Platone dalla crisi della polis alla polis ideale

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Dicembre 2016: CAPITOLO 4



PLATONE: DALLA CRISI DELLA POLIS ALLA POLIS IDEALE

                                                                             
A sinistra: Platone, particolare dell'affresco "La scuola di Atene" di Raffaello (foto a destra), 1509-1511, Stanza della Segnatura Città del Vaticano
La Scuola di Atene: pag. 110 e pag. 111 del libro in adozione


Platone nasce ad Atene nel 427. 
Il nome pare derivi dalla sua ampia, platìs-πλἄτύς, costituzione fisica.
Viaggia molto, in Egitto poi a Siracusa, soprattutto dopo la morte di Socrate che comincia a frequentare all'età di 20 anni diventandone discepolo (43 anni di differenza poiché Socrate era nato nel 470 a.C.).
Ad Atene fonda l'Accademia, così detta perché utilizza un edificio dedicato all'eroe greco Academo.
Platone si rende conto del progressivo disfacimento della città di Atene, in particolare, dopo la guerra del Peloponneso, l'avvento al potere dei Trenta Tiranni e la crisi culturale e morale della polis. E' una crisi che culmina con la condanna a morte di Socrate (399 a.C.) che per Platone rappresenta un evento decisivo: lo Stato ateniese aveva condannato a morte un uomo giusto, durante la democrazia, applicando l'ingiustizia al posto della giustizia!
E' per questo che Platone si dedica totalmente alla filosofia, mosso da motivi politici ed educativi, teorizzando uno Stato ideale in cui regni la giustizia.

Leggiamo un brano tratto dalla "Lettera VII" scritta da Platone nel 353 a.C. all'età di 74 anni (da pag. 71 a pag. 72 del libro in adozione) 




I due argomenti, dello Stato ideale e della giustizia legata all'educazione, sono affrontati da Platone in molte opere che sono scritte, quasi tutte, in forma di dialogo perché, facendo propria la lezione del suo maestro Socrate, ritiene che il dialogo possa favorire, meglio di altre forme di scrittura, la conoscenza attraverso il ragionamento. Qui ne citiamo solo quattro:
Il libro dal titolo "Gorgia" (386 a.C.), dove Platone affronta il tema dell'educazione dell'uomo alla giustizia;
e altri 3 libri dove parla dello Stato ideale:
la "Repubblica" (scritto tra il 390 e il 365 a.C.);
il "Politico" (databile intorno al 365 a.C.);
le "Leggi" (opera della vecchiaia rimasta incompiuta).

Nella "Repubblica" Platone individua 3 CLASSI SOCIALI:
1) la classe più bassa è quella dei produttori, cioè dei contadini e degli artigiani, che hanno il compito di occuparsi della produzione dei beni alimentari;
2) la seconda classe è quella dei guerrieri-difensori che hanno il compito di difendere lo Stato dagli attacchi esterni e di mantenere, all'interno, l'ordine; 
3) la terza classe è quella dei filosofi-reggitori, che hanno il compito di governare.  
Lo Stato è giusto quando a governarlo sono i filosofi, i soli capaci di conoscere la Giustizia e il Bene.
Lo Stato è giusto quando ciascuna classe svolge il compito che gli spetta, realizzando la virtù che le è propria.

Le 3 VIRTU', proprie delle 3 classi, sono:
1) la temperanza (giusta misura), è la virtù dei produttori;
2) la fortezza, è la virtù propria dei guerrieri-difensori;
3) la saggezza, è la virtù propria dei filosofi-reggitori.

Ma la tripartizione dello Stato riflette la tripartizione dell'ANIMA, perché per Platone l'uomo è composto da un corpo e da un'anima. E l'anima è costituita da elementi razionali e da elementi irrazionali, per questo è tripartita.
Le sue 3 PARTI sono:
1) la parte concupiscibile, che Platone, in un mito, la rappresenta come un cavallo nero, che simboleggia gli impulsi bassi, che prevalgono nella classe dei produttori;
2) la parte irascibile, rappresentata da un cavallo bianco, simbolo degli impulsi belli, che prevalgono nella classe dei guerrieri-difensori;
3) la parte razionale, rappresentata da un auriga su un cocchio, che ha il compito di guidare armonicamente i 2 cavalli, e che tende alla saggezza che è posseduta dalla classe dei filosofi-reggitori.
Il cavallo nero tende a trascinare il carro verso il basso. 
Secondo Platone quando si muore, l'anima si reincarna (metempsicosi).
Ma come si reincarna?
L'anima può scegliere di reincarnarsi in un filosofo, in un guerriero, in un artigiano, in un animale, in una pianta ecc.... e la scelta dipende da quanto l'anima riesca a resistere a non farsi trascinare giù, dal cavallo nero, prima di poter arrivare nella piana del mondo delle idee (iperuranio), dove ci sono l'idea della giustizia e del sommo bene che deve conoscere e contemplare.
Il cavallo nero tende a trascinare il carro verso il basso e a far cadere l'anima in un corpo, per cui soltanto alcune anime riescono a contemplare più o meno ampiamente le idee, in particolare l'idea del Bene.
L'anima che ha visto di più si incarnerà in un corpo che si consacrerà al culto della sapienza e dell'amore. Le anime che hanno visto meno s'incarneranno in uomini che cercheranno meno la verità e la bellezza.
Di qui la necessità di prepararsi, durante la vita, alla morte. 
Con questo mito Platone parla non solo dell'immortalità dell'anima, non solo della sua trasmigrazione (metempsicosi), ma anche della necessità di condurre una vita secondo giustizia.
Chi vive secondo giustizia allontana da sé tutti i desideri bassi e le passioni.


Dopo aver scritto la "Repubblica" (390-365 a.C.), Platone rivede le sue teorie sullo Stato.
Nel "Politico" (365 a.C.) teorizza 3 costituzioni di governo, a seconda di quanti sono i governanti (uno, pochi o molti), e dalla cui degenerazione, di ciascuna, derivano altrettante costituzioni di governo:
1) quando a governare è uno solo, si ha la monarchia, se il governo è regolato dalla legge; e la tirannide, se il governo è in preda all'arbitrio;
2) quando a governare sono pochi, si ha l'aristocrazia, se il governo è regolato e affidato ai migliori; e l'oligarchia, se retto dai più ricchi;
3) quando a governare sono molti, si ha la democrazia moderata, se il governo è rispettoso della legalità; e la democrazia  estrema, se il governo è affidato all'arbitrio. 

Nelle "Leggi" (opera della vecchiaia), Platone demanda ai filosofi non più la scrittura delle leggi ma la scrittura del proemio della legge (introduzione affinché la legge non appaia una coercizione).

L'EDUCAZIONE DEL FILOSOFO-REGGITORE (EDUCAZIONE SUPERIORE) 
ED EDUCAZIONE DEI GUERRIERI-DIFENSORI (EDUCAZIONE SECONDARIA)
      
Platone distingue una educazione superiore (che è la formazione dei filosofi-reggitori dello Stato) e una educazione secondaria (che è quella dei guerrieri-difensori). 
Secondo Platone nell'educazione sono da bandire la poesia di Omero e di Esiodo perché danno una visione antropomorfica degli dèi; ma è da bandire anche l'intero complesso delle immagini che deformano il mondo divino, cioè i miti greci, perché nei miti gli dèi sono rappresentati rissosi, parziali e artefici del destino dell'uomo, e si schierano a favore ora di questo ora di quell'altro eroe.
I giovani, invece, devono imparare a sviluppare l'idea che essi stessi sono gli autori del proprio destino, e non altri.
La paideia platonica (paideia è un termine greco che deriva da pais παῖς che vuol dire fanciullo e, in senso ampio, è l'educazione) serve a bloccare la corruzione dilagante per costruire un uomo nuovo, capace di reggere una polis; una polis che è, così, rinnovata.
Il fine ultimo dell'educazione, nella costruzione dell'uomo nuovo, è la conquista della saggezza.
L'educazione è il momento preparatorio alla contemplazione delle idee e dell'idea somma che è il Bene.
Per questo, nell'educazione superiore Platone prevede lo studio della matematica e della dialettica che aprono la via alla filosofia, ma anche educazione musicale (volta al ritmo), ed educazione fisica (volta all'armonia). La poesia e la musica possono essere oggetto di studio solo se depurati da ogni elemento sdolcinato e da ogni cedimento a religiosità ingannevoli.  

Curiosità: vedere al n 24,46 del video la parte dell'Etica in cui Platone parla di 5040, fattoriale di 7 (7!)


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