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Maggio 2017: CAPITOLO 7
ROMA: L'EDUCAZIONE NELL'ETA' ARCAICA
Da pag. 148 a pag. 152
"SONO UN CITTADINO ROMANO": IL SENSO DI UNA FORTE IDENTITA'
A differenza dei greci, che si interrogano su chi sia l'uomo e sulla sua personalità, e a tale proposito si ricordino Socrate, Platone e Aristotele, i romani dell'età arcaica considerano l'uomo non con una propria personalità ma come "personalità giuridica" basata sullo "ius", ossia sul "diritto".
L'uomo non è, dunque, individuo, ma soltanto un "cittadino" all'interno di uno Stato, nel quale viene "censito" (dal latino "censere" valutare): nell'antica Roma i censimenti vengono effettuati già dalla fine del VI secolo a.C. e servono non solo a contare il numero degli abitanti ma anche a valutare la classe sociale di appartenenza, il ruolo nell'organizzazione militare o politica e la quantità di tasse dovute.
I valori della Roma antica vengono rintracciati all'interno delle esperienze di vita: è la vita di un popolo di contadini, che giungono a fissarsi in tradizioni, in comportamenti, attività, abitudini e rapporti che si ripetono uguali nel tempo e che si affidano a un insieme di valori che prendono il nome di "mos maiorum" (letteralmente: "costume degli antenati") che si fondano sulla famiglia, la tradizione e il rispetto delle leggi.
Una posizione centrale, nel sistema di vita della Roma arcaica, è occupato dalla figura del pater familias il cui potere, per lungo tempo, non conosce limiti.
L'etica si fonda nel rispetto verso gli dèi e verso gli antenati (pìetas), nella fermezza del carattere (virtus), nella dignità personale (gravitas).
FORME E FIGURE DELL'EDUCAZIONE
Da pag. 153 a pag. 154
L'EDUCAZIONE FAMILIARE
L'educazione romana in età arcaica è affidata, nei primi anni di vita del bambino, esclusivamente alla madre, e non a una schiava come accadeva in Grecia.
Nella tradizione sociale e culturale romana, la donna occupa un posto di rilievo.
Nella preadolescenza, alla madre succede il padre che introduce il ragazzo alla pratica del lavoro e lo affida a una persona anziana nel tirocinio del Foro (esperienza per apprendere una professione) e delle armi.
L'EDUCAZIONE PUBBLICA
Verso i quattordici anni, una cerimonia religiosa pubblica introduce il giovane nella vita pubblica: il giovane indossa la toga bianca del cittadino e da questo momento inizia ad assistere con il padre alle sedute del Senato e alla partecipazione alla vita politica. Dopo il servizio militare, il padre lo affida a una personalità di rilievo (chiaramente si sta parlando dell'educazione di una classe sociale di privilegiati).
Ad esempio, Cicerone viene affidato dal padre a Muzio Scevola Augure; lo racconta Cicerone stesso nel De Amicitia.
Vedere sul libro di testo, CON ATTENZIONE:
educazione familiare ed educazione pubblica

CATONE IL CENSORE
Da pag. 156 a pag. 158
Marco Porcio Catone nasce nel 234 a.C. a Tuscolo (odierna Frascati).
Giunge a Roma dove percorre l'intero cursus honorem (la sequenza di cariche pubbliche da ricoprire per aspirare ai vertici della carriera politica, ossia questore, edile, pretore, console e censore).
Censore diventa anche il suo soprannome per il suo severo moralismo.
Durante l'esercizio delle sue cariche pubbliche fa riparare gli acquedotti, ripulire le fognature, demolire gli edifici che ostruiscono le pubbliche vie, aumenta la somma dovuta allo Stato per realizzare le opere pubbliche.
Famosa è la sua frase Ceterum censeo Carthaginem esse delendam (Per il resto ritengo che Cartagine debba essere distrutta) ripetuta alla fine di ogni suo discorso in Senato dopo che nel 157 a.C. si era recato a Cartagine con una delegazione romana ed era stato colpito dalla prosperità dei cartaginesi, convincendosi che Roma poteva dirsi sicura solo se avesse distrutto la città punica (distruzione che avviene nel 146 a.C., tre anni dopo la sua morte avvenuta nel 149 a.C.).
I Libri ad Marcus filium, o Praecepta ad Marcum filium sono una raccolta di testi scritti da Catone per il figlio Marco Liciniano, destinati alla sua educazione.
I libri hanno un carattere enciclopedico, con numerosi agromenti: medicina, agricoltura, retorica, diritto, arte militare.
Intendono fornire le indicazioni necessarie all'educazione del buon cittadino romano sulla base dei valori tradizionali e del mos maiorum.
L'ideale educativo di Catone il Censore è in aperta polemica con le nuove tendenze delle famiglie aristocrartiche romane che iniziano ad affidare l'istruzione dei figli ai pedagoghi di origine e cultura greca, o a mandarli a studiare in Grecia.
(Lettura di TUTTI i brani del libro di testo)


Il mos maiorum (come detto sopra, è il "costume degli antenati") è l'insieme delle virtù codificate dalla tradizione alla quale ogni cittadino è tenuto ad attenersi. Si tratta di principi ertici, utilitaristici e pratici.
Il rispetto del mos maiorum si attenua quando Roma si apre alla cultura greca ed estende i suoi possedimenti confrontandosi con le tradizioni dei popoli entrati a far parte del suo sempre più immenso territorio.
Tale confronto da una parte significa, dunque, un arricchimento culturale ma dall'altra significa la perdita delle radici dell'identità romana.