svolte nella scienza e nella pedagogia

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UNITA' 5        febbraio
 2017

SVOLTE NELLA SCIENZA E NELLA PEDAGOGIA

Da pag. 116 a pag. 117
Rispetto all'Umanesimo e al Rinascimento, in questo periodo storico, cioè dalla fine del 1500 al 1600, in Italia la maggioranza della popolazione è analfabeta: l'istruzione elementare, così come la intendiamo oggi, è inesistente, coloro che vogliono imparare a leggere e a scrivere si rivolgono ai maestri privati, e la cultura superiore è sempre meno viva; le opere del Machiavelli vengono stampate per l'ultima volta nel 1554, il "Decameron" di Boccaccio nel 1557, le poesie di Petrarca nel 1560: l'interesse per la lettura scema.
La grande editoria italiana, che nel secolo precedente grazie ad Aldo Manunzio era la più importante d'Europa, comincia a diminuire la sua produzione.
Le opere di autori italiani come quelle di Giordano Bruno, Tommaso Campanella e Galileo Galilei vengono stampate in Germania, in Francia e in Olanda, anche a causa della presenza, in Italia, del Tribunale dell'Inquisizione. 

Questo periodo, che vede la fine del Rinascimento e le prime tracce del Barocco, soprattutto in Europa è contrassegnato dalla nascita di nuove scienze non più soggette alla teologia, (in Italia Galileo Galilei dovrà combattere una lunga battaglia giudiziaria per difendere la sua teoria della rotazione della terra intorno al sole), con una concezione del cosmo diversa rispetto al passato (al centro dell'universo non c'è più l'uomo ma l'universo stesso, considerato come un'"immensa macchina") e, soprattutto, con un METODO di ricerca che viene elaborato per tappe.
Nel campo dell'arte si affermano forme imponenti che devono impressionare e colpire; i pittori e gli architetti sovrabbondano in ornamenti e decorazioni. 
In particolare studieremo, per il METODO da loro elaborato, Francesco Bacone (in Inghilterra), Galileo Galilei (in Italia), Giovanni Comenio (in Boemia). 

    

Non basta guardare, occorre guardare con occhi che vogliono vedere, che credono in quello che vedono, Galileo Galilei









 FRANCESCO BACONEGALILEO GALILEIGIOVANNI COMENIO 

FRANCESCO BACONE (a pag. 117 e pag.121)


Francesco Bacone nasce a Londra nel 1561.
A 12 anni, nel 1583, comincia a frequentare il Trinity Colllege a Cambridge (fondato nel 1546) che abbandona dopo qualche anno per la sua avversione nei confronti della dottrina aristotelica là studiata. (La statua che, qui accanto, lo ritrae, si trova al Trinity College). 
Muore a Londra nel 1626.
Non scrive vere e proprie opere pedagogiche ma popone un METODO di ricerca, induttivo, che, dal particolare, procede gradualmente verso livelli di generalità via via maggiori. 
La sua opera più famosa è il "Novum Organum" in cui critica la cultura tradizionale dell'epoca che egli definisce "imbrigliata nelle ragnatele" e "simile a un formicaio": con la prima espressione vuole riferirsi alla logica aristotelica, con la seconda espressione vuole definire gli empiristi e gli alchimisti del suo tempo che, come formiche, raccolgono osservazioni ma poi non le connettono. L'atteggiamento giusto, invece, è quello delle api: partono da ciò che esiste e lo trasformano.


Il "Novum Organum" si divide in due parti: la parte destruens e la parte construens. 
Nella parte destruens Bacone individua i motivi che impediscono agli uomini di costruire un nuovo sapere; questi motivi sono rappresentati dai cosiddetti idòla, (o fantasmi cioè credenze accettate per vere), che bloccano la via della verità.
Nella parte costruens Bacone indica, nel processo di conoscenza delle forme, la necessità di utilizzare tre tavole: la "tavola della presenza", la "tavola dell'assenza in prossimità" e la "tavola dei gradi".

ESEMPIO: Supponiamo di voler esaminare la forma "calore".
Nella prima tavola andranno tutti i dati nei quali è presente la forma "calore", ossia i raggi del sole, il fulmine, il fuoco, il sole, l'urto tra due sassi ecc...
Nella seconda tavola andranno tutti i dati simili a quelli già raccolti nella prima che, tuttavia, si presentano in assenza della forma "calore", ad esempio i fuochi fatui o i raggi lunari.
Nella terza tavola, quella dei gradi, andranno indicati i dati relativi al mutamento della forma "calore" legato al mutamento delle diverse condizioni ambientali, ad esempio il calore di uno stesso corpo in situazioni differenti.
Una volta ordinate le tre tavole, si può procedere alla formulazione di "ipotesi", poi, via via, di "assiomi medi" e poi di "generalizzazioni". A loro volta le generalizzazioni, per avere la certezza della loro verità, dovranno essere sottoposte a quello che Bacone chiama "esperimento cruciale", o "verifica". 

Tra il 1614 e il 1617 scrive "La Nuova Atlantide", un racconto fantastico rielaborato nel 1624 e rimasto incompiuto: su un'isola sconosciuta, un gruppo di scienziati, collaborando tra loro, fa esperimenti in sofisticati laboratori di ricerca per migliorare la qualità della vita umana (come modificare specie di animali e vegetali, o studiare eventi meteorologici, o studiare l'acqua e l'aria per la cura delle malattie ecc...).

CURIOSITA': A Bacone si attribuisce l'aforisma "sapere è potere" anche se, in realtà, "scientia potentia est" o "scientia est potentia" era già un aforisma latino, che Bacone aveva così riportato "ipsa scientia potestas est". 








                             Cambridge, Trinity College, foto del 2010

LETTURA (per gli studenti più volenterosi)

Dal "Novum Organum", traduzione italiana di E. De Mas, Laterza, Roma-Bari 1992, pp. 49-55 passim

La mano nuda e l'intelletto abbandonato a se stesso servono poco. Per compiere le opere sono necessari strumenti e mezzi d'aiuto, sia per la mano che per l'intelletto; e come gli strumenti meccanici servono ad ampliare o regolare i movimenti delle mani, così gli strumenti mentali estendono o trattengono il movimento dell'intelletto.
La scienza e la potenza umana coincidono, perché l'ignoranza della causa preclude l'effetto, e alla natura si comanda solo ubbidendole: quello che nella teoria fa da causa nell'operazione pratica diviene regola. [...1
La logica che corre nelle scuole serve a stabilire e a fissare gli errori che derivano dalla cognizione volgare, più che [servire] alla ricerca della verità; ed è perciò più dannosa che utile.
Il sillogismo non si applica ai principi delle scienze, e si applica inutilmente agli assiomi medi: è uno strumento incapace di penetrare nelle profondità della natura. Esso costringe il nostro assenso, non la realtà. [...] Perciò la nostra speranza è tutta riposta nella induzione vera. [...]
Due sono, e possono essere, le vie per la ricerca e la scoperta della verità. L'una dal senso e dai particolari vola subito agli assiomi generalissimi, e giudica secondo questi principi, già fissati nella loro immutabile verità, ricavandone gli assiomi medi: questa è la via comunemente seguita. L'altra dal senso e dai particolari trae gli assiomi risalendo per gradi e ininterrottamente la scala della generalizzazione, fino a pervenire agli assiomi generalissimi: questa è la vera via, sebbene non sia stata ancora percorsa dagli uomini. [...]
Per la terminologia, abbiamo stabilito di chiamare il vecchio modo di fare indagine sulla natura anticipazioni della natura, perché è un modo prematuro e temerario; chiameremo invece interpretazione della natura quell'altro modo di indagare, che si svolge dalle cose stesse secondo i modi dovuti. [...]
Vano è attendere un gran rinnovamento delle scienze dalla sovrapposizione e dall'inseri­mento del nuovo sul vecchio: bisogna compiere una completa instaurazione del sapere ini­ziando dalle fondamenta stesse delle scienze, se non ci si vuole aggirare sempre in un circo­lo, con un progresso scarso e quasi trascurabile.

                             
GALILEO GALILEI (a pag. 117, pag. 118 e da pag. 122 a 123)


Galileo Galilei nasce a Pisa nel 1564.
Muore a Firenze (Arcetri)1642.
Non scrive opere esplicitamente dedicate allo studio del metodo ma il suo modo di procedere nelle indagini si deduce dalle considerazioni che annota sia durante le sue stesse ricerche sia sui lavori di ricerca effettuati da altri.
Il METODO sperimentale di Galileo, induttivo, si può schematizzare e dividere in vari momenti:
Primo momento: lo scienziato parte dall'osservazione dei fenomeni naturali e ne individua quelle che egli chiama "qualità primarie" ossia grandezza, forma, numero e movimento, che sono misurabili e che si conoscono attraverso l'aritmetica, la geometria e la meccanica (invece definisce "qualità secondarie" i colori, i sapori, gli odori, i suoni, il tatto che dipendono da apparati sensitivi e che sono soggettivi);
Secondo momento: consiste nel formulare un'ipotesi di carattere matematico;
Terzo momento: le ipotesi sono sottoposte a verifica attraverso l'esperimento;
Quarto momento: se l'ipotesi risulta positiva, si enunciano le leggi generali; se risulta negativa si tenta un'altra ipotesi; se, invece, la verifica risulta impossibile, il processo scientifico è nullo.


Galilei si ricorda per le numerosissime invenzioni: inventa il termometro e il compasso militare; studia la calamita, le oscillazioni del pendolo e la caduta dei gravi.
E' luogo comune attribuire a Galileo l'invenzione del cannocchiale. In realtà il cannocchiale esisteva già al tempo dellaTerza Crociata, nel 1186, (i musulmani lo conoscevano già).
Galilei, tuttavia, perfezionandone le lenti che ne aumentano la potenza visiva, è colui che lo utilizza per la prima volta in modo singolare, cioè per lo studio degli astri.
Nel 1610 scrive "Sidereus Nuncius" con i primi risultati sulle sue osservazioni astronomiche effettuate con il cannocchiale. Scopre che la luna presenta un aspetto fisico simile a quello della terra, con crateri e montagne. Scopre inoltre le macchie solari e la rotazione della terra intorno al sole: scoperte che mettono in discussione l'incorruttibilità dei cieli sostenuta dalla teoria aristotelico-matematica e dalla Chiesa. Da qui nasce il problema del rapporto Fede-Ragione: Galilei sente l'importanza della sua scoperta ma sente anche il peso della società contemporanea che rifiuta il sistema di Copernico.
Di questo problema Galileo parla in una lettera inviata a un suo discepolo, il benedettino Benedetto Castelli, nella quale pone una netta distinzione tra fede e ragione. "Le Sacre Scritture", scrive Galileo, "dobbiamo seguirle in materia di fede" - dunque Galileo riconosce l'insegnamento della Bibbia - "ma è necessario interpretare la Bibbia quando affronta problemi di ordine fisico: il linguaggio usato è infatti un linguaggio popolare che vuole dare solo ammaestramenti morali. La ragione è, dunque, autonoma rispetto alla materia di fede".
Nel 1616, proprio pochi mesi prima della condanna, da parte della Chiesa cattolica, della teoria eliocentrica copernicana, Galilei riceve, per questa sua lettera, una prima ammonizione da parte del cardinale Bellarmino appartenente all'Ordine dei Gesuiti.


DIGRESSIONE per i più volenterosi: Si badi bene: il libro di Copernico "La rivoluzione dei moti celesti" era stato pubblicato nel 1543, anno della sua morte. Se il libro viene condannato solo nel 1616, cioè 73 anni più tardi, è perché nella nota di apertura, scritta non da Copernico, si invitava il lettore a vedere la teoria eliocentrica solo come un'ipotesi, e non a prenderla per vera. Questa concezione, di prendere per ipotesi le teorie che meglio servivano negli studi, è di vecchia data: già infatti Aristarco, filosofo della scuola di Alessandria, del IV sec. a.C., aveva sostenuto la teoria eliocentrica ma poi questa era stata abbandonata non perché fosse più o meno vera ma perché la vecchia teoria geocentrica permetteva di fare operazioni, come ad esempio la misurazione della terra, più facilmente: si trattava, a quell'epoca, di contrapporre, non una verità ad una falsità ma una dottrina che serviva di più a una che serviva meno; anche perché nel IV sec. a.C. non c'era ancora il problema del cristianesimo!

Nel 1632 Galilei pubblica "Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo tolemaico e copernicano"; è un trattato di filosofia dove tre personaggi, Salviati (lo stesso Galileo,), Sagredo (un uomo aperto alla nuova scienza) e Simpliciio (un aristotelico) discutono sulle due concezioni cosmologiche: quella aristotelico-tolemaica e quella copernicana.
Nel 1633 Galilei viene condannato dal Tribunale dell'inquisizione.


Voce fuori campo del video: Inizia il processo a Galileo Galilei. Le sue teorie filo-copernicane sul moto dei corpi celesti sono in totale antitesi alla teoria aristotelica-tolemaica sostenuta dalla Chiesa cattolica. Dopo aver subito varie denunce da parte di membri della Chiesa, Galileo viene processato e condannato per eresia e costretto all’abiura per evitare il carcere. La sua pena viene commutata in una sorta di arresti domiciliari a vita. La riabilitazione dello scienziato da parte della Chiesa si può datare a partire dal 1822, 180 anni dopo la sua morte, con la concessione dell'imprimatur alla pubblicazione dell'opera "Elementi di ottica e astronomia" del canonico Giuseppe Settele, che riconosce finalmente la teoria copernicana del tutto compatibile con la dottrina cristiana. 359 anni dopo la condanna di Galileo, nella relazione finale della commissione di studio datata 31 ottobre 1992, il cardinale Poupard ammette che la condanna del 1633 è stata del tutto ingiusta.      























GIOVANNI COMENIO (da pag. 119 a pag. 120 e da pag. 123 a pag. 125) 

                           VIDEO, di 2 minuti: fumetto-cartone
                                                                       VIDEO di 1 minuto
Comenio nasce nel 1592 in Moravia (una regione dell'attuale Repubblica Ceca).
Nel 1616 diventa pastore hussita (movimento cristiano riformatore della Boemia).
Nel 1621, dopo la "Battaglia della Montagna Bianca" del 1620, (tra le truppe cattoliche e i protestanti), è costretto all'esilio. Vive dapprima in Polonia, poi in Inghilterra, Svezia e Germania. Nel 1656, durante un incendio, perde tutto il suo patrimonio nonché il manoscritto del grande dizionario ceco-latino su cui lavorava da moltissimi anni. Distrutto da quest'ultimo evento drammatico, Comenio si trasferisce ad Amsterdam su invito di un amico. Nei Paesi Bassi Comenio pubblica un insieme di 43 opere dal titolo Opera "Didactica Omnia". Muore ad Amsterdam il 15 novembre del 1670.
Le altre opere principali: "Via Lucis", "Janua linguarum resecata" e "Nethodus linguarum novissima". 
Anche Comenio, come Bacone e Galilei, si occupa del problema del METODO: teoria e pratica devono procedere di pari passo. L'uomo deve indagare sulla natura e apprendere dalla natura stessa: lo sviluppo di un arbusto che diventa albero, la tecnica di costruzione dei nidi, l'azione illuminante del sole sono esempi della natura da seguire. 
Comenio sostiene che per educare occorre avere una visione chiara degli scopi e del metodo con cui l'insegnamento deve essere impartito. 
Egli parla di PANSOFIA: insegnare tutto a tutti, ossia a tutte le classi sociali, stimolando la ricerca del sapere durante l'intera vita (oggi si direbbe LIFELONG LEARNING). 
Comenio divide il corso degli studi in 4 cicli, in ognuno dei quali vengono approfonditi argomenti trattati nei cicli precedenti, con un andamento ciclico. 
Secondo Comenio l'ambiente più adatto per l'educazione è quello scolastico che favorisce lo sviluppo dello spirito di emulazione; invece non prevede, per i bambini prima dei 3 anni, una scuola particolare, attribuendo ai genitori la funzione di avviare i piccoli ai primi rudimenti del sapere.
I 4 cicli degli studi sono:
1) La scuola di primo grado, detta anche scuola del grembo, fino ai 6 anni, per i bambini di tutte le classi sociali, maschi e femmine;
2) La scuola di lingua nazionale, fino ai 12 anni, dove imparare a leggere e a scrivere nella lingua nazionale, studiare matematica, geografia e canto;
3) La scuola del latino, ai 12 ai 18 anni, presente in ogni città, con gli insegnamenti di grammatica, dialettica e retorica e storia, geografia e scienze naturali;
4) L'Accademia, dai 18 ai 24 anni: una in ogni regione, deve abbracciare tutte le discipline.

Comenio dà molta importanza allo studio delle lingue in merito alle quali scrive due testi: "Janua linguarum resecata" e "Nethodus linguarum novissima"; le parole, se non sono collegate tra loro, possono tradire il loro significato; per questo, devono essere sempre collegati questi tre elementi: PAROLA, CONCETTO e COSA, ossia le parole devono essere insegnate collegandole alle cose corrispondenti.

Per gli studenti più volenterosi
LEGGERE a pag. 130 "L'uomo si forma nella prima età 




Lunedì 3 e mercoledì 5 aprile 2017
FLIPPED CLASSROOM

 a cura delle studentesse 
D. B. L., A. D'A., E. D'E., A. D. F.







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