Mente e apprendimento

Il contenuto di questo sito non sostituisce il libro di testo (da portare in classe)

UNITA' 2 del testo in adozione: Psicologia. Il manuale di scienze umane, di Elena Rosci ed Elena Pezzotti. 12 settembre 2016 leggere da pag 52 a pag 53

IL COGNITIVISMO

Riassunto dal testo in adozione

Il COGNITIVISMO non è una vera e propria scuola: non esiste uno psicologo fondatore e nemmeno il manifesto programmatico. 

Negli anni Venti alcuni psicologi in Europa e in America cominciano a studiare che cosa accade nel processo mentale di conoscenza, dalla nascita all'età adulta. Il termine COGNITIVISMO non compare negli anni Venti ma molti anni dopo: compare nel 1967 nel titolo del libro dello psicologo americano NEISSER, ossia "PSICOLOGIA COGNITIVA". 

I processi fondamentali studiati dagli psicologi cognitivisti sono 3:memoria, ragionamento e linguaggio. 


Il metodo utilizzato è il METODO SPERIMENTALE cioè l'osservazione dei bambini durante lo svolgimento di compiti

Gli psicologi cognitivisti sostengono che le abilità mentali di un individuo dipendono sia dalla genetica sia dal rapporto con l'ambiente.


In questa sede analizzeremo gli studi di 2 cognitivisti:
Jean Piaget che ha studiato in modo sistematico e scientifico lo sviluppo della mente nei bambini ipotizzando 4 stati evolutivi;
Lev Semënovič Vygotskij che ha studiato il pensiero e il linguaggio.
Studieremo anche altri 2 cognitivisti:
Jerome Seymour Bruner e Albert Bandura che, nel processo di conoscenza, hanno posto l'accento sulla cultura e la società.

JEAN PIAGET



Jean Piaget nasce in Svizzera nel 1896 e muore in Svizzera nel 1980 a 84 anni. Figlio di un professore universitario, si laurea in scienze naturali, consegue il dottorato in zoologia e studia psicologia e psichiatria a Parigi e a Ginevra. In Francia lavora all'Istituto di BINET (l'inventore dei test di intelligenza). Nel 1923 sposa Valentine Châtenay dalla quale ha 3 FIGLI che diventeranno i protagonisti del suo studio, delle sue osservazioni.


Così lo descrive un suo allievo, David Elkind psicologo americano:
A 74 anni è un'immagine familiare per le vie di Ginevra, mentre pedala in bicicletta o passeggia lentamente; alto, con le salle curve, sembra rimuginare tra sé su qualche nuovo problema. La pipa sporge dalle sue labbra e una massa di bei capelli bianchi sfugge di sotto al basco blue; gli occhi si stringono con interesse quando gli viene mossa una domanda.



Il suo studio coinvolge
memoria
ragionamento
linguaggio (SI VEDA LA MAPPA SOPRA)

Utilizza 2 metodi:


IL METODO OSSERVATIVO: consiste nell'osservare il comportamento del bambino fino ai 3 anni, quotidianamente, per seguire le sue capacità;

IL METODO CLINICO: consiste nel porre ai bambini, di età superiore a 3 anni, le domande che altri bambini, della stessa età o più piccoli, pongono ad altri bambini 

La domanda che Piaget si pone è: in che modo l'individuo conosce? 

C'erano 2 ipotesi: l'ipotesi innatista (alcuni autori ritenevano che il sistema cognitivo fosse il prodotto di strutture mentali già esistenti: noi possediamo idee innate che affiorano man mano, come se fossero ricordi) e l'ipotesi ambientalista (altri autori ritenevano che la mente del bambino appena nato fosse come una tabula rasa). 

Piaget propone una visione basata sulla relazione tra individuo e ambiente.

I 2 PROCESSI DELLO SVILUPPO COGNITIVO IN PIAGET

Nello sviluppo cognitivo intervengono 2 PROCESSI di conoscenza, che segnano rispettivamente la permanenza e il passaggio da uno stadio all'altro, (dal I al II, dal II al III e dal III al IV stadio):
l'ASSIMILAZIONE che consiste nell'incorporare un oggetto, o un comportamento o una frase, in uno schema mentale preesistente 
l'ACCOMODAMENTO che è una modifica degli schemi mentali precedenti.



Nel bambino molto molto piccolo sono presenti risposte all'ambiente estremamente semplici basate sui RIFLESSI, come per esempio il riflesso di suzione o il riflesso di prensione. Venire a contatto con gli oggetti attraverso i riflessi, permette di scoprire interazioni e di conoscere nuove azioni e, successivamente, di sperimentarle su oggetti diversi.
Per spiegare questo processo cognitivo, Piaget propone la metafora del BAMBINO SCIENZIATO come colui che, di fronte a problemi, fa esperimenti: cioè il bambino tende a spiegare la realtà e a comportarsi con i suoi schemi, ma quando la realtà non è più spiegabile con i suoi schemi, il bambino deve fare un "salto" cioè cambiare lo schema di interpretazione della realtà. 
Ogni volta che un bambino si imbatte in una nuova esperienza, se questa corrisponde alle strutture mentali in suo possesso, potrà essere assimilata, e si creerà una situazione di equilibrio tra il bambino e l’ambiente. Se, invece, questa esperienza non corrisponde alle strutture mentali in suo possesso, si creerà una situazione di disequilibrio e il bambino dovrà accomodarsi.

Esempio: (dal testo in adozione di Elena Rosci ed Elena Pezzotti)
Il bambino vuole maneggiare un oggetto che richiede l'uso delle dita in modo preciso, ad esempio le mollette per i panni, ma non ci riesce perché la motricità delle sue dita è imprecisa. In questo caso il bambino prima maneggerà l'oggetto nuovo in modo impreciso (assimilazione) e, poi, l'esercizio della sua motricità gli consentirà di maneggiarlo in modo da usare le sue dita come una pinza (accomodamento)
 


Per ricordare ...
scherziamoci sopra



14 settembre 2016 UNITA' 2 del testo, Psicologia. Il manuale di scienze umane, leggere da pag 54 a pag 60


I 4 STADI DELLO SVILUPPO COGNITIVO IN PIAGET  

Con il crescere, il corpo e la mente del bambino si modificano. 

Queste modifiche Piaget le divide in 4 STADI di sviluppo della mente e del corpo:

PRIMO STADIO: STADIO SENSOMOTORIO dalla nascita ai 2 anni

SECONDO STADIO: STADIO PREOPERATORIO dai 2 ai 6 anni

TERZO STADIO: STADIO OPERATORIO CONCRETO dai 7 ai 12 anni

QUARTO STADIO: STADIO OPERATORIO FORMALE dai 12 anni in poi 



Nello STADIO SENSOMOTORIO dalla nascita fino ai 2 anni: il bambino molto piccolo non differenzia se stesso dall'ambiente. I suoi schemi motori all'inizio sono molto semplici ma pian piano diventano più complessi. Ad esempio: strisciare, rotolare, gattonare, correre, saltare, mirare, arrampicarsi, dondolarsi, prendere un oggetto, saper suonare un campanello con le dita ec. Quando è ancora molto piccolo, se casualmente viene in contatto con un oggetto, lo tocca ma non fa nessun tentativo di esplorarlo visivamente. Successivamente lo guarderà solo se la mano si troverà sulla stessa traiettoria dello sguardo. Successivamente sarà in grado di guardare e afferrare l'oggetto coordinando il pattern visivo con quello motorio. E poi guarderà, afferrerà e, ad esempio, succhierà l'oggetto. Lo schema è il seguente: allungo il braccio, afferro l'oggetto, lo agito, lo  esploro, lo mordo, lo lancio. In questo stadio l'oggetto esiste per il bambino solo se lo vede. Alla fine dei 2 anni, invece, il bambino pensa che gli oggetti esistano anche se non si vedono. Es: per lui i biscotti continuano a esistere nell'armadio anche se non li vede. Questa abilità si chiama PERMANENZA DELL'OGGETTO.



All'inizio del II stadio, PREOPERATORIO, (dai 2 ai 6 anni) c'è la conquista della RAPPRESENTAZIONE, ossia imparare a rappresentare il simbolo di un'immagine vera. Il bambino ha uno schema simbolico degli oggetti. Ad esempio: la parola "tavolo" andrà bene per tutti i tavoli che il bambino vede. La rappresentazione si sviluppa attraverso il gioco e il linguaggio. 

In questo stadio nel bambino si sviluppa il gioco simbolico. Ad esempio: nella sua mente ha la rappresentazione di un treno visto qualche giorno prima e la riproduce attraverso il rumore. Inoltre, questo stadio è caratterizzato dal pensiero egocentrico (egocentrismo percettivo) cioè il bambino pensa che la realtà sia solo come lui la percepisce e non riesce a pensarla in modo diverso da quella che è. (E' come se dicesse "l'unica realtà possibile è quella che vedo io"). Esempio dei 3 bicchieri. 

Inoltre pensa anche che gli oggetti abbiano un'anima (animismo). (Analogia con le fate descritte da James Matthew Barrie nel 1902: non possono avere più di un pensiero alla volta).




All'inizio del III stadio, OPERATORIO CONCRETO dai 7 ai 12 anni il bambino è in grado di riconoscere che gli oggetti e le persone conservano la propria identità nonostante subiscano modificazioni che ne trasformano l'aspetto, ad esempio la stessa quantità di un liquido non cambia messa in un bicchiere alto o in un bicchiere largo, benché possano apparentemente sembrare di quantità rispettivamente maggiore e minore. Oppure l'esempio della massa.







 In questo VIDEO ci sono 3 esperimenti:
- con i liquidi;
- con le monetine;
- con i biscotti











 ESERCIZIO-LABORATORIO: (tratto dal libro della II D)

PREMESSA: Secondo il modello di sviluppo di Piaget, il bambino del II stadio, preoperatorio, non ha la nozione ella conservazione della quantità. Il bambino del III stadio, operatorio concreto, ha la nozione della conservazione della quantità, ad ESEMPIO, capisce che il numero degli oggetti non cambia anche se la disposizione viene modificata. 
ISTRUZIONI: 
Disporre le monetine come riportato nella figura 1 e chiedere a un bambino di 4 anni e a uno di 6 anni se le monete delle due file coincidono nel numero;
Disporre le monete come nella figura 2 e chiedere in quale fila ci sono più monete;
Disporre le monete come nella figura 3 e chiedere in quale fila ci sono più monete.
DOMANDA PER LA CLASSE:
Quale dei 2 bambini risponderà con le tre risposte indicate sotto? Quello di 4 anni o quello di 6 anni?
Risposte di uno dei due bambini:
Nella figura 1 c'è lo stesso numero di monete nelle due file;
Nella figura 2 ci sono più monte nella fila sotto;
Nella figura 3 ci sono più monete nella fila sopra. 





Nello stadio OPERATORIO FORMALE, dai 12 anni in poi, le azioni mentali sono compiute su soggetti astratti (con schemi operativi astratti) come le idee: l'idea di giustizia, l'idea della vita, l'idea della morte. Il ragazzo è in grado di manipolare mentalmente non solo gli oggetti (facoltà del III stadio) ma di manipolare operazioni senza contenuto concreto. E' il periodo dell'adolescenza, dell'intelligenza formale. Il ragazzo è in grado di discutere su problemi, di elaborare opinioni personali. Ad esempio: pensiero ipotetico sulla società ideale: "Se ... allora ...".


Riflessione per la classe: pensi al futuro? Riesci a immaginare te stesso a 30 anni? Che cosa farai?
Concludere la lezione provando a far memorizzare i 4 stadi con le associazioni per immagini inventate dagli studenti 


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20 settembre 2016 UNITA' 2 del testo, Psicologia. Il manuale di scienze umane, leggere a pag 61 

VYGOTSKIJ










Vygotskij nasce in Bilorussia nel 1896, lo stesso anno di nascita di Piaget. Muore all'età di 38 anni.

Figlio di ebrei russi, dopo il ginnasio si iscrive alla facoltà di giurisprudenza a Mosca dove si laurea nel 1917 a 21 anni. Si occupa di critica letteraria, di estetica e di psicologia dell'arte. Inizia a interessarsi di psicologia. 
Nel 1924 viene invitato da Lurija, uno psicologo russo, a un congresso russo di pedagogia e psicologia dove fa una relazione che suscita molto interesse.
Così lo descrive Lurija in quel congresso:

Quando Vygotskij salì a presentare la sua relazione, non aveva alcun testo scritto da leggere, neppure degli appunti. Eppure parlava in modo scorrevole senza mai dare l'impressione di fermarsi a cercare l'idea successiva nella sua memoria. ... Invece di scegliere un argomento di minore importanza, come sarebbe stato proprio per un giovane di 28 anni che parlava per la prima volta della sua professione a un incontro di barbe grigie, Vygotskij scelse il difficile tema del rapporto tra riflessi condizionati e comportamento cosciente dell'uomo. ... Apparve chiaro che quest'uomo venuto da una piccola città, da una provincia della Russia occidentale, era una forza intellettuale che andava ascoltata.

E, ancora: Dopo più di mezzo secolo di scienza, non sono in grado di nominare un'altra persona che si possa minimamente avvicinare alla sua capacità di analisi e di previsione.

Dopo il convegno viene invitato a Mosca, insieme alla moglie, per lavorare all'Istituto di Psicologia. A Mosca diviene professore all'università. 

Muore di tubercolosi nel 1934.

L'opera considerata il suo capolavoro è " Pensiero e linguaggio" del 1934. Viene pubblicata postuma.
Le sue opere hanno a lungo subito la censura del partito comunista.
Nel 1936, due anni dopo la sua morte, viene condannato dal regime sovietico per le sue idee, troppo innovative; e i suoi libri vengono banditi.
Il più grande studioso di Vygotskij, LUCIANO MECACCI, scrive che il giorno dopo la sua morte, la polizia irrompe a casa sua e requisisce i suoi scritti. Si salvano le ultime pagine del suo libro "Pensiero e Linguaggio" che aveva dettato, morente, alla figlia.
"Pensiero e linguaggio" viene pubblicato nel 1934 in Russia ma le ristampe sono piene di tagli e di censure. Le traduzioni attuali si basano sulle ristampe, incomplete e censurate.
Nella versione integrale l'opera viene pubblicata solo nel 1990.



21 settembre 2016 UNITA' 2 del testo, Psicologia. Il manuale di scienze umane, leggere da pag. 62 a pag. 66
 


Un concetto sul quale Vygotskij punta l'attenzione riguarda lo sviluppo delle nuove abilità: non tanto ciò che il bambino sa già fare da solo, ZONA EFFETTIVA DI SVILUPPO, ma ciò che è in grado di fare con l'aiuto di un adulto, ZONA DI SVILUPPO PROSSIMALE.
L'aiuto di un adulto è essenziale per imparare. Tuttavia quello che un bambino non sa fare, anche se aiutato, è fuori dalle sue potenzialità. Ci sono cose che per la sua età e per il suo livello di sviluppo, non saprebbe fare in ogni caso.
Se il bambino riceve una richiesta che non è in grado di svolgere nemmeno con l'aiuto di un adulto, c'è il rischio che possa scoraggiarsi.





Vygotskij pone l'accento su 2 aspetti:

1) Gli STRUMENTI CULTURALI (è il padre della Scuola storico-sociale);
2) Il LINGUAGGIO (che è una delle funzioni superiori nel bambino).

Sostiene che lo sviluppo del pensiero nell'uomo è collegato alla CULTURA: quando un bambino cresce, impara gli strumenti culturali del mondo e delle persone che lo circondano: il linguaggio, il disegno, la musica ecc...
Sostiene che il bambino apprende il LINGUAGGIO per essere inserito nel mondo che lo circonda: come un pesce è immerso nell'acqua, così il bambino è immerso nelle parole.





Il LINGUAGGIO si sviluppa secondo 3 fasi:

LINGUAGGIO ESTERIORE: il bambino parla agli altri per esprimere i propri bisogni, desideri: es:fame, sete 
 
LINGUAGGIO EGOCENTRICO: oltre a parlare agli altri dei suoi bisogni e desideri, parla a se stesso ad alta voce per commentare quello che fa, ad esempio "Adesso metto a nanna l'orsetto";

LINGUAGGIO INTERIORE ED ESTERIORE: è il linguaggio della mente e della coscienza, per riflettere su se stessi, sui propri sentimenti, sui propri pensieri.
Mentre per Piaget il linguaggio è una conseguenza dello sviluppo del pensiero, per Vygotskij il linguaggio e il pensiero seguono due linee di sviluppo differenti, si sviluppano in modo diviso.




23, 27 e 28 settembre 2016 UNITA' 2 del testo, Psicologia. Il manuale di scienze umane, leggere da pag. 70 a pag. 75

L'APPRENDIMENTO SOCIALE

Gli autori, cognitivisti, che hanno focalizzato i loro studi sul singolo individuo in relazione con le altre persone sono:

Jerome Seymour Bruner;
Albert Bandura.
BRUNER

Così lo descrive il suo allievo Howard Gardner:

"Jerone Bruner non è soltanto uno dei più famosi teorici dell'educazione della nostra era, è anche un geniale insegnante, un Educatore Autentico, e instancabile studente egli stesso. La sua curiosità è contagiosa ..."

Bruner nasce a New York l'1 ottobre 1915. Nel 1941 consegue il dottorato in psicologia alla Harvard University. Durante la seconda guerra mondiale conduce studi di psicologia dei gruppi, sui problemi della guerra e del dopoguerra. Nel 1956 in un viaggio in Europa incontra Piaget. In Italia è più volte insignito di cittadinanze onorarie, come a Reggio Emilia, e di lauree honoris causa, come all'Università di Salerno e di Bologna. Muore il 5 giugno 2016 all'età di 100 anni. 


Bruner studia la MENTE e i COMPORTAMENTI:
dalle attività molto semplici come quelle dei neonati (succhiare dal seno materno, prendere in mano gli oggetti), fino alle attività molto complesse degli adulti (risoluzione di problemi, formazione delle idee).

Bruner studia i processi del PENSIERO attraverso 3 argomentazioni:
Il PENSIERO  e le RAPPRESENTAZIONI
Il PENSIERO e la CULTURA
Il PENSIERO NARRATIVO
Per ricordare ...
scherziamoci sopra

IL PENSIERO E LE RAPPRESENTAZIONI
La rappresentazione mentale è uno schema presente nella nostra mente, simile a una FOTOGRAFIA; può essere un oggetto, una persona, un luogo o una situazione.
ESEMPIO: guardiamo un oggetto, chiudiamo gli occhi, cerchiamo di visualizzarlo, lo "vediamo" mentalmente: questa è una RAPPRESENTAZIONE.
Secondo Bruner nei BAMBINI il pensiero si sviluppa attraverso 3 LIVELLI DI RAPPRESENTAZIONE, dal più semplice al più complesso. Ogni livello non si sostituisce a quello precedente ma si aggiunge: quando il bambino arriva al 2° livello di rappresentazione mantiene anche le capacità del 1° livello. 
PRIMO LIVELLO: RAPPRESENTAZIONE ESECUTIVA (nel primo anno di vita)
SECONDO LIVELLO: RAPPRESENTAZIONE ICONICA (fino a 6 anni)
TERZO LIVELLO: RAPPRESENTAZIONE SIMBOLICA (dagli 8 anni) 
PRIMO LIVELLO: nella rappresentazione esecutiva il bambino si rappresenta l'oggetto che conosce attraverso l'azione mediante la quale lo utilizza (attraverso l'esecuzione di un'azione). 
ESEMPIO: si rappresenta l'acqua da bere mediante l'atto del bere (dal biberon o dal bicchiere).
Si tratta di una rappresentazione "concreta".
(Domanda agli studenti: Secondo voi si può paragonare al pensiero egocentrico di Piaget e al linguaggio egocentrico di Vygotskij?)
SECONDO LIVELLO: nella rappresentazione iconica il bambino si rappresenta l'immagine (iconico deriva dal greco εἰκών che si pronuncia eicòn e vuol dire immagine) percepita attraverso i 5 sensi: immagine, o rappresentazione, visiva, tattile, olfattiva, uditiva, di gusto.
Esempio: l'urlo della madre alla vista della camera in disordine.
TERZO LIVELLO: nella rappresentazione simbolica il bambino, dagli 8 anni in poi, si basa sul simbolo astratto, ha la capacità di ragionare in termini astratti. 
Corrisponderebbe al 4° stadio operatorio formale di Piaget, che però Piaget individuava dai 12 anni in poi. 

IL PENSIERO E LA CULTURA

Nell'osservare i processi del pensiero, Bruner si accorge che il pensiero  è influenzato non solo dalle caratteristiche personali ma anche dal contesto culturale. 

Si accorge che i risultati educativi scolastici cambiano, a seconda del grado di povertà, o del grado di appartenenza a classi sociali differenti, con differenti diritti sociali.

Inoltre influisce sul pensiero tutto ciò che ci circonda nello Stato in cui viviamo, ossia gli abiti, l'arte, la musica, differenti in Africa, in Asia ecc. 

A influire sul pensiero è anche lo stesso linguaggio (come lingua). Si pensi, ad esempio, alla lingua italiana che contempla un soggetto con un articolo determinativo o indeterminativo, un predicato verbale che si coniuga in tantissimi tempi, un complemento ecc. E si pensi alla grammatica inglese, molto diversa da quella italiana.  

Ma c'è un altro aspetto che Bruner fa rientrare nel rapporto tra pensiero e cultura: sono le relazioni sociali, che possono essere di diversi tipi:

familiari
amicali
educative.

Molta importanza hanno, per Bruner, la relazione familiare, il rapporto familiare, madre-bambino nei primi 3 mesi di vita, e il rapporto educativo che deve trovare modi efficaci volti a migliorare lo sviluppo del pensiero dei bambini e dei ragazzi.  

 IL PENSIERO NARRATIVO

Il pensiero narrativo è una modalità di organizzare l'esperienza
Si basa su una logica soggettiva che tiene conto delle emozioni e delle relazioni con gli altri individui.
Il pensiero logico-scientifico, invece, utilizza informazioni vere e "fredde".
Il pensiero narrativo, che ci consente di raccontare una vacanza a un amico, favorisce la socializzazione; è un potente mezzo di relazione.


Concludere la lezione provando a far memorizzare
le 3 argomentazioni sul pensiero;
i 3 livelli delle rappresentazioni;
le 3 relazioni sociali
con associazioni per immagini inventate dagli studenti 


28 settembre 2016: BRUNER, lezione tenuta dalla studentessa G. D. R. (peer to peer e peer to learning) con le diapositive sotto riportate

















4 ottobre 2016 UNITA' 2 del testo, Psicologia. Il manuale di scienze umane, leggere da pag. 75 a pag. 79

BANDURA

LA TEORIA DELL'APPRENDIMENTO SOCIALE


Albert Bandura nasce in Canada nel 1925. Nel 1949 si laurea in psicologia. Nel 1953, a 28 anni, inizia a insegnare alla Stanford University in California. E' stato eletto Presidente della American Psychological Association, la più importante associazione di psicologi americani. Tra le sue opere principali ricordiamo "Aggressività adolescenziale" del 1959, "Aggressività: un'analisi basata sull'apprendimento sociale" del 1973", "Teoria dell'apprendimento sociale" del 1977 ecc...

E' il FONDATORE DELLA TEORIA DELL'APPRENDIMENTO SOCIALE (o socio-cognitiva): studia il potere di condizionamento reciproco tra le persone, e tra le persone e l'ambiente, approfondendo l'importanza che alcuni modelli di riferimento possono avere sulle azioni: dal semplice acquisto di un capo di abbigliamento, (la cui scelta può essere determinata da amici, dalla moda ecc e questa scelta, a sua volta, può influenzare il negoziante nell'ordine successivo per il proprio negozio), fino ad atteggiamenti che possono essere più o meno aggressivi o più o meno pacati. 

Nel 1961 effettua un esperimento, detto "del pupazzo gonfiabile Bobo", con il quale dimostra un tipo di apprendimento sociale: l'apprendimento per imitazione. Conduce un primo esperimento mediante la proiezione di un film, e un secondo esperimento nel seguente modo: Forma 3 gruppi di bambini in età prescolare, e li mette a giocare in una stanza con giocattoli vari (costruzioni di legno, macchinine, bambole ecc) e un pupazzo gonfiabile, Bobo:

1) Nel primo gruppo inserisce un adulto, suo collaboratore, che si mostra aggressivo nei confronti di Bobo: lo picchia ripetutamente gridandogli contro;
2) Nel secondo gruppo, quello di confronto, inserisce un altro suo collaboratore che si mette a giocare con le costruzioni di legno senza manifestare alcun tipo di aggressività nei confronti di Bobo, anzi, lo ignora;
3) Nel terzo gruppo, quello di controllo, Bandura non inserisce alcun adulto; i bambini giocano da soli e liberamente. I giocattoli sono sempre gli stessi e c'è, naturalmente, anche Bobo.

In una fase successiva tutti i bambini vengono condotti in una stanza nella quale vi sono giocattoli neutri (costruzioni, peluche, modellini di camion) e giocattoli in grado di scatenare aggressività (fucili, pistole, martello, una palla con una faccia dipinta legata ad una corda) e, naturalmente, Bobo.

Bandura verifica che i bambini che avevano osservato l'adulto picchiare Bobo manifestano un'incidenza maggiore di comportamenti aggressivi rispetto ai bambini degli altri due gruppi: quasi tutti i bambini del primo gruppo lo prendono a pugni, cercano di buttarlo a terra, e gli sparano perfino con le pistole giocattolo a disposizione nella stanza benché l'adulto non ne avesse mai fatto uso,  ecc...: 
Dunque, il comportamento aggressivo ha guidato le azioni successive dei bambini che l'hanno osservato.
La conclusione è che i bambini hanno appreso un comportamento, in questo caso aggressivo, per imitazione.

Ma Bandura prosegue i suoi studi, e li approfondisce sui modelli. Sostiene che: 
1) Il modello, sia buono sia negativo, è molto potente quando è significativo, ossia quando è rappresentato da un genitore, da un personaggio carismatico del mondo dello sport o dello spettacolo, o da un qualsiasi personaggio purché carismatico; 
2) In situazioni in cui non sa come comportarsi, il soggetto è portato spontaneamente a osservare che cosa fanno gli altri; 
3) Il modello funziona come rinforzo: l'osservatore non solo usa il modello per capire come fare una cosa, ma la sola osservazione spinge alla ripetizione del comportamento. 

Gli esperimenti di Bandura hanno suscitato molto interesse e molte discussioni sull'aggressività. Molti psicologi si sono chiesti quanto le situazioni violente che i bambini osservano in televisione o al cinema o in famiglia ec. siano un modello per i successivi comportamenti.
In passato si pensava che vedere atti aggressivi avesse l'effetto di inibire nello spettatore la pulsione aggressiva (si veda, ad esempio, la catarsi in Aristotele)













Oltre all'apprendimento per imitazione, Bandura studia anche l'apprendimento cognitivo che si attua, attraverso il ragionamento, in situazioni nelle quali l'individuo deve prendere una decisione, (deve fare una scelta). In questi casi, il ragionamento serve per valutare i fattori da considerare, ossia i desideri, le capacità, le emozioni, le motivazioni ec.... 
La consapevolezza  di tutto questo, ma soprattutto la consapevolezza delle proprie capacità, Bandura la chiama autoefficacia percepita. 
Attraverso il ragionamento, l'individuo NON deve far entrare in conflitto, fra loro, i vari fattori.   
ESEMPIO: non posso desiderare di fare una gara di matematica se non so fare nemmeno le operazioni matematiche semplicissime!
Oppure non posso desiderare di vincere una gara di nuoto se non so nuotare! (In questo esempio entrano in conflitto il desiderio che c'è, e la capacità di nuotare che non c'è)
L'individuo sa se è in grado o meno di compiere un'azione: è la sensazione di potercela fare. 
ESEMPIO: "Devo stare tranquillo perché so che posso riuscire nell'impresa (perché ne ho le capacità)": è un'autoefficacia percepita positivamente.
Invece "Non ce la farò mai" è un'autoefficacia percepita negativamente.
Bandura dimostra come un'autoefficacia positiva possa aumentare le possibilità di successo; al contrario, un'autoefficacia negativa diminuisce le possibilità di riuscita. 
Quindi, le prestazioni sono influenzate da come la mente valuta l'autoefficacia.
A questo proposito Bandura formula il concetto di AGENTICITA': è la convinzione di poter agire secondo gli scopi personali e non di essere vittima del contesto.
L'AGENTICITA' è contraria al senso comune del "destino che incombe".

RIFLESSIONI: LEGGERE A PAG. 79 E RISPONDERE 


VERIFICA DI SCIENZE UMANE del 20 ottobre 2016

ALUNNO

CLASSE

DATA 20 ottobre 2016


TRE DOMANDE A RISPOSTA CHIUSA
indicare, tra quelle proposte, la risposta corretta


1) Le strutture cognitive sono:
a Processi mentali con cui elaboriamo le nostre idee
b Processi mentali che permettono di conoscere l'ambiente
c Processi con cui guardiamo nella nostra interiorità
d Processi mentali che permettono l'elaborazione delle informazioni in entrata dall'ambiente
pt 0,5


2) Per “intelligenza formale” Piaget intende la capacità di
a Pensare alle cose concrete senza averle di fronte
b Porsi dal punto di vista degli altri
c Compiere operazioni mentali astratte, senza contenuto concreto
d Compiere un'azione mentale su un oggetto
pt 0,5


3) L'agenticità umana per Bandura è
a La capacità dell'individuo di agire d'accordo con il contesto
b La capacità dell'individuo di agire in un contesto diverso dal proprio
c La convinzione dell'individuo che le proprie azioni siano il risultato del contesto di cui è parte
d La convinzione di un individuo di poter agire secondo scopi personali e di non essere vittima del contesto
pt 0,5




DOMANDE A RISPOSTA APERTA (rispettare i seguenti indicatori: Pertinenza alla traccia; Conoscenza degli argomenti/contenuti; Linguaggio disciplinare; Sviluppo organico sequenziale)

4) Definisci i termini “assimilazione” e “accomodamento” e fornisci un esempio (max 7 righe)
pt da 0,5 a 1

RISPOSTA: Sono 2 processi dello sviluppo cognitivo. L'assimilazione è un processo cognitivo mediante il quale il bambino incorpora, nelle sue strutture mentali, una nuova esperienza, che corrisponde alle strutture mentali in suo possesso. L'accomodamento è un processo cognitivo mediante il quale il bambino, di fronte ad una nuova esperienza che non corrisponde alle strutture mentali in suo possesso, modifica le sue strutture mentali, adattandole alla nuova esperienza.


5) Che cosa intende Bruner per rappresentazione? (Max 2 righe)
pt da 0,5 a 1

RISPOSTA: La rappresentazione è uno schema presente nella nostra mente



6) Elenca i tre livelli di rappresentazione che secondo Bruner articolano il nostro pensiero (Max 15 righe) e descrivili facendo un esempio
pt da 0,5 a 2

RISPOSTA: Rappresentazione esecutiva, iconica e simbolica

PRIMO LIVELLO: nella rappresentazione esecutiva il bambino si rappresenta l'oggetto che conosce attraverso l'azione mediante la quale lo utilizza (attraverso l'esecuzione di un'azione).

Esempio: si rappresenta l'acqua da bere mediante l'atto del bere (dal biberon o dal bicchiere).

Si tratta di una rappresentazione "concreta".

SECONDO LIVELLO: nella rappresentazione iconica il bambino si rappresenta l'immagine (iconico deriva dal greco εἰκών che si pronuncia eicòn e vuol dire immagine) percepita attraverso i 5 sensi: immagine, o rappresentazione, visiva, tattile, olfattiva, uditiva, di gusto.

Esempio: l'urlo della madre alla vista della camera in disordine.

TERZO LIVELLO: nella rappresentazione simbolica il bambino, dagli 8 anni in poi, si basa sul simbolo astratto, ha la capacità di ragionare in termini astratti.

Corrisponderebbe al 4° stadio operatorio formale di Piaget, che Piaget individuava dai 12 anni in poi.




7) Esponi la teoria dell'apprendimento sociale teorizzato da Bandura (max 3 righe)
pt da 0,5 a 2

RISPOSTA: Studia il potere di condizionamento reciproco tra le persone, e tra le persone e l'ambiente, approfondendo l'importanza che alcuni modelli di riferimento possono avere sulle azioni: dal semplice acquisto di un capo di abbigliamento, (la cui scelta può essere determinata da amici, dalla moda ecc e questa scelta, a sua volta, può influenzare il negoziante nell'ordine successivo per il proprio negozio), fino ad atteggiamenti che possono essere più o meno aggressivi o più o meno pacati.



DOMANDA DI COMPRENSIONE DEL TESTO

8) Psicologia e apprendimento. A partire dalla lettura del Testo “Cos’è la psicologia? intervista a Piaget” (lettura a pag. 88 del libro in adozione), riassumi i temi affrontati: la concezione di apprendimento per Piaget; il suo metodo di studio (massimo 15 righe)
pt da 0,5 a 2,5










26 e 27 OTTOBRE 2016 da pag. 81 a pag. 84

CONTESTI DI APPRENDIMENTO

Il contesto dell'apprendimento è l'ambiente, inteso come l'insieme di persone e di elementi fisici quali la casa, un edificio, l'arredamento, gli spazi esterni di un'abitazione ecc...)

I contesti dell'apprendimento hanno la caratteristica dell'interdipendenza.

All'interno di una scuola, i cambiamenti che possono influenzare l'apprendimento possono essere: il cambio degli insegnanti, la modifica dell'orario scolastico, delle aule, del numero delle riunioni tra gli insegnanti e i genitori, ecc...



URIE BRONFENBRENNER: L'ECOLOGIA DELLO SVILUPPO


 

Bronfenbrenner nasce in Russia nel 1917. Muore il 25 settembre del 2005 all'età di 88 anni. 
All'età di 6 anni si trasferisce negli Stati Uniti dove il padre, medico, dirige una clinica per bambini disabili nello Stato di New York. Studia pedagogia, psicologia e musica alla Cornell University e a Harvard, e nel 1942 consegue il titolo di dottorato di ricerca in Psicologia dello sviluppo all'Università del Michigan; il giorno successivo si arruola nell'esercito americano, come psicologo, per la seconda guerra mondiale. Nel 1948 diventa professore universitario di Psicologia alla Cornell University. 

E' noto per aver sviluppato il "MODELLO ECOLOGICO DELLO SVILUPPO", ossia un insieme di ambienti di sviluppo, concepiti come una serie di cerchi concentrici legati tra loro da relazioni
 

Il primo livello è il MICROSISTEMA che è l'insieme degli ambienti più immediati e vicini nei quali l'individuo entra direttamente in contatto con altri individui, con ruoli e relazioni "faccia a faccia". Sia per i bambini che per gli adulti, sono microsistemi la casa (con rapporti diretti tra bambino e genitori), la scuola (con rapporti diretti tra alunni e professori), l’asilo nido (tra bambini e bambini), la scuola (tra compagni), il campo-giochi (tra bambini che giocano insieme), il gruppo di amici, l’associazione sportiva o ricreativa, il quartiere ecc... L'individuo è partecipante attivo. 

Il secondo livello è il MESOSISTEMA che è formato dalle interrelazioni tra due o più microsistemi dei quali l'individuo fa parte, ad esempio la famiglia  e la scuola di quello stesso individuo. 
L'individuo non è partecipante attivo ma partecipa indirettamente (ad esempio i genitori di un bambino incontrano i suoi professori). 

Il terzo livello è l'ESOSISTEMA: esso è costituito da interconnessioni tra due o più situazioni ambientali in cui l'individuo non è partecipante attivo, ma vi si verificano eventi che determinano cambiamenti che lo riguardano. 
Un esempio di esosistema potrebbe essere il posto di lavoro dei genitori di un bambino, oppure le loro amicizie, o la classe frequentata dal fratello più grande ecc... 
Così, se ad esempio un genitore comincia a guadagnare meno nel posto di lavoro, questo fatto determinerà cambiamenti nella situazione ambientale (famiglia) in cui il bambino vive.  

Il quarto livello è il MACROSISTEMA, che consiste nella congruenza culturale tra i sistemi: in una data società, ad esempio - diciamo la Francia - un asilo nido e una classe scolastica, oppure un caffè e un ristorante, appaiono e funzionano in maniera molto simile, ma differiscono dai loro corrispettivi statunitensi. E’ come se in ogni Paese le varie situazioni ambientali siano costruite con lo stesso tipo di schema.
Il macrosistema è rappresentato, quindi, dai diversi stili di vita che caratterizzano vari gruppi etnici, religiosi, economici ecc...

Dopo aver teorizzato il modello ecologico dello sviluppo, Bronfenbrenner si accorge che gli studi psicologici si erano orientati troppo verso l'esame del CONTESTO, tralasciando e perdendo quasi di vista le caratteristiche personali dell'INDIVIDUO.
Per questo, propone un secondo modello, il MODELLO DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA, tenendo conto di 3 aspetti:
1) l'ambiente ecologico;
2) le caratteristiche personali dell'individuo, sia biologiche che di temperamento;
3) l'interazione tra l'ambiente ecologico e l'individuo. 
L'interazione, secondo Bronfenbrenner, genera diversi tipi di risposte: lo stesso bambino in contesti differenti può manifestare comportamenti diversi (bambino che a casa è tranquillo e a scuola irrequieto); oppure due bambini in uno stesso ambiente possono comportarsi in maniera diversa (due fratelli che vivono nella stessa famiglia possono avere reazioni diverse rispetto a una stessa situazione familiare). 
Volendo codificare questi due tipi di comportamento possiamo dire che:

La transizione ecologica si verifica ogni volta che un individuo si modifica in seguito a una modifica della situazione ambientale, cioè ogni volta che c'è un cambiamento del ruolo.
Le transizioni ecologiche accompagnano l'uomo per tutta la vita: la scuola, essere promossi, la nascita di un fratellino, la laurea, un lavoro, il matrimonio, l'andare in pensione ecc.... implicano, tutti, cambiamenti di ruolo. 
Quando il cambiamento del ruolo assume il carattere di durata, e tocca tutti i livelli del sistema (micro, meso ed eso) in questo caso la transizione ha una validità evolutiva.
Si tratta di una visione ampia che concepisce lo sviluppo come un fenomeno complesso, e il grado di sviluppo sarà misurato dall'insieme delle strategie efficaci con cui la persona accetta o riorganizza i vari livelli ambientali.

A pag 84 del libro di testo: 
Secondo la psicologa Luigia Camaioni "... l'opera di Bronfenbrenner può essere letta ... (per) la scoperta delle opportunità presenti nell'ambiente e della notevole capacità degli esseri umani di rispondere in modo costruttivo e spesso progressivo alle modificazioni introdotte".

Tratto da un testo, su Bronfenbrenner, di Gaia Camilla Belvedere
“Il bambino molto piccolo, in un primo momento, diventa consapevole solo degli eventi che avvengono nel suo ambito immediato, in ciò che ho chiamato microsistema”. In seguito tuttavia “egli diviene consapevole di relazioni tra eventi e persone in situazioni ambientali che apparentemente non implicano una sua partecipazione attiva” E’ proprio tale dilatarsi della conoscenza che supera i confini del microsistema, a costituire il carattere determinante dello sviluppo. Il processo evolutivo del bambino, in questo modo, è costituito dal suo graduale e progressivo “rendersi conto che sono possibili relazioni tra varie situazioni ambientali”, dal “comprendere il verificarsi di eventi, e la loro natura, in contesti in cui egli di per sé non è stato ancora coinvolto, come la scuola, o dei quali non entrerà mai a far parte, come l’ambiente di lavoro dei genitori, una località situata in un paese straniero, il mondo creato dalla fantasia di qualcuno, ed espresso in una storia, un gioco, un film”.


Leggere a pag. 85 
   







TEMATICHE DELL'UNITA' 2

LA MEMORIA E LA DIMENTICANZA
La memoria è la capacità cognitiva che permette di assimilare e recuperare le informazioni che provengono dal mondo esterno, (non tutte perché in gran parte vengono perdute).
Esistono 2 tipi di memoria:
a breve termine, o memoria di lavoro, che permette di trattenere le informazioni di rapido utilizzo, ad esempio un numero di telefono;
a lungo termine che consente alle informazioni di essere ricordate in modo permanente.

Nel passato, grandi mnemonisti erano: Simonide di Ceo (poeta greco del 556 a.C.), Cicerone (politico, oratore, filosofo 106 a.C.), Gaio Plinio Secondo (scrittore romano 23 d.C.), Pico della Mirandola (filosofo 1463), Matteo Ricci (matematico 1552), Cesare (militare e scrittore 100 a.C.), Napoleone (imperatore 1769).
Il filosofo Giordano Bruno (1548), nella terza parte del "De Umbris idearum", parla a lungo della memoria.

Quando la memoria non funziona, o funziona male, si può parlare di amnesia.
Esistono 2 tipi di amnesia:
Quando non si riesce ad acquisire nuove informazioni si è di fronte ad una amnesia anterograda;
Quando si dimentica ciò che si è appreso, si è di fronte ad una amnesia retrograda.  


Nel VIDEO RAI Scuola, sotto linkato, inervengono i seguenti professori:
ilProf. Fiorenzo Conti dell'Università Politecnica delle Marche
il Prof. Giorgio Vallortigara dell'Università degli Studi di Trento
il Prof. Lamberto Maffei presidente dell'Accademia Nazionale dei Lincei
Armando Massarenti, filosofo, responsabile del numero culturale del supplemento culturale della domenica del Sole 24 Ore

Il Prof. Conti parla di memoria dichiarativa (è la memoria che richiede l'intervento della coscienza; è la memoria che si perde quando si rimuove l'ippocampo) e di memoria procedurale (è quella che consente di eseguire, in modo automatico, azioni già apprese, ad esempio guidare una bicicletta). 






28 novembre 2016 studiare a pag. 94 del libro in adozione "I neuroni specchio"

I NEURONI SPECCHIO

I neuroni specchio sono stati scoperti da un gruppo di studiosi dell'Università di Parma coordinati da Giacomo Rizzolatti e composto da Luciano Fadiga, Leonardo Fogassi, Vittorio Gallese e Giuseppe Di Pellegrino.
I neuroni specchio sono neuroni che si attivano sia quando un individuo effettua un'azione, sia quando l'individuo vede effettuare la stessa azione da un altro individuo.
ESEMPIO: se noi vediamo compiere una determinata azione (che sappiamo fare), ad esempio vediamo il nostro amico alzare il braccio, nel nostro cervello si attiva il neurone che noi utilizziamo quando alziamo il braccio, nonostante in quel momento il nostro braccio non si alzi.
Come Rizzolatti e gli altri sono arrivati a questa scoperta? Mettendo degli elettrodi in corrispondenza della corteccia cerebrale premotoria di una scimmia, e studiandola in situazioni normali, ad esempio di gioco, durante i movimenti dell'animale.
Gli sperimentatori si sono accorti che gli stessi neuroni che si attivavano durante un movimento volontario dell'animale, si attivavano anche quando l'animale vedeva lo sperimentatore compiere un'azione conosciuta.
Nel video sotto linkato, (intervista a Rizzolatti), il Professore specifica che se l'azione osservata da un soggetto non è conosciuta da chi la osserva, i neuroni non si attivano. Esempio: nel bambino di pochi mesi che non sa ancora camminare e che vede un bambino camminare, non si ha alcun tipo di reazione, mentre se lo stesso bambino che sa gattonare vede un altro bambino gattonare, si attivano i neuroni corrispondenti.







Questo studio apre le porte all'interpretazione del coinvolgimento emotivo di fronte alle opere d'arte, alle emozioni in generale, alla comprensione dell'altro come se fosse se stesso, alla comprensione delle comunità di emozioni ed empatia. 
Dal testo sotto linkato, in merito alle opere d'arte:
"Ma la cosa più interessante è che le opere degli scultori greci attivano quelle aree emozionali dove ci sono i neuroni specchio dell’empatia (dal greco: sentire dentro). Quindi il meccanismo che hanno inventato questi scultori greci non è solo di attivare la corteccia cerebrale e di ‘incendiare’ i circuiti nervosi mettendo in moto migliaia di funzioni, ma anche di colpire i centri emozionali: cioè l’artista bravo riesce in qualche modo, con la sua opera d’arte, a muovere i centri emozionali. In definitiva l’arte rende più forte l’empatia di chi la guarda, può mettere in moto processi imitativi e quindi la bellezza genera altra bellezza”.
SI LEGGA L'INTERO ARTICOLO SOTTO LINKATO:

ALTRI VIDEO









I TEST D'INTELLIGENZA (da pag. 95 a pag. 96)
I test d'intelligenza sono test formati da domande che servono a isurare il QI - Quoziente Intellettivo - di una persona.
E' stato creato da Alfred Binet nel 1904 su commissione del Ministero della Pubblica Istruzione francese per studiare l'educazione del ritardo mentale.
Oggi i test d'intelligenza sono usati dagli psicologi e dai neuropsichiatri per "misurare" l'intelligenza di una persona


VERIFICA DI SCIENZE UMANE

(Sociologia Psicologia e Pedagogia)

febbraio 2017

ALUNNO

CLASSE
DATA febbraio 2017

SOCIOLOGIA


DOMANDE A RISPOSTA CHIUSA

sottolineare, tra quelle proposte, la risposta corretta


1 Secondo i sociologi, quali sono i tipi di società attraverso le quali si attua il processo di acquisizione e cioè di addomesticamento del territorio per renderlo vivibile e accogliente? 

Società acquisitive, agricole e pastorali, industriali

Società commerciali, industriali, agricole

Società acquisitive, artigianali, pastorali

Società industriali, artigianali, pastorali


2 Il termine sociologia compare per la prima volta...

In uno scritto di Comte del 1824

In un'opera di Spencer

In uno scritto di Durkheim

In uno scritto di Alexis de Tocqueville




PSICOLOGIA


DOMANDE A RISPOSTA APERTA (rispettare i seguenti indicatori: Pertinenza alla traccia; Conoscenza degli argomenti/contenuti; Linguaggio disciplinare; Sviluppo organico sequenziale)


3 Che cosa sono i neuroni specchio e da chi sono stati scoperti 

RISPOSTA: I neuroni specchio sono stati scoperti da un gruppo di studiosi dell'Università di Parma coordinati da Giacomo Rizzolatti e composto da Luciano Fadiga, Leonardo Fogassi, Vittorio Gallese e Giuseppe Di Pellegrino.

I neuroni specchio sono neuroni che si attivano sia quando un individuo effettua un'azione, sia quando l'individuo vede effettuare la stessa azione da un altro individuo (comunque un'azione conosciuta, di un altro individuo).

ESEMPIO: se noi vediamo compiere una determinata azione (che sappiamo fare), ad esempio vediamo il nostro amico alzare il braccio, nel nostro cervello si attiva il neurone che noi utilizziamo quando alziamo il braccio, nonostante in quel momento il nostro braccio non si alzi.

Come Rizzolatti e gli altri sono arrivati a questa scoperta? Mettendo degli elettrodi in corrispondenza della corteccia cerebrale premotoria di una scimmia, e studiandola in situazioni normali, ad esempio di gioco, durante i movimenti dell'animale.

Gli sperimentatori si sono accorti che gli stessi neuroni che si attivavano durante un movimento volontario dell'animale, si attivavano anche quando l'animale vedeva lo sperimentatore compiere un'azione conosciuta.

Nel video sotto linkato, (intervista a Rizzolatti), il Professore specifica che se l'azione osservata da un soggetto non è conosciuta da chi la osserva, i neuroni non si attivano. Esempio: nel bambino di pochi mesi che non sa ancora camminare e che vede un bambino camminare, non si ha alcun tipo di reazione, mentre se lo stesso bambino che sa gattonare vede un altro bambino gattonare, si attivano i neuroni corrispondenti.





PEDAGOGIA


DOMANDE A RISPOSTA APERTA (rispettare i seguenti indicatori: Pertinenza; Conoscenza degli argomenti/contenuti; Linguaggio disciplinare; Sviluppo organico sequenziale)


4 Chi sono gli amanuensi? Dove lavorano? 

RISPOSTA: Gli amanuensi erano coloro che avevano il compito di trascrivere, cioè copiare a mano, su codici di pergamena, gli scritti di filosofia, di storia, di retorica del mondo greco e del mondo romano.

Essi lavoravano nello Scriptorium dei monasteri


5 L'amanuense e il miniatore sono spesso figure distinte. Che cosa sono le miniature? E da che cosa deriva il termine miniatura?

RISPOSTA: Le miniature sono le immagini (schemi geometrici, foglie d'acanto o scene narrative) dipinte all'interno della lettera iniziale della pagina di un manoscritto.

Il termine deriva dal minio, il minerale dal quale si ricava il colore rosso con il quale vengono dipinte le lettere iniziali della pagina.


6 L'imperatore Lotario emana un Capitolario con il quale ordina, tra le altre cose, che in alcune città vengano istituite scuole pubbliche statali. In quale anno? 

RISPOSTA: 825


7 Quali sono le tre tappe della formazione del cavaliere? 

RISPOSTA: Paggio, scudiere, cavaliere




DOMANDA DI COMPRENSIONE DEL TESTO (SOCIOLOGIA)


8 A partire dalla lettura del Testo “La Legge dei tre stadi” di Comte (lettura a pag. 35 del libro in adozione), riassumi i temi affrontati. (Massimo 15 righe)  




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