Il contenuto di questo sito non sostituisce il libro di testo (da portare in classe)
Testo adottato: "L'ideale e il reale", Nicola Abbagnano e Giovanni Fornero
OTTOBRE 2016: I SOFISTI E SOCRATE INDAGINE SULL'UOMO UNITA' 2
UdA di Dipartimento: "VERITA' E PERSUASIONE NEI PROCESSI COMUNICATIVI"
CONOSCENZE: La centralità dell’uomo e l'importanza della parola nella sofistica.
Il relativismo e l’utile come criterio di scelta.
La maieutica e il razionalismo etico di Socrate.
ABILITA’: Focalizzare l’attenzione sui seguenti nuclei tematici: mezzi di comunicazione, pubblicità, errori nel linguaggio massmediatico, propaganda e manipolazione delle coscienze.
Approfondimento: la pubblicità
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Dal VII al V a.C. i filosofi si concentrano sullo studio della natura, in particolare sulla ricerca del principio primo della realtà contingente (cosmologia e ontologia).
Nel V secolo a.C., invece, la riflessione dei filosofi si sposta dalla natura all'UOMO, e il centro di riflessione diventa ATENE.
SINTETICO QUADRO POLITICO
Dopo la vittoria di Atene contro i persiani, nel V secolo a.C., Atene vive un periodo di democrazia.
Il 462 a.C. segna l'ingresso di PERICLE nella vita politica.
Pericle attua un tipo di democrazia in cui i diritti civili spettano a tutti: le cariche amministrative non sono più prerogativa soltanto di alcune classi sociali.
Pericle dirà: "non è vergognosa la povertà, quanto il non darsi da fare per liberarsene".
SINTETICO QUADRO CULTURALE
Nel mondo greco più antico col termine SOFOS σοφός s'intendeva il "saggio", cioè "colui che sa", per cui sofòs era tanto Eraclito o Parmenide quanto Esiodo.
Intorno al 460 a.C. il termine sofòs - SOFISTA - muta di significato:
il sofista è colui che fa della sapienza una professione e, nell'insegnarla, chiede un compenso. Per questo, successivamente, Platone e Aristotele daranno ai sofisti una connotazione negativa, giudicandoli interessati più ai soldi che alla verità.
Che cosa insegnano i sofisti?
Insegnano soprattutto l'ARTE DELL'ELOQUENZA, il discorso, il logos.
Se per Eraclito il LOGOS era la legge divina universale ed eterna che governa il divenire di tutta la realtà, per i SOFISTI il LOGOS è semplicemente il DISCORSO, è lo STRUMENTO DI PERSUASIONE utilizzato dagli uomini a seconda delle esigenze, ed è slegato dalla verità.
Gli uomini che vogliono partecipare attivamente alla vita democratica devono prendere la parola nelle assemblee, devono SAPER CONVINCERE con discorsi efficaci, devono saper usare i vocaboli giusti al momento giusto, ordinare i periodi, catturare l'attenzione, suscitare consensi. Ma tutto questo significa possedere cognizioni grammaticali, lessicali, sintattiche, stilistiche e letterarie.
Come si arriva a questo?
Le varie teorie filosofiche del passato portano alla conclusione che non è possibile cogliere le strutture della realtà, infatti, più o meno tutte appaiono plausibili:
Il pensiero di Parmenide (l'Essere è Uno e indivisibile), il pensiero di Zenone (che, per confermare le tesi del suo maestro Parmenide, era giunto a dimostrare che - se poniamo la divisibilità all'infinito delle spazio e del tempo - il movimento non esiste perché esso non sarebbe che un insieme di stasi), e il pensiero di Eraclito (panta rei tutto scorre, cioè tutto diviene), portano alla consapevolezza dell'IMPOSSIBILITA' DI COGLIERE IL VERO:
non esiste un sapere vero; ma esso muta a seconda dei diversi rapporti che si stabiliscono tra gli uomini.
Le stesse cose possono essere BUONE o CATTIVE, BELLE o BRUTTE, GIUSTE o INGIUSTE.
Qualche ESEMPIO:
Che le stoviglie si rompano è un male per chi le possiede, ma è un bene per i vasai;
Che le navi si fracassino è un male per chi le possiede, ma è un bene per chi le costruisce;
La malattia è un male per i malati, mentre è un bene per i medici, e così via ...
Alcuni studiosi paragonano la Sofistica all'Illuminismo, definendola "Illuminismo greco".
Si ha la tendenza a distinguire 2 generazioni di sofisti:
La PRIMA GENERAZIONE: con Protagora, Gorgia, Prodico ecc.
La SECONDA GENERAZIONE: con Trasimaco, Crizia ecc., finalizzata al virtuosismo verbale fine a stesso, che porta all'ERISTICA (dal greco ἐριστική τέχνη = Arte del disputare = che fa uso capzioso della logica)
I SOFISTI che studieremo sono:
PROTAGORA
GORGIA
PRODICO
PROTAGORA
Nasce ad Abdera nel 490 a.C. ma soggiorna ad Atene per moltissimi anni.
Famose sono le sue "ANTILOGIE" (dal greco: ἀντί=contro + λόγος=discorso) cioè CONTRADDIZIONI:
"Su un piano logico la tesi A può essere vera quanto la tesi B anche se reciprocamente contraddittorie".
Questo è possibile perché non esiste una verità assoluta.
Il vero è ciò che si dimostra tale; è ciò che convince e persuade.
E, dunque, è giusto ciò che la Legge della città considera tale, perché promulgata da una maggioranza democratica.
E' dunque attraverso il ragionare, il dialèghestai, la dialettica, che si stabilisce ciò che conviene o non conviene fare in questa o quella situazione.
Ecco, quindi, che i sofisti sono gli ORATORI che convincono gli uomini di che cosa sia utile o giusto per la città.
Il sofista è il TECNICO DELLA PAROLA e le tecniche sono:
la BRACHILOGIA (dal greco βραχύς, brachys, breve e λόγος, logos, discorso, discorso breve, ossia il dialogo, con brevi domande e risposte): deve essere immediato e pungente;
la MACROLOGIA (lungo discorso oratorio): deve essere molto articolato, sia per fornire adeguate motivazioni a favore di una certa tesi, sia per prevenire possibili obiezioni.
Di qui l'importanza dello studio linguistico e delle esercitazioni oratorie.
con Mario Vegetti e con Hans Georg Gadamer (scomparso nel 2002)
GORGIA
Nasce nel 485 a Lentini in provincia di Siracusa in Sicilia. Muore a 109 anni.
Vive a lungo ad Atene dove esercita la propria arte.
Le tesi fondamentali di Gorgia sono 3: Nulla esiste. Se anche qualcosa esistesse, non sarebbe conoscibile. Se anche fosse conoscibile, non sarebbe comunicabile agli altri.
"NULLA ESISTE;
SE ANCHE QUALCOSA ESISTE, NON E' CONOSCIBILE DALL'UOMO;
SE ANCHE E' CONOSCIBILE, E' INCOMUNICABILE AGLI ALTRI".
LEGGERE INSIEME IL TESTO A PAG. 90 in cui Sesto Empirico (filosofo scettico del II secolo) parla di Gorgia che espone le seguenti 3 tesi:
1) "Nulla esiste";
2) "Se anche qualcosa esiste, non è conoscibile dall'uomo";
3) "Se anche è conoscibile, è incomunicabile agli altri".
BOZZA di EAS (Episodio di Apprendimento Situato)
Episodi e tempi
- Lettura a pag. 90 del testo in adozione: 15 minuti
- Divisione della classe in 3 gruppi e rilettura del testo a pag. 90 nel seguente modo: un gruppo rilegge solo la tesi del "nulla esiste"; il secondo gruppo solo la tesi "se anche qualcosa esistesse, non sarebbe conoscibile dall'uomo", il terzo gruppo rilegge la tesi secondo la quale "se anche fosse conoscibile, sarebbe incomunicabile agli altri": 5 minuti
- Ciascun gruppo, tramite portavoce, riepiloga, con testo orale ciò che è stato compreso: 2 minuti a gruppo
- Ciascun gruppo, tramite portavoce che legge, riepiloga con testo scritto ciò che è stato compreso: 5 minuti a gruppo
Vince chi ha redatto l'elaborato migliore (si veda la griglia del PTOF)
A pag. 91 del libro in adozione, in merito alle 3 tesi di Gorgia, è riportata la seguente interpretazione:
la prima tesi di Gorgia sarebbe una professione di ATEISMO (dal greco ἄθεος àtheos con alfa priativa che vuol dire senza e θεός che vuol dire dio, quindi senza dio);
la seconda tesi sarebbe una professione di AGNOSTICISMO (dal greco γιγνώσκω=conosco con l'alfa privativa, quindi l'agnostico è colui che afferma di non avere strumenti mentali sufficienti per pronunciarsi intorno a un argomento);
La terza tesi indica l'impotenza umana a parlare dell'essere.
Secondo Gorgia non solo il mondo non è conoscibile, ma, comunque, NON è importante conoscere l'ESSERE o il NON ESSERE, perché, tanto, questo NON influisce sulla vita quotidiana!
Ciò che conta è solo il LINGUAGGIO come forza ammaliatrice che permette il dominio degli stati d'animo.
Laboratorio di scrittura:
Il mio futuro: Che cosa farò da grande; tempo a disposizione 5 minuti
Riflessione: il destino esiste?
Un altro aspetto della filosofia gorgiana è la concezione "tragica" del reale, per cui l'esistenza è qualcosa di irrazionale e misterioso.
Gorgia sostiene che "le azioni degli uomini dipendono da un IGNOTO DESTINO il quale fa sì che gli individui si rivelino sempre "determinati" e quindi "incolpevoli" essendo permanentemente in balia di qualcosa che li supera e li tiene in pugno".
Di Gorgia è famoso "L'ENCOMIO DI ELENA".
"Elena fece ciò che fece, o per una forza superiore (del Caso o di Dio e per decreto di Necessità) o per una forza umana (la forza del rapitore), o per la forza persuasiva delle parole o perché presa dall'amore.
LEGGERE, DALL'"ENCOMIO DI ELENA", DA PAG. 104 A PAG. 105, il brano "Le ragioni dell'innocenza di Elena".
Elena, ritenuta la donna più bella del mondo, è la moglie di Menelao re di Sparta.
Invaghito di lei, Paride, figlio di Priamo re di Troia, la rapisce.
Il rapimento causa la guerra di Troia, che scoppia probabilmente intorno al 1250 a.C.. La guerra è narrata nell'Iliade.
Laboratorio di scrittura:
Che cosa può fare la parola; tempo a disposizione 3 minuti
Riflessione: quanto riesco a non farmi condizionare dalla pubblicità?
con Vittorio Hösle, con Hans-Georg Gadamer allievo di Heidegger e con Francesco Adorno
PRODICO
Nasce a Ceo, un'isola della Grecia, nel 460 a.C.
Anche Prodico, come Protagora e Gorgia, vive per molti anni ad Atene.
Studia il linguaggio, soprattutto le ETIMOLOGIE, cercando l'originario significato delle parole e il mutamento del significato stesso avvenuto con il tempo: va alla ricerca, dunque, del significato autentico delle parole.
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BREVE DIGRESSIONE SULLE ETIMOLOGIE (in ricordo del professore di psicologia all'Università di Chieti, ARTURO CONTE, morto nel 2009)
dal greco: παῖς (pronuncia pàis) = fanciullo
dal latino: patior (pronuncia pazior) = soffro
dal greco: πάθος (pronuncia pathos) = sofferenza
PAZZIARE, PAZZIARELLO, PAZZIA
dal greco: μύρμηξ (pronuncia mormex) = formica
NORMA, NORMALE,
Laboratorio di scrittura (a casa):
"La forza della parola"
LETTURA
Tra le novità introdotte dai sofisti, una delle più importanti concerne il relativismo, il quale non ammette valori e verità assoluti, ma solo diversi punti di vista, che cambiano a seconda del contesto socio-culturale.
Nell brano sotto riportato (tratto dai Ragionamenti duplici - scritti anonimi del IV secolo a.C.) si evidenzia come uno stesso oggetto o comportamento possa essere giudicato bello o brutto, giusto o ingiusto a seconda del punto di vista socio-culturale adottato di volta in volta.
"Per esempio, per gli Spartani, che le fanciulle facciano la ginnastica e si esibiscano in pubblico sbracciate e senza tunica, è bello; per gli Ioni, brutto. E per quelli, è bello che i fanciulli non apprendano la musica e le lettere; per gli Ioni è brutto non saper tutte queste cose. Presso i Tessali, è bello per una persona prendere i cavalli o i muli dall’armento e domarli, e prendere un bove e sgozzarlo, scuoiarlo, squartarlo; ma in Sicilia è brutto e opera di schiavi. Presso i Macedoni si ritiene bello che le fanciulle prima di sposarsi amino e si congiungano con un uomo, e dopo le nozze, brutto; presso i Greci, è brutta l’una e l’altra cosa. Presso i Traci, il tatuaggio per le fanciulle è un ornamento; presso gli altri popoli invece, è una pena che s’impone ai colpevoli. I Persiani reputano bello che anche gli uomini si adornino come le donne, e si congiungano con la figlia, con la madre, con la sorella; per i Greci sono cose turpi e contro legge. Presso i Lidi, che le fanciulle si sposino dopo essersi prostituite per denaro, sembra bello; presso i Greci, nessuno le vorrebbe sposare …"
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SOCRATE
Scultura di epoca romana conservata al Museo del Louvre
Socrate nasce ad Atene nel 470 a.C. Figlio di uno scultore, Sofronisco, e di una levatrice (ostetrica), Fenarete.
Dai suoi contemporanei (Senofonte, Platone e Aristotele) è descritto non di bell'aspetto: assai brutto fisicamente.
Forse è allievo di Anassagora.
Non si allontana mai da Atene se non per compiere i suoi doveri di soldato.
Nel 424 combatte a Delo.
Intorno al 420 sposa Santippe, dalla quale ha 3 figli.
La sua vocazione è la filosofia, come esame incessante di sé e degli altri. E alla filosofia consacra tutto il suo tempo.
Non scrive nulla perché la filosofia è un "atteggiamento", va vissuta. Socrate contrappone il discorso vivo alla parola: "Prova a interrogare gli scritti! - scrive Platone per bocca di Socrate -Gli scritti non fanno che ripetersi! E se gli scritti ti accusano ingiustamente, non puoi far loro intendere ragione!"
Quindi, lo conosciamo solo attraverso gli scritti di 2 suoi discepoli: Senofonte e Platone.
Così scrive Senofonte di lui ("Memorabili"):
"Circa la natura del tutto, non disputava sì come disputano moltissimi altri, né indagando quale sia la struttura di quello che i sapienti chiamano "cosmo", né per quali necessarie cause si formi ciascuna delle cose celesti in particolare; riteneva anzi folli coloro che di tali cose si davano pensiero ... Si meravigliava poi come a costoro non fosse chiaro che non è possibile agli uomini trovare queste cose, tanto più che coloro i quali più degli altri hanno l'alterigia di parlarne, non hanno la stessa opinione, anzi stanno fra di loro come furiosi ... , invece Socrate discuteva solo delle cose umane".
Infatti Socrate, abbandonati gli studi cosmologici, tenta di chiarire, a sé, il significato profondo del proprio essere UOMO. Celebre è la frase "conosci te stesso", (in greco gnoti seautòn γνῶθι σεαυτόν).
Socrate sa di non sapere (il famoso dubbio socratico) e vuole che anche gli altri uomini si pongano i suoi dubbi: "tutti parlano di virtù, o di bellezza, ma poi, al di là delle frasi precostituite, non sanno definirla".
Per Socrate, solo chi sa di non sapere cerca di sapere.
Quindi, invita ad indagare.
Socrate non ha scuole né si fa pagare.
Esercita la sua arte per le strade, ponendo le domande a coloro che, vantandosi, credono di sapere che cos'è questa o quella cosa.
Questa è la sua tecnica:
Dopo una teatrale adulazione del sapere di un personaggio, che ad esempio incontra e che il più delle volte è un illustre e celebrato "maestro", finge di essere ignorante, di non sapere (è questa l'ironia, dal greco eironeìa εἰρωνεία = dissimulazione) e chiede all'interlocutore di renderlo edotto circa la sua competenza; così comincia a fargli una serie di domande e con la tecnica della brachilogia lo porta in confusione perché lo porta al dubbio, cioè riesce a confutare le sue risposte, provocando in lui vergogna e stizza.
Le sue domande si basano sempre sul "che cos'é?" (In greco "ti estì?" τί ἐστί?) ossia sulla richiesta di una definizione precisa su ciò di cui si sta parlando. (Il ti estì serve a smascherare la falsa conoscenza)
Su di lui, è illuminante il dialogo scritto da Platone, dal titolo "Teeteto", tra Socrate e Teeteto, in cui Socrate dice a Teeteto di essere figlio di una brava e rispettabile levatrice, Fenàrete, e di svolgere la stessa attività della madre: la sua arte è quella di "far partorire" e la esercita non sulle donne ma sugli uomini, sulla loro anima per discernere.
Ma discernere che cosa?
Per discernere "Il genuino punto di vista delle cose", "la verità come conquista personale, come avventura della mente di ciascuno", alla "ricerca del bene e del giusto che sono valori umani che scaturiscono di volta in volta dal nostro lucido ragionare".
Il sapere di cui parla Socrate attraverso il ragionare è il sapere quando è bene fare questa o quella azione.
Socrate, alla fine, non definisce nulla! Non definisce in concreto nemmeno la virtù!
Il brano sotto riportato (pag 129 e pag 130 del testo in adozione) ci introduce a quella che è stata definita maieutica socratica (maieutica deriva dal greco maieutiché μαιευτική: maia μαῖα+téchne τέχνη = mamma+arte).
LEGGERE, A PAG. 129 E A PAG. 130, "LA TESTIMONIANZA DI PLATONE" SU SOCRATE: "LA MAIEUTICA"
Il video linkato qui sotto, tratto dal film di Rossellini del 1971, mostra come Socrate, con l'atteggiamento dell'ironia, riesca a fan confondere (generando la stizza dell'interlocutore) prima Ippia e poi un secondo interlocutore. Con questo atteggiamento dell'ironia dimostra la contraddittorietà delle frasi fatte e delle risposte precostituite, facendo scaturire il dubbio.
Ma il video mostra anche altri 2 temi:
1) sulla scrittura che Socrate non ama (oggi si usa dire "verba volant scripta manent" con un'accezione positiva della scrittura mentre in passato significava l'opposto: perché "le parole al vento" raggiungono più persone);
2) sul demone (nel video al n. 4,44) che è la voce soprannaturale che Socrate dice di sentire dentro e che lo ispira, cioè gli suggerisce che cosa è sbagliato fare: in greco è il "dàimon" Δαίμων (se volessimo fare un paragone, forse il daimon si potrebbe paragonare alla voce della coscienza?)
Il commediografo greco Aristofane, nelle sue commedie, dà una visione distorta di Socrate.
Socrate viene accusato, da Meleto, Anito e Licone, di corrompere i giovani e viene condannato a morte.
Di fronte alla condanna è coerente con se stesso; non fugge ma invita al dialogo. Si ritiene vittima di un'ingiustizia non della Legge, ma dell'uomo che applica ingiustamente la Legge.

VERIFICA
DI FILOSOFIA
Cognome e nome
Classe III
Data novembre
2017
All'ultima domanda della verifica così ha risposto B. a.s. 2016/2017
