Il contenuto di questo sito non sostituisce il libro di testo (da portare in classe)
Testo adottato: "L'ideale e il reale", Nicola Abbagnano e Giovanni Fornero
SETTEMBRE 2016: IL PENSIERO PRESOCRATICO INDAGINE SULLA NATURA UNITA' 1

LA GRECIA E LA NASCITA DELLA FILOSOFIA
FILOSOFIA
Etimologia: φιλεῖν e σοφία (phileîn e sophía): amare e sapienza, ossia "amore per la sapienza". σοφός (sophòs) saggio.
FILOSOFIA, come "amore del sapere", è un termine che la tradizione vuole sia stato coniato da Pitagora, VI sec. a.C.
La FILOSOFIA, come ricerca razionale del perché delle cose, è invece una definizione di Aristotele (III sec a.C.).
In passato la realtà veniva spiegata attraverso i MITI, ossia narrazioni che demandavano ogni cosa agli dèi:
"In principio c'era il Caos (il vuoto)"; dal Caos nasce la Terra (Gaia). Gaia, da sola, genera Urano (il cielo).
Gaia e Urano occupano il vuoto stabilendo un sopra e un sotto: Urano sopra e Gaia sotto.
Urano, figlio di Gaia, si accoppia con la madre (accoppiamento: Urano getta su Gaia fertili gocce di pioggia) e generano tanti esseri mostruosi ma anche 6 titani: Oceano, Ceo, Crio, Iperione, Giapeto e Cronos, e 6 titane: Teia, Rea, Temi, Mnemosine, Febe e Teti.
Oltre ai titani e alle titane, Urano e Gaia generano i ciclopi.
Urano, per timore di perdere il potere, si comporta da tiranno ma Crono, l'ultimo dei suoi figli, lo evira e prende il potere (nella storia dell'arte, Crono viene rappresentato con una falce in mano).
Intanto Gaia avvisa Crono che, così come aveva fatto lui stesso con il padre, un figlio più forte lo avrebbe privato, un giorno, del trono.
Crono sposa Rea ma, per timore che quello che gli era stato predetto dalla madre potesse avverarsi, tutte le volte che generano un figlio, Crono lo inghiotte, imprigionandolo nella pancia.
Quando l'ultimo figlio sta per nascere, Rea, stanca del comportamento di Cronos, fugge a Creta dove partorisce in segreto. Il nuovo nato lo chiama Zeus e lo affida alle Naiadi che lo allevano di nascosto in una grotta affinché Cronos non possa udire i suoi vagiti. Cronos, che sapeva della gravidanza di Rea, non si accorge di nulla perché Rea, scaltra, gli porta una pietra avvolta in fasce e porgendogli il fardello lo avverte "Fa' attenzione, è piccolo e fragile!" Crono, senza nemmeno guardarlo, ingoia la pietra avvolta in fasce.
Nel frattempo a Creta Zeus cresce.
Ormai grande, decide di vendicarsi del fatto che suo padre Cronos aveva mutilato suo nonno Urano: chiede alla madre di far bere a Cronos un pharmacon, ossia una medicina che fa vomitare.
Cronos beve e comincia a vomitare: prima vomita la pietra, e poi tutti i suoi figli dèi.
Si creano così due eserciti che cominciano una guerra interminabile: fra la prima generazione degli dèi, comandati da Cronos, e la seconda generazione, ossia i suoi loro figli comandati da Zeus.
Ecc...
Goya, Saturno (Cronos in greco) divora un figlio, 1819-1823, olio su intonaco dipinto nella propria abitazione, misure 146 X 83, oggi al Museo del Prado a Madrid
Rubens, 1637, Saturno (Cronos) divora il figlio, Museo del Prado
Il 20 settembre 2017 l'alunna A. a.s. 2017/2018, ha presentato alla classe una "rivisitazione" dei miti greci, riportata, insieme ai lavori degli altri studenti, in fondo alla pagina
La filosofia nasce nelle città fondate dai greci sulle coste dell'Asia minore (Mileto, Efeso, Colofone, Samo) e nella Magna Grecia (Elea, Crotone, Agrigento ecc.)

Il video della RAI è suddiviso in 4 parti. La prima, dal titolo "La filosofia fine a se stessa", propone una lettura, tratta dalla Metafisica (982b) di Aristotele, nella quale la filosofia, intesa come ricerca della conoscenza fine a se stessa, viene presentata come l’unica scienza che, essendo scevra da interessi pratici, può definirsi libera.
La seconda parte, intitolata "La ricerca dell`uomo", contiene gli interventi di Hans-Georg Gadamer, professore di filosofia all`Università di Heidelberg, sul rapporto tra nascita della filosofia e uso della scrittura, e di Vittorio Hösle, professore di filosofia all`Università di Essen, sulle ragioni che fecero della Grecia la culla della filosofia occidentale.
In “Mythos e Logos”, terza parte dell’unità, Manfred Riedel, professore di filosofia all`Università di Halle an der Saale, parla del passaggio dalla spiegazione mitica del mondo a quella razionale.
La quarta e ultima parte, dal titolo "L`universalità dell`essere", è dedicata ad una ulteriore lettura tratta dalla Metafisica di Aristotele e a un intervento di Hösle sulla filosofia, distinta tanto dalla religione e dalla mitologia quanto dalla scienza.
Focus group: "Da oggi sono un filosofo ..."
LA RICERCA DEL PRINCIPIO (riassunto da pag. 15 a pag 37 del libro in adozione)
COSMOLOGIA
I PRESOCRATICI (O PRESOFISTI)
I primi filosofi sono detti presocratici o presofisti: è un gruppo di pensatori, anteriori ai sofisti e a Socrate, che si occupano principalmente del problema della natura e della realtà, a differenza dei sofisti e di Socrate che sposteranno il centro della riflessione filosofica dall'universo all'uomo.
Di loro non sono rimasti che pochi frammenti sparsi. Li conosciamo, quindi, solo attraverso scritti e testimonianze successivi, di Erodoto, Platone, Aristotele, Teofrasto, che ne hanno riportato le opinioni e, per questo, detti dossografi (dal greco δόξα e γράφω, doxa e grafo, opinione e scrivo).
Al di là di ciò che appare, detti filosofi sostengono che esiste una realtà unica ed eterna, denominata arché (ἀρχή, in greco significa principio, e il verbo ἄρχω arco significa essere il primo) che è quell'elemento di base della realtà da cui tutto ha preso origine.
Tale principio rappresenta sia la materia di cui sono fatte le cose, sia la forza che le genera, sia la legge che le governa.
I filosofi presocratici che ritengono che tale arché (principio) sia UNICO sono denominati MONISTI, dal greco mònos (μόνος) che vuol dire "UNICO".
I filosofi presocratici monisti, che riconducono la realtà multiforme del mondo a un unico principio, di cui le cose molteplici sarebbero le manifestazioni, sono tutti originari dell'Asia Minore. Sono:
TALETE (di Mileto, sulla costa ionica, vive nel VI sec. a.C.)
ANASSIMANDRO (di Mileto, sulla costa ionica, contemporaneo di Talete)
ANASSIMENE (di Mileto, sulla costa ionica, 585 a.C.)
PITAGORA (di Samo, vicino a Mileto, del 570 a.C.)
ERACLITO (probabilmente di Efeso, vicino a Samo, del 520 a.C.)
TALETE
Non ha lasciato scritti filosofici. Lo conosciamo tramite Aristotele che nella Metafisica così scrive: "Talete dice che il principio è l'acqua e che la terra sta sopra all'acqua. Forse così argomentava vedendo che il nutrimento di ogni cosa è umido".
Per Talete l'acqua è un qualcosa di divino. E' per questo motivo che Platone dirà che per Talete "tutto è pieno di dèi".
ANASSIMANDRO
Anassimandro riconosce che l'arché, il principio delle cose, non è nell'acqua, come voleva Talete, ma in un elemento primordiale, inteso come materia originaria in cui gli elementi non sono ancora distinti, che chiama Apeiron (dal greco ἄπειρον = α (alfa), che all'inizio di una parola vuol dire "priva di", + πέρας (pèras), che vuol dire limite. Quindi Apeiron = priva di limite, quindi infinito).
Secondo Anassimando, dall'Apeiron tutto ha origine e all'Apeiron tutto ritornerà a dissolversi.
Recentemente un filologo Giovanni Semerano, ha ipotizzato che Apeiron possa derivare dalla forma arcaica Epèru, che significa terra, o polvere. Questa nuova interpretazione richiama la Bibbia: "polvere sei e polvere ritornerai" (Gn, 3, 19)
ANASSIMENE
Per Anassimene il principio di tutte le cose è l'aria.
Rarefacendosi, l'aria diventa fuoco.
Condensandosi diventa vento e poi nuvola e, condensandosi ancora, acqua, poi terra, e quindi pietra.
La condensazione produce il freddo, la rarefazione il caldo.
Come Anassimandro, anche Anassimene ammette il divenire ciclico del mondo.
PITAGORA
Per Pitagora il principio di cui sono costituite le cose è il numero.
Ogni cosa è una figura geometrica formata da piani, a loro volta formati da linee, e queste da punti: dunque i punti, cioè i numeri, sono l'elemento fondante di tutto.
Affermando che le cose sono costituite da numeri, Pitagora e i pitagorici intendono sostenere che la vera natura del mondo consiste in un ordinamento geometrico che, esprimibile in numeri, è misurabile.
Pitagora riconosce, nell'ordine misurabile, la bellezza.
Per Pitagora, nei numeri pari domina l’illimitato: per questo sono imperfetti; in quelli dispari domina il limite: per questo sono perfetti.
Si sottrae alla distinzione tra pari e dispari l'1, che i pitagorici chiamano parimpari, perché, se sommato ad un numero pari, lo fa diventare dispari, e se è sommato ad un numero dispari, lo fa diventare pari.
Come si può vedere nell'immagine, i numeri dispari interrompono la linea ideale, pongono cioè un limite, mentre quelli pari no ed è per questo che sono imperfetti.
Ma c'è un altro concetto molto bello in Pitagora: è quello dell'armonia (άρμονία dal greco: accordo), che rimanda all'armonia delle sfere celesti che producono, muovendosi, una splendida melodia in cui l'uomo è immerso senza rendersene conto: crede di udire soltanto silenzio ma se questa "armonia delle sfere" cessasse, si accorgerebbe di che cos'è davvero il silenzio!
ERACLITO
Famosa è la frase πάντα ῥεῖ (panta rèi = tutto scorre), e ancora: "non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume".
L'espressione "tutto scorre" non si trova nei suoi frammenti ma negli scritti dei suoi discepoli.
Per Eraclito la realtà è un continuo divenire. Il divenire si spiega attraverso il rapporto dei contrari che non si susseguono ma danno luogo l'uno all'altro (vita morte, giorno notte ecc.).
La realtà è lotta, è guerra perenne, è Polemos (Πόλεμος), è scontro, è opposizione. Niente esiste che non abbia il suo contrario. Niente esiste che rimanga un solo istante fermo. Niente possiamo comprendere se non teniamo conto del suo contrario: diciamo notte perché c'è il giorno, diciamo caldo perché c'è il freddo ecc...
La realtà ha sempre due volti che costituiscono una unità.
La realtà dunque è conflitto, è guerra.
Noi stessi in ogni istante siamo e non siamo. In ogni istante diveniamo. Non c'è presente.
Il presente fugge se stesso diventando futuro e il futuro va oltre se stesso perché è inarrestabile: non possiamo fermarlo, non possiamo fermarci. Niente si ripete, niente torna indietro; la realtà avanza.
A ordinare tutti gli opposti c'è una mente suprema che Eraclito definisce con il termine λόγος o mente della natura (lògos nel senso di ragione, spirito, forza vitale, cioè legge universale che governa le cose). Invece con il termine fuoco Eraclito intende il principio fisico che costituisce le cose.
La concezione della realtà come FLUIRE si concretizza nella tesi secondo la quale il principio fisico di tutte le cose è il fuoco: il fuoco, condensandosi, diventa acqua e poi terra; la terra, rarefacendosi, si fa acqua e poi fuoco.
Ma poi denomina indifferentemente il principio dell'universo come fuoco o come logos.
Pochi uomini sono capaci di comprendere che conflitto e movimento sono fonte di realtà mentre coloro che non capiscono vedono nel conflitto il disordine.
Esiste, quindi, un Tutto, una totalità, una unità che, mentre in Parmenide è costituito dalla mancanza di separazione, in Eraclito è dato dagli opposti, dal movimento, dalla lotta.
Parmenide crede che l'Uno abolisca le parti mentre Eraclito ritiene che l'Unità venga dal rapporto conflittuale tra le parti.
Leggere: da Aristotele su Talete "Tutto è acqua", pag 33;
Da Anassimandro "L'infinito è il principio", pag 34;
Da Eraclito "La guerra", pag 37
Il 21 settembre 2017 l'alunna A. a.s. 2017/2018, ha presentato alla classe i miti greci e i filosofi presocratici monisti in PowerPoint, riportato, insieme ai lavori degli altri studenti, in fondo alla pagina
Il 21 settembre 2017 l'alunna L. a.s. 2017/2018, ha presentato alla classe i miti greci e i filosofi presocratici monisti in PowerPoint, riportato, insieme ai lavori degli altri studenti, in fondo alla pagina
Il 28 settembre 2017 l'alunna G. C a.s. 2017/2018, ha presentato alla classe i miti greci e i filosofi presocratici monisti in PowerPoint, riportato, insieme ai lavori degli altri studenti, in fondo alla pagina
LA MOLTEPLICITA' DEI PRINCIPI (riassunto da pag 53 a pag 66 del libro in adozione)
Nella lezione precedente abbiamo studiato i filosofi presocratici MONISTI, che ritenevano che l'arché, cioè il principio, cioè l'elemento base della realtà, fosse UNICO (Talete, Anassimandro, Anassimene, Pitagora, Eraclito).
Nel IV sec. a.C. si sviluppa il pensiero di filosofi che, al contrario, sostengono che alla base della realtà non ci sia un unico arché, un unico principio, ma una pluralità di principi. Per questo vengono detti PLURALISTI.
I pluralisti fanno distinzione tra:
Elementi (principi immutabili ed eterni della realtà, ad esempio gli atomi);
e Composti (aggregati di elementi che si combinano tra loro, e si disgregano;ad esempio un corpo umano; dalla combinazione si ha la nascita, dalla disunione la morte; i composti sono, quindi, mutevoli e transeunti).
Giungono al principio secondo cui, in natura, nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.
I fisici pluralisti sono:
EMPEDOCLE (nasce ad Agrigento nel 484 a.C.)
ANASSAGORA (nasce in Asia Minore, a Lampsaco - Stretto dei Dardanelli - intorno al 500 a.C.)
DEMOCRITO (nasce ad Abdera ne 460 a.C.)
EMPEDOCLE
Medico, di lui ci sono rimasti numerosi frammenti.
Gli elementi, che Empedocle chiama RADICI, che costituiscono la realtà sono 4:
ARIA, ACQUA, TERRA, FUOCO. A tenerli uniti o disgiunti sono 2 forze: l'amore e l'odio; ciò che li tiene uniti è l'amore, ciò che tende a dividerli è l'odio.
All'inizio c'è la fase in cui domina l'amore e tutti gli elementi sono unificati: è la fase dello "sfero". A separare gli elementi è l'odio che determina, così, la formazione delle cose, quali sono nel nostro mondo.
Poiché l'odio continua ad agire, tutte le cose si disgregano e ha così origine il caos, puro dominio dell'odio. Allora spetterà all'amore ricominciare la riunificazione degli elementi. E si tornerà allo "sfero" dal quale ripartirà un nuovo ciclo.
Che cosa ha a che fare Empedocle con Porto Empedocle?
Porto Empedocle è un comune in provincia di Agrigento.
Nell'antichità si chiamava "Marina di Agrigento"; cambiò nome nel 1863, per ricordare il filosofo agrigentino. Nel 2003 il comune ha adottato, come secondo nome, Vigàta, il paese immaginario di Montalbano, personaggio immaginario (creato dallo scrittore Andrea Camilleri) nato a Porto Empedocle.
ANASSAGORA
Si deve ad Anassagora l'introduzione della filosofia ad Atene.
Gli elementi che costituiscono la realtà, Anassagora li chiama SEMI.
I semi sono particelle piccolissime, invisibili e divisibili all'infinito, diverse tra loro per qualità, (di ossa, di carne, di pietra, di legno, di oro ecc.): in ogni corpo è prevalente una specie di seme, sebbene tutti presenti.
Più tardi Aristotele definirà questi semi col termine OMEOMERIE (ma attenzione: il termine deriva dal greco homoioméreiai cioè parti simili ὅμοιος simile, e μέρος parte. In realtà Anassagora parla di semi DIVERSI tra loro, per qualità. Invece Aristotele intende dire "in prevalenza simili in uno stesso corpo", ad esempio "un pezzo di legno contiene semi simili in prevalenza").
A tenere uniti i semi è la noùs (dal greco νοῦς = intelletto) che è l'intelligenza, ossia la forza che li muove e li ordina per qualità.
Anassagora insiste sulla necessità dell'esperienza come mezzo di conoscenza.
Nega gli interventi divini: la spiegazione delle cose è nella natura stessa così, ad esempio, se un montone ha un solo corno, siamo di fronte non a un qualcosa di miracoloso ma ad una semplice malformazione della natura.
Apparendo rivoluzionario ai conservatori, questi riescono a farlo condannare per empietà, cioè per aver negato gli dèi.
DEMOCRITO
Viene presentato come un presocratico ma, in realtà, è contemporaneo di Socrate.
Pare abbia viaggiato moltissimo.
Secondo Democrito la MATERIA è costituita da ATOMI (dal greco ἄτομος àtomos = ἄ alfa privativa + τέμνειν témnein che significa tagliare) NON DIVISIBILI.
Ma come giunge all'idea dell'atomo? Non certo su base sperimentale in senso moderno, essendo del tutto privo di strumenti appropriati. E' il frutto di una deduzione razionale: se si vuole spiegare razionalmente ciò che appare, si è obbligati ad ammettere che esistono delle particelle ultime non ulteriormente decomponibili.
Secondo Democrito tra gli atomi non ci sono differenze qualitative (come voleva Anassagora) ma sono QUALITATIVAMENTE IDENTICI.
INVECE SONO DIVERSI per QUANTITA',
ossia per FORMA (grandezza), ORDINE e POSIZIONE. Ad esempio:
A differisce da N per FORMA;
AN differisce da NA per l'ORDINE;
Z differisce da N per POSIZIONE.
Gli atomi sono dotati di MOTO PROPRIO.
Gli atomi sono immersi in uno SPAZIO VUOTO, anch'esso dedotto per via razionale.
Dunque, esistono gli atomi ed esiste il vuoto.
Muovendosi nel vuoto, gli atomi si toccano, rimbalzano, si urtano dando così origine alle cose e agli uomini.
Gli atomi PIU' SOTTILI E SFERICI formano l'ANIMA, quelli PIU' PESANTI il CORPO.
E' dalla loro unione e dalla loro disgregazione che hanno origine la vita e la morte.
La vita si mantiene finché gli atomi si equilibrano a vicenda.
Quella che gli organi di senso percepiscono come qualità non è altro che l'azione degli atomi sugli organi di senso stessi, i loro EFFLUVII (non tutte le proprietà che noi attribuiamo alle cose esistono veramente negli oggetti).
In quest'ambito non c'è posto per le dottrine religiose, per la credenza degli dèi, frutto del terrore e dell'ignoranza.
Pertanto quando si parla di Democrito, si parla di:
MATERIALISMO (il principio della realtà è la materia e basta);
ATEISMO (non esiste un principio divino che governi la materia);
MECCANICISMO (concepisce l'universo come una sorta di grande macchina: spiega la realtà mediante il movimento dei corpi, degli atomi in questo caso, nello spazio);
Sono assenti: finalismo (causa finale), e causalismo o determinismo (ogni cosa rimanda ad una causa).
Democrito avrebbe tracciato anche una storia del progresso: gli uomini, dapprima isolati, avrebbero cominciato a organizzarsi in società e ad articolare parole per indicare i vari oggetti: parole come convenzioni.
Coerente con questa visione è l'ETICA, fondata sull'equilibrio dei moti dell'anima e del corpo: la FELICiTA' nasce dal piacere che consiste nella repressione dei moti sfrenati. Il saggio si pone al di sopra delle passioni, distaccandosi dai godimenti immediati, non turbato da alcuna superstizione, né dal timore degli dèi, né da qualsiasi altra passione.
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Breve digressione FESTIVAL DELLA FILOSOFIA DI MODENA, CARPI E SASSUOLO dal 16 al 18 settembre 2016.
Relazione di PAOLA PUPPO e FULVIO RICCI (FISICI)l
La scoperta (dell'esistenza effettiva delle onde gravitazionali già scoperte e dimostrate solo matematicamente da Albert Einstein) è avvenuta il 14 settembre 2015 ma è stata diramata alla stampa l'11 febbraio 2016
NB NEL 2017, A OTTOBRE, IL GRUPPO DI FISICI CHE HA STUDIATO E DIMOSTRATO L'ESISTENZA DELLE ONDE GRAVITAZIONALI HA RICEVUTO IL PREMIO NOBEL PER LA FISICA
Festival della Filosofia sabato 17 settembre 2016 ore 20,30, piazzale della Rosa a Sassuolo.
Lezione magistrale "Collisioni cosmiche" con Fulvio Ricci e Paola Puppo
Fulvio Ricci fotografato al Festival della Filosofia 2016 a Sassuolo, il 17 settembre 2016, alle ore 20,30, a piazzale della Rosa
Paola Puppo fotografata al Festival della Filosofia 2016 a Sassuolo, il 17 settembre 2016, alle ore 20,30, a piazzale della Rosa
Da "Il Sole 24 Ore" dell'11 sett 2016, di Fulvio Ricci
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Area archeologica di Elea, oggi Velia, a 80 Km circa da Salerno
IL PROBLEMA DELL'ESSERE (da pag. 38 a pag 47 del testo in adozione)
ONTOLOGIA
Mentre i FILOSOFI IONICI (detti così perché provenienti dallo Ionio) ricercano l'arché, cioè il principio capace di spiegare il mondo contingente, in una "sostanza fisica", (COSMOLOGIA) (e questo principio può essere l'acqua, oppure la terra, o l'aria, oppure il fuoco, o il numero-punto, o terra acqua aria e fuoco, o i semi o gli atomi), i FILOSOFI ELEATICI (da ELEA città sulla costa della Campania a sud di Pestum, oggi denominata VELIA) cercano l'arché oltre la realtà fisica, (ONTOLOGIA dal greco ontos, participio presente di essere, + logos, discorso) perché considerano la realtà fisica solo apparente, molteplice e mutevole. Il loro studio si volge all'analisi delle strutture logiche della realtà.
I filosofi eleati sono
PARMENIDE (di Elea, IV-V sec. a. C.)
ZENONE (di Elea)
Ma c'è un altro filosofo che, pur NON essendo nato ad Elea, è considerato idealmente "eleatico" perché, come gli eleati, studia ciò che è oltre la realtà fisica: è SENOFANE (nato a Colofone, vicino a Samo). Secondo Senofane il principio di tutte le cose è la terra, intesa NON come principio fisico, ma come principio divino. Senofane critica Omero, Esiodo e, in generale, la mitologia greca che descrive gli dèi come uomini: è l'antropomorfismo (dal greco: ἄνθρωπος+μορϕή pronuncia: antropos+morfé, traduzione: uomo+forma): "Se i cavalli o i buoi o i leoni - dice Senofane - sapessero disegnare, rappresenterebbero gli dèi come animali, così come gli etiopi dicono che gli dèi sono negri".
PARMENIDE
Nasce tra il V e il IV sec. a. C. a Elea. E' maestro di Zenone e, con lui, incontra, ad Atene, allora giovanissimo, Socrate.
Secondo Parmenide le vie che portano alla conoscenza, e che spiegano le cose, sono, 2:
1) La via dell'opinione comune, doxa (in greco: δόξα) basata sui sensi, che ci porta a una conoscenza che è solo apparente, e ci fa credere, erroneamente, che tutte le cose esistono di per sé. E' una conoscenza fallace.
2) La via della verità, alézeia (in greco ἀλήθεια), basata sulla ragione, che ci porta a conoscere l'essere vero, il quale è, e non può non essere, mentre il non essere non è, e non può essere. Dunque: "l'essere è, il nulla non è" (frammento 6), cioè: il nulla non esiste.
(Questa tesi presuppone 2 principi che verranno teorizzati più tardi, ossia
il principio di identità (ogni cosa è uguale a se stessa);
e il principio di non contraddizione (per il quale è impossibile che una stessa cosa sia, e nello stesso tempo non sia ciò che è).
RAGAZZI, ATTENZIONE: quando si parla di essere, non si intende semplicemente il verbo essere, ma si allude a un concetto astratto.
Con Parmenide prende l'avvio il pensiero filosofico che è definito ONTOLOGIA cioè lo studio dell'essere in generale (ὄντος+λόγος (pronuncia ontos+logos: ontos è il participio presente di essere che Parmenide usa con l'articolo, quindi è l'essente, l'essenza).
(Da ricordare: i fisici ionici avevano affrontato, invece, il discorso sulla COSMOLOGIA).
Parmenide non cerca l'elemento base della natura, ma vuole chiarire che cos'è la realtà, come possiamo definirla: la sola definizione che possiamo dare della realtà è che essa "è". E' ciò che "esiste". L'essere esiste in quanto esiste e non dà luogo al non-essere: se il non-essere esistesse, sarebbe un essere.
Anche il pensiero è essere, non c'è differenza tra un oggetto e il pensiero. Entrambi esistono. L'uomo non si distingue da un qualsiasi altro esistente. L'essere è costituito da tutto ciò che esiste, una sedia, un tavolo, una casa ecc e tra tutto ciò che esiste c'è lo spazio, ma anche lo spazio è essere altrimenti non esisterebbe. Ogni cosa è collegata all'altra così che alla fine abbiamo la totalità l'Uno, indivisibile.
La realtà, dunque, è ciò che esiste.
La morte esiste come evento secondario: che un uomo diventi polvere non significa che non sia nulla ma significa che esiste come polvere.
Quindi bisogna guardare la realtà dal punto di vista dell'esistere, al di là delle forme (che percepiamo con i sensi).
Parmenide ricava una serie di attributi, di caratteristiche, dell'essere.
L'essere è:
Uno (perché dire che una cosa è perché non è un'altra, è un'argomentazione vuota e il non essere non si può né dire né pensare);
Ingenerato, imperituro ed Eterno;
Indivisibile (in quanto la divisibilità racchiuderebbe il concetto di non essere);
Immobile (immobile perché dovrebbe muoversi in un luogo diverso da lui);
Immutabile (identico a sé)
PS. Parmenide a un certo punto pare che parli, di una terza via della conoscenza oltre alle 2 vie che abbiamo visto sopra: è la via dell'opinione plausibile (la doxa plausibile) che offre una spiegazione verosimile della realtà)
Leggere "La ricerca della verità e i due sentieri" brano tratto dai frammenti di Parmenide, a pag. 48, con l'analisi del testo a pag. 49
Leggere anche "Le caratteristiche dell'essere" a pag. 51
ZENONE
Zenone, discepolo di Parmenide, è più giovane del suo maestro di 25 anni.
Zenone è noto per i suoi PARADOSSI: il paradosso è una descrizione che contraddice l'opinione comune (dal greco παρά+δόξα, pronuncia: parà+doxa; traduzione: contro+opinione).
I famosi paradossi di Zenone non vogliono far altro che respingere le tesi degli avversari del suo maestro Parmenide.
Questi avversari, infatti, definiscono "cose ridicole" le argomentazioni di Parmenide sulla indivisibilità.
Zenone dimostra che "non meno ridicoli, allora, sono i concetti di molteplicità e divisibilità. Infatti il concetto di divisibilità all'infinito porta alla negazione del movimento: poniamo lo spazio divisibile all'infinito; ebbene, un corpo A per raggiungere B dovrà prima giungere nel punto C - posto a metà tra A e B - ma per raggiungere C dovrà raggiungere prima D - posto tra A e C - e così via".
A D C B
A tale proposito si ricordi il famoso paradosso del pie' veloce Achille e della tartaruga: Achille, posto nel punto A, non potrà mai raggiungere la tartaruga posta nel punto A1 con un leggero vantaggio di partenza poiché quando Achille sarà nel punto A1 la tartaruga, anche se lentamente, avrà raggiunto il punto A2 e così all'infinito.
Ma a prescindere da questo seppur minimo movimento della tartaruga, se si ipotizzasse la divisibilità all'infinito del tempo e dello spazio, Achille con riuscirebbe mai a coprire la distanza tra lui e la tartaruga: ammetteremmo in questo modo che il movimento non esiste!
A(Achille) A1(tartaruga) A2(tartaruga)
Un altro famoso paradosso è quello della freccia scagliata che non raggiungerà mai il bersaglio perché ci saranno sempre un tempo e uno spazio, anche se brevi, in cui quella freccia si troverà "ferma" e dunque il suo movimento non sarebbe altro che un insieme di stasi.
Freccia
Il 9 ottobre 2017 l'alunna C. 2017/2018, ha presentato alla classe i miti greci, i filosofi presocratici monisti e pluralisti e i filosofi eleatici in PowerPoint, riportato, insieme ai lavori degli altri studenti, in fondo alla pagina
L'11 ottobre 2017 l'alunna F. 2017/2018, ha presentato alla classe i miti greci, i filosofi presocratici monisti e pluralisti e i filosofi eleatici in PowerPoint, riportato, insieme ai lavori degli altri studenti, in fondo alla pagina
Il 19 ottobre 2017 l'alunna A. 2017/2018, ha presentato alla classe i miti greci e i filosofi presocratici monisti in PowerPoint, riportato, insieme ai lavori degli altri studenti, in fondo alla pagina
NELLE ULTIME due LEZIONI DI SETTEMBRE: ESERCITAZIONI
Dopo aver analizzato
L'etimologia della "FILOSOFIA" e i MITI GRECI;
I filosofi ionici PRESOCRATICI detti anche presofisti: MONISTI (Talete, Anassimandro, Anassimene, Pitagora, Eraclito) e PLURALISTI (Empledocle, Anassagora e Democrito): COSMOLOGIA;
I filosofi eleati: Parmenide e Zenone (ma anche Sonofane che non è eleatico territorialmente ma solo "idealmente") : ONTOLOGIA
concediamoci una breve pausa
E a proposito dei numeri ...
Fibonacci
LEGGERE INSIEME: Aristotele che scrive su TALETE. Talete non ha lasciato scritti filosofici. Lo conosciamo tramite Aristotele: leggere a PAG. 33 del libro in adozione di Abbagnano/Fornero, Capitolo 2 "La ricerca del principio": "Tutto è acqua"
LEGGERE INSIEME PARMENIDE a PAG. 51 del libro in adozione di Abbagnano/Fornero: "Le caratteristiche dell'essere"
Lavori presentati dagli studenti nell'a.s. 2017/2018
I miti greci rivisitati, a cura della studentessa A. a.s. 2017/2018, presentati alla classe il 20 settembre 2017
I miti greci e i filosofi presofisti monisti, a cura della studentessa A. a.s. 2017/2018, presentati alla classe il 21 settembre 2017
I miti greci e i filosofi presofisti monisti, a cura della studentessa L. a.s. 2017/2018, presentati alla classe il 21 settembre 2017
I miti greci e i filosofi presofisti monisti, a cura della studentessa G. a.s. 2017/2018, presentati alla classe il 28 settembre 2017
I miti greci, i filosofi presofisti monisti e pluralisti e i filosofi eleatici, a cura della studentessa C. a.s. 2017/2018, presentati alla classe il 9 ottobre 2017
I miti greci, i filosofi presofisti monisti e pluralisti e i filosofi eleatici, a cura della studentessa F. a.s. 2017/2018, presentati alla classe l'11 ottobre 2017
I miti greci, i filosofi presofisti monisti e pluralisti e i filosofi eleatici, a cura della studentessa A. a.s. 2017/2018, presentati alla classe il 19 ottobre 2017