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Testo adottato: "L'ideale e il reale", Nicola Abbagnano e Giovanni Fornero
FEBBRAIO 2017: LE FILOSOFIE ELLENISTICHE UNITA' 5
L'ETA' ELLENISTICA
EPICUREISMO
STOICISMO
SCETTICISMO
NEOPLATONISMO

Ravenna, Basilica di San Vitale, Giustiniano e Teodora, mosaici, 547 d.C. (si trovano ai lati dell'abside, posti l'uno di fronte all'altro). Il mosaico è stato eseguito, probabilmente da maestranze locali, su cartoni provenienti da Costantinopoli)


Ellenismo: è un termine che è stato coniato nel XIX secolo dallo storico tedesco Johann Gustav Droysen per indicare quel periodo che va dal 323 a.C., data della morte di Alessandro Magno, al 31 a.C., data della morte di Cleopatra e della conquista romana del Regno d'Egitto.
La moderna storiografia ha ampliato i confini cronologici e ha incluso, nell'età ellenistica, la cultura dei primi secoli dell'età cristiana, fino al 529 d.C., data in cui l'imperatore Giustiniano, nella sua persecuzione dei pagani, ordina la chiusura dell'Accademia platonica.
Al di là dei confini cronologici, è importante definire gli aspetti culturali e politici: è un'epoca caratterizzata dalla caduta ideale della polis e da una cultura che si arricchisce con l'incontro di civiltà diverse: quella greca, quella egizia, quella romana, con la dominanza della lingua greca.
Sfumano le religioni legate agli dei della città, nella ricerca della libertà da falsi timori divini, nella ricerca di nuovi rapporti di amicizia tra tutti gli uomini che sfocerà nella ricerca di un unico Dio Amore, Padre di tutti, con l'avvento del Cristianesimo.
ATENE E ALESSANDRIA
E' luogo comune considerare Atene la capitale della filosofia e Alessandria la capitale delle scienze specialistiche. Non tutti gli storici, però, concordano su questa netta divisione.
Nel III secolo a.C. ad Alessandria, probabilmente per volere di Tolomeo I Soter, uno dei diadochi di Alessandro Magno, vengono costruiti due edifici contigui:
Il Museo, così detto in onore delle muse, con sale deputate alla ricerca astronomica, alla ricerca medica per la dissezione dei cadaveri, un orto botanico, un giardino zoologico e alloggi per gli studiosi.
Il Museo verrà danneggiato nel 145 a.C. a causa della "guerra civile" tra il re d'Egitto e gli intellettuali;
La Biblioteca, dove vengono raccolti 700.000 volumi-papiro, la più grande raccolta di libri del mondo antico. L'obiettivo è quello di raccogliere un esemplare di ogni manoscritto esistente. L'acquisizione dei libri avviene in questo modo: tutti i libri che si trovavano nelle navi attraccate al porto di Alessandria dovevano essere lasciati nella biblioteca in cambio di copie.
Vengono raccolte,così, le opere di Omero, libri religiosi persiani, manoscritti buddisti ecc...
In questo contesto nasce la filolologia, ossia lo studio meticoloso dei testi scritti (dal greco φιλoλογία parola composta da φίλος phìlos "amante, amico" e λόγος lògos "parola, discorso").
La Biblioteca verrà distrutta, non se ne conosce l'esatta causa, forse da un incendio nel 48 a.C., oppure per volere del vescovo Teofilo nel 391 d.C. perché simbolo, per i cristiani, del mondo e del sapere pagani.

Nuova Biblioteca di Alessandria inaugurata nel 2002 dopo 7 anni di lavori

LA RICERCA SCIENTIFICA DAL IV sec. a.C.al I sec. d.C.
Quelli che noi oggi chiamiamo scienziati, e che nell'età ellenistica vivono o si formano oppure operano ad Alessandria, vengono chiamati, dagli antichi, "filosofi".
Questi scienziati hanno una grande importanza nella storia del pensiero scientifico perché analizzano i problemi con un metodo di ricerca che organizza, i fenomeni studiati, attraverso la matematica.
Ne ricordiamo solo alcuni:
ARISTARCO di Samo (IV sec. a.C.)
Fisico, si occupa dei movimenti celesti. Cerca di determinare le distanze del sole e della luna e le loro dimensioni.
Formula l'ipotesi eliocentrica, ipotesi che viene ostacolata da altri astronomi, ma non per questioni religiose come accadrà successivamente a Galileo, ma perché, allora, l'ipotesi geocentrica serviva di più a spiegare i fenomeni, serviva meglio nelle misurazioni: non si trattava, quindi, per i "filosofi" di Alessandria di contrapporre una verità a una falsità ma di contrapporre a un'ipotesi che serviva meno un'ipotesi che serviva di più.
LEGGERE A PAG. 339 "LABORATORIO DELLE IDEE"
EUCLIDE (III sec. a.C.)
Matematico, si serve dei risultati raggiunti dai filosofi precedenti, Pitagora e i pitagorici, per un discorso più puramente geometrico e matematico.
Euclide riprende le definizioni di punto - punto è ciò che non ha parti - per porlo come termine principale per la costruzione di qualsiasi figura. E' chiaro che dopo il termine "punto" abbiamo il termine "retta" e poi il termine "angoli" e poi il termine "superficie piana" ecc...
E già la parola "termine" era stata usata da Aristotele per indicare i confini entro i quali è valido un sillogismo. Ma con Euclide, i punti, le rette, le parallele, le superfici ecc... sono termini che, indipendentemente dal loro esistere o dall'avere una loro essenzialità, permettono tutto il discorso geometrico. Dall'incontro dei termini ne derivano i postulati, si determinano i concetti, gli assiomi.
ARCHIMEDE (II sec. a.C.)
Matematico, nasce a Siracusa, studia ad Alessandria e opera a Siracusa, città nella quale viene ucciso durante l'invasione di Roma del 212.
Ad Archimede si deve l'invenzione di strumenti bellici, dei famosi specchi ustori, che avrebbero concentrato i raggi del sole sulle navi dei romani per incendiarle, di strumenti per sollevare l'acqua.
Per Archimede l'esperienza pratica ha notevole importanza ma questa deve avere il supporto della scienza. Scienza e tecnica sono strettamente connesse.
Particolarmente interessante è l'adozione di un metodo che egli chiama "metodo meccanico"che consiste nel supporre la figura piana come un insieme di rette e la figura solida come un insieme di piani attuando, così, un processo di scomposizione e ricomposizione che avrà ampi sviluppi nella scienza moderna.
Se si ha tempo, guardare il video sotto
APOLLONIO di Perge (II sec. a.C.)
"Il trattato sulle coniche" costituisce una delle opere più complesse e sistematiche della matematica antica. Tagliando con un piano un cono, egli genera i diversi tipi di curve: parabola, iperbole ed ellisse, termini introdotti proprio da lui.
Determina, inoltre, i rapporti costanti che caratterizzano le diverse curve.
La sua esperienza ha notevole influenza negli studi dell'età moderna.
ERATOSTENE (II sec. a.C.)
Geografo, nasce studia e vive ad Alessandria dove è maestro del figlio di Tolomeo III e bibliotecario del Museo.
Compone un grande trattato di geografia e uno sulla misura della terra. E' autore della prima rappresentazione cartografica del mondo.
Compone un grande trattato di geografia e uno sulla misura della terra.
Secondo i calcoli di Eratostene, la circonferenza terrestre era di 252.000 stadi cioè 44.856 Km. Secondo i calcoli odierni, la circonferenza, calcolata all'equatore, è di circa 40.070 Km.
TOLOMEO (I SEC. d.C.)
Astronomo, rielabora le dottrine di Apollonio. Considera la terra al centro del mondo (sistema geocentrico), come una sfera piena, immobile.
Tolomeo immagina che ogni pianeta percorre, con moto uniforme, un piccolo cerchio, il cui centro corre a sua volta lungo un circolo massimo attorno alla terra.
GALENO (I sec. d.C.)
Medico, studia anatomia descrivendo le ossa, i muscoli e i nervi; studia fisiologia descrivendo il funzionamento del sistema circolatorio.
Durante il periodo ellenistico hanno origine le posizioni filosofiche di
EPICUREI
STOICI
SCETTICI.
E' un periodo caratterizzato dalla ricerca di LIBERTA' DAI FALSI TIMORI DEGLI DEI, dalla ricerca di nuovi rapporti di AMICIZIA TRA GLI UOMINI.
EPICUREISMO
EPICURO
Epicuro, di Samo (342-270 a.C.)
Busto marmoreo,
copia romana dell'originale greco
(III secolo-II secolo a.C.),
Londra, British Museum

EPICURO nasce nel 341 a.C. a Samo (isola greca poco lontano dalla Turchia, si veda la cartina).
I suoi scritti sono andati quasi tutti perduti: ce ne parlano Diogene Laerzio (180 d.C.) e Lucrezio (94 a.C.) nel "De Rerum Natura che si apre con una celebrazione a Epicuro come "colui che ha liberato gli uomini dal timore degli dèi".
Rimangono, di lui, solo tre lettere: a Erodoto, in cui Epicuro espone la sua concezione della
fisica, a Meneceo, in cui Epicuro parla di temi etici, a
Pitocle, in cui Epicuro parla di questioni metereologiche.
Oltre a queste opere rimangono ovviamente tantissimi frammenti.
Insegna in varie città
della Grecia e poi ad Atene dove rimane fino alla morte nel 270 a.C.
Nel 306 a.C. apre, ad Atene, "Il Giardino": una scuola che ha come sede il giardino della sua abitazione. Per questo gli epicurei verranno chiamati "i filosofi del giardino". La sua scuola è frequentata da donne, uomini e schiavi, che vivono in rapporti di AMICIZIA. L'autorità di Epicuro sui membri del gruppo è enorme, sia per il suo pensiero che per l'esempio personale, tanto che nel corso della sua vita, e dopo la sua morte, i suoi discepoli cercano di modellare la propria vita su quella del loro maestro. Uno dei motti più ripetuti nella scuola è: "Comportati sempre come se Epicuro ti vedesse".
Per Epicuro la filosofia e il sapere
in generale hanno come fine il raggiungimento della felicità.
La filosofia aiuta l'uomo a raggiungere la felicità fornendogli un quadruplice
farmaco che gli permette di superare i 4 mali fondamentali:
1. il timore degli
dei: la filosofia libera gli uomini dal timore degli dei
dimostrando che gli dei non si occupano dell'uomo;
2. la paura della
morte: la filosofia libera gli uomini dal timore della morte
dimostrando che essa non è nulla per l'uomo "perché quando ci
siamo noi la morte non c'è mentre quando c'è la morte non ci siamo
noi";
3. la mancanza della
felicità: la filosofia mostra la facile raggiungibilità del
piacere;
4. il dolore fisico:
la filosofia mostra la brevità e la provvisorietà del dolore.
In queste affermazioni si
vede chiaramente come il fine della filosofia epicurea non sia la
contemplazione dell'ordine dell'universo, ma il fine pratico di
rendere l'uomo più felice.
LA FISICA
La fisica di Epicuro ha lo scopo di escludere dal mondo ogni causa sovrannaturale e di liberare così gli uomini dal timore di essere alla mercé di forze sconosciute e di misteriosi interventi. Per raggiungere questo scopo la fisica di Epicuro deve essere: 1. materialistica, cioè escludere la presenza nel mondo di qualsiasi entità immateriale o spirituale; 2. meccanicistica, cioè spiegare tutte le trasformazioni sulla base del movimento degli atomi escludendo qualsiasi altro principio finalistico (potenza, forma, causa finale, forze cosmiche, ecc.). Poiché la fisica di Democrito (460 a.C.) aveva queste caratteristiche, Epicuro riprende interamente le sue teorie fisiche, con alcune piccole modifiche:
La realtà è costituita da atomi, ETERNI e IMMUTABILI, che si differenziano tra loro quantitativamente (non qualitativamente come le omeomerie di Anassagora) e per forma, grandezza e peso (Democrito, invece, li aveva differenziati per forma ordine e posizione).
Gli atomi sono dotati di moto rettilineo e uniforme (ma non dall'alto verso il basso come voleva Aristotele) (perché il basso e l'alto devono essere considerati come punti di riferimento relativi e non assoluti).
Gli atomi si muovono nel vuoto e con uguale velocità.
Come si formano i corpi?
Esiste una deviazione, "clinamen", altrimenti si muoverebbero come pioggia senza mai incontrarsi. Questa deviazione è casuale (e non causale) e la casualità è ben conciliabile con l'agire libero dell'uomo.
Deviando, gli atomi si scontano e si generano nuove direzioni e nuovi aggregati; si generano così i corpi e i mondi infiniti.
Nella costituzione dei corpi non vi è l'intervento divino.
Qualche critico ha voluto vedervi un'anticipazione del
principio di indeterminazione di Heisenberg (che afferma che
il comportamento delle particelle subatomiche sia indeterminabile).
Sulla base di questi
principi Epicuro spiega tutti
i fenomeni naturali (tempeste, vulcani), ma soprattutto afferma
che le spiegazioni non materialistiche date dai precedenti
filosofi ad alcuni aspetti dell'esistenza (anima, divinità, cause
finali, ecc.) sono false.
L'ANIMA è secondo
Epicuro mortale perché formata, anch'essa, da atomi (più sottili e leggeri).
Con la morte gli atomi
dell'anima si separano e cessa qualsiasi possibilità di sensazione,
la morte è completa "privazione di sensazioni". Per questo è stupido temerla. "Il più terribile dei mali, la
morte, non è nulla per noi perché quando ci siamo noi non c'è la
morte, quando c'è la morte non ci siamo noi". Come la vita è un'aggregazione di atomi, la morte è una disgregazione di atomi.
L'interpretazione
atomistica della realtà esclude l'intervento degli dei. Se esistono, gli dèi vivono negli Intermundia e non influenzano l'uomo, né si curano di lui.
La FELICITA' è, per Epicuro, piacere, ma non piacere dissoluto e volgare, ma APONIA cioè assenza di dolore (dal greco ἀπονία, ἀ privativa e πόνος dolore) e ATARASSIA (ἀταραξία) cioè assenza di turbamento. Il piacere è godimento del presente senza alcuna ansia per il futuro.
Per evitare i dolori e i turbamenti, Epicuro parla di soddisfacimento di bisogni.
Epicuro distingue i bisogni in:
Bisogni naturali e necessari (mangiare, bere, dormire ma anche l'amicizia, la filosofia);
Bisogni naturali ma non necessari (mangiare cibi raffinati, vestirsi con eleganza ecc.). Questi piaceri non devono essere ricercati perché non contribuiscono ad aumentare la nostra felicità;
Bisogni innaturali e non necessari (mangiare eccessivamente o la ricerca del potere). Si tratta di piaceri che non si possono soddisfare mai pienamente, per cui la soddisfazione si mescola al dolore che si rivela pertanto inestinguibile.
La POLITICA: Epicuro nega una politica basata sulla forza e sul predominio di alcuni uomini su altri (gli uomini cercano il potere solo per timore di essere sopraffatti, è per questo che non bisogna temere gli altri uomini). Il rapporto umano si fonda sull'equilibrio e non sulla paura. Si realizzerà così l'AMICIZIA che è la forma più vera di vita politica.
LA CONOSCENZA è legata alla sensazione: I corpi emanano degli effluvii che si staccano e "colpiscono" il soggetto (come per Democrito).
IL LINGUAGGIO: L'impressione ricevuta provoca nei primi uomini l'emissione di un suono (non convenzionale). Poi, il suono è diventato parola (convenzione). Da qui il LINGUAGGIO": ha un fondamento "per natura" e una strutturazione per "convenzione".
Le varie sensazioni si connettono tra loro mediante la memoria. Le sensazioni costituiscono le cosiddette "PRENOZIONI" o "CANONI". Esempio: quella cosa fatta in una determinata maniera è un uomo, per cui, quando si pronuncia la parola "uomo", subito, per prenozione, si pensa alla forma e ai suoi caratteri.

Compito per i più volenterosi:

Alfred Adler (1870-1937)
Medico psicanalista viennese
Zygmunt Bauman (1925-2017)
filosofo polacco
Epicuro, di Samo (342-270 a.C.)
Confrontare, in merito all'agire umano, il pensiero di EPICURO, ADLER e BAUMAN.
Secondo Alfred ADLER, medico psicanalista nato a Vienna, (1870-1937), l'esistenza è una lotta in cui si affermano sugli altri coloro che vogliono compensare il loro senso di inferiorità (sono i deboli).
La spinta ad agire per affermare se stessi e compensare il senso di inferiorità è chiamata "volontà di potenza", un'espressione che Adler desume da Nietzsche.
”La nostra vita è un’opera d’arte, per viverla dobbiamo porci delle sfide difficili da contrastare a distanza ravvicinata; dobbiamo scegliere obiettivi che siano ben oltre la nostra portata”.
Tratto da "L’ Arte della vita" di Zygmunt BAUMAN.
STOICISMO
ZENONE di Cizio
Fondatore dello stoicismo è ZENONE di Cizio (335-264 a.C.), Cizio è una città meridionale dell'isola di Cipro, isola tra la Turchia e il Libano (si veda la cartina sopra).
Epicuro aveva da poco aperto la scuola "Il Giardino", quando Zenone apre la propria scuola ad Atene, detta "STOA" (portico), un portico affrescato dal pittore Polignoto.
la ricerca filosofica è distinta dagli stoici in
LOGICA
FISICA
ETICA.
La Logica
Zenone e gli stoici intendono per "logica" la dottrina che ha per oggetto i lògoi, ossia i discorsi.
I discorsi possono essere continui: in questo caso la logica è detta RETORICA;
oppure i discorsi possono essere divisi, ossia con domane e risposte: in questo caso la logica è detta DIALETTICA.
Lo studio delle singole parole, invece, è la GRAMMATICA.
Noi riceviamo, dalla realtà, delle impressioni, delle rappresentazioni: le fantasie.
Le rappresentazioni in sé non sono né vere né false; la verità e la falsità nascono dal giudicare, ossia dal nostro assenso.
Vi sono, però, fantasie che si presentano con forza ed evidenza. Queste sono le fantasie catalettiche (dal greco κατά ληπτικός, afferrate su, da catalambano io afferro).
Noi, dunque, dobbiamo dare il nostro assenso alle fantasie catalettiche, cioè chiare ed evidenti: solo così non si cade nell'errore.
Le rappresentazioni si articolano fra loro nelle proposizioni.
La validità di un ragionamento non è nel rapporto tra i termini (come voleva Aristotele), ma nella IMPLICAZIONE di una proposizione nell'altra.
Così, ad esempio: Se è giorno allora c'è luce, ma è giorno dunque c'è luce.
Il "se" e il "dunque" congiungono due proposizioni in modo tale che se è vero l'antecedente, allora è vero anche il conseguente. In questi ragionamenti il conseguente è vero perché deriva dall'antecedente, è una logica conseguenza di esso. Ma a sua volta si può dire che anche l'antecedente è vero. La proposizione antecedente vera è quella talmente evidente che non ha bisogno di dimostrazione. Questi sono i ragionamenti ANAPODITTICI (απόδειktikos senza dimostrazione).
Le rappresentazioni catalettiche si conservano nella memoria. Poi, la logica studia i modi in cui si articolano queste fantasie catalettiche (dovute all'esperienza e non innate come voleva Platone).
Nella logica stoica è importante la dottrina dei segni (semiotica) e dei significati (semantica): il segno è il nome dell'oggetto. Il significato sta tra due realtà: il suono e l'oggetto, è un'entità mentale.
DIVERTIAMOCI UN PO'
Gli stoici, tra le forme di ragionamento, sembra che ponessero anche i discorsi insolubili (da pag. 347 a pag. 348 del libro in adozione)
I più noti sono: il RAGIONAMENTO DEL MENTITORE e il PARADOSSO DEL COCCODRILLO.
Il ragionamento del mentitore (detto anche ragionamento del bugiardo): Epimenide, cretese, proclamava che tutti i cretesi erano bugiardi. Diceva il vero o il falso? Se diceva il vero mentiva, in quanto cretese, asserendo che tutti i cretesi erano bugiardi; quindi diceva il falso. Se diceva il falso, non mentiva, come cretese, quindi diceva il vero.
Un altro dilemma è il paradosso del coccodrillo, anche questo diffuso tra gli stoici: un coccodrillo, rubato un bambino, promise alla madre di renderglielo, a patto che avesse indovinato la sua intenzione o meno di restituirglielo. Avendo la madre risposto che il coccodrillo NON l'avrebbe restituito, il coccodrillo cadde in un terribile dilemma. Infatti, non restituendolo, avrebbe reso vera la riposta della madre, e quindi avrebbe dovuto, in base al patto, procedere alla consegna del bimbo. Viceversa, restituendolo, avrebbe reso falsa la risposta della madre e quindi, in base al patto, non avrebbe dovuto consegnare il bambino.
In ambedue i casi il coccodrillo si sarebbe trovato in contraddizione.
CURIOSITA'
Nel XX secolo alcuni paradossi hanno trovato uno schema di soluzione ad opera di alcuni filosofi, ad esempio del matematico e filosofo Bertrand Russell (1872-1970): I logici moderni esprimono i paradossi in modo molto più semplice, sostituendo "mento" alla parola "falso" e aggiungendo la parola "tutto" e "tranne" (vedi pag. 348).
NB ANNO 1935
Nel 1935 viene ideato il paradosso del gatto di Schrödinger, da Erwin Schrödinger, premio Nobel per la fisica nel 1933 (1887-1961), con lo scopo di illustrare come l'interpretazione "ortodossa" della meccanica quantistica (interpretazione di Copenaghen) fornisse risultati paradossali se applicata a un sistema fisico macroscopico.

VIDEO, 5 minuti, sulla fisica quantistica in inglese con sottotitoli in italiano

La fisica
Secondo gli stoici la natura è costituita da due principi: uno passivo, la materia, uno attivo, la ragione o logos che tutto organizza, che è principio di ordine e vita, è forza vitale.
Di qui la teoria del logo-fuoco e la tesi dei cicli: ogni mondo nasce dal fuoco e si dissolve con il fuoco in una conflagrazione universale (fine del mondo). Ogni 36.000 anni si compie il grande ciclo del mondo, cioè avviene la distruzione di tutto (la conflagrazione), poi tutto si rigenera allo stesso modo del ciclo precedente, per cui ci saranno di nuovo Platone, di nuovo Socrate, con gli stessi amici e gli stessi concittadini.
L'etica
L'etica stoica si basa sul cosmopolitismo e sul giusnaturalismo (dal greco κόσμος kósmos e πολίτης polìtes, cittadino. Il cosmopolita, considera se stesso "cittadino del mondo") e (dal latino iūs naturāle ‘diritto naturale’). Sul cosmopolitismo in quanto tutti gli uomini sono uguali, e perciò fratelli e cittadini di un unico Stato.
I dolori, le gioie, le ricchezze sono per lo stoico indifferenti.
L'uomo libero è l'uomo che sa pensare, che vive comprendendo gli altri come simili a lui.
L'etica stoica è basata sul giusnaturalismo in quanto i principi della giustizia e del diritto derivano dalla ragione (o natura).
La passione è errore: è essere schiavi. L'uomo saggio deve vivere secondo ragione.
SCETTICISMO
PIRRONE, ARCESILAO E CARNEADE, SESTO EMPIRICO
Il termine scetticismo deriva dal greco σκέψις (sképsis), che significa "ricerca".
Schematicamente, si può parlare di
PRIMO SCETTICISMO con PIRRONE
SECONDO SCETTICISMO con ARCESILAO e CARNEADE
TERZO PERIORO DELLO CETTICISMO con SESTO EMPIRICO.
PIRRONE: nasce in Grecia, a Elide, nel 365 a.C. Secondo Pirrone non possiamo conoscere nulla al di là dell'apparenza. Retto è l'atteggiamento di colui che non assume mai come definitivi un costume o una condotta morale, ma è sempre alla ricerca.
Non nega la realtà ma nega una qualsiasi definizione di essa.
ARCESILAO: nasce in Asia Minore nel 315 a.C. E' in polemica con gli stoici, sia sul piano della logica, sia sul piano della fisica, sia sul piano dell'etica. Sul piano della logica perché, secondo Arcesilao, non è possibile distinguere le fantasie catalettiche dalle altre in quanto nessuna fantasia si presenta più evidente di un'altra. Inoltre, per Arcesilao lo stoicismo, con la concezione ciclica del mondo (ogni 36.000 anni si compiva un grande anno del mondo) non lasciava spazio all'iniziativa dell'uomo.
CARNEADE: nasce nel 214 a.C. a Cirene (in Libia, all'epoca colonia greca). Riprende la posizione di Arcesilao contro gli stoici e contro le fantasie catalettiche: le rappresentazioni per Carneade possono essere solo probabili (anticipare accostamento a Hume).
Mette in discussione anche l'esistenza di Dio: "vi sono sempre stati gli atei".
Mette in discussione il giusnaturalismo: esistono leggi diverse a seconda dei vari popoli.
Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi, Capitolo VIII
“Carneade! Chi era costui?” ruminava tra sé don Abbondio seduto sul suo seggiolone, in una stanza del piano superiore, con un libricciolo aperto davanti, quando Perpetua entrò a portargli l’imbasciata. “Carneade! questo nome mi par bene d’averlo letto o sentito; doveva essere un uomo di studio, un letteratone del tempo antico: è un nome di quelli; ma chi diavolo era costui?” Tanto il pover’uomo era lontano da prevedere che burrasca gli si addensasse sul capo!
Bisogna sapere che don Abbondio si dilettava di leggere un pochino ogni giorno; e un curato suo vicino, che aveva un po’ di libreria, gli prestava un libro dopo l’altro, il primo che gli veniva alle mani. Quello su cui meditava in quel momento don Abbondio, convalescente della febbre dello spavento, anzi più guarito (quanto alla febbre) che non volesse lasciar credere, era un panegirico in onore di san Carlo, detto con molta enfasi, e udito con molta ammirazione nel duomo di Milano, due anni prima. Il santo v’era paragonato, per l’amore allo studio, ad Archimede; e fin qui don Abbondio non trovava inciampo; perché Archimede ne ha fatte di così curiose, ha fatto dir tanto di sé, che, per saperne qualche cosa, non c’è bisogno d’un’erudizione molto vasta. Ma, dopo Archimede, l’oratore chiamava a paragone anche Carneade: e lì il lettore era rimasto arrenato. In quel momento entrò Perpetua ad annunziar la visita di Tonio.
SESTO EMPIRICO: nasce nel 180 a.C. Ci è ignoto il paese di origine.
Medico, dà importanza alla medicina empirica. Per Sesto Empirico non bisogna mai prendere per definitiva nessuna tesi.
NEOPLATONISMO
Plotino
Con il temine neoplatonismo si indica l'insieme delle dottrine sviluppatesi tra il III secolo e il VI secolo d.C., precisamente dalla fondazione della Scuola di Alessandria fino alla chiusura della scuola di Atene da parte di Giustiniano avvenuta nel 529.
Le caratteristiche del neoplatonismo consistono nell'accettazione dell'autorità di Platone e nell'attribuzione alla filosofia di un compito morale e religioso.
Il neoplatonismo trova la sua formulazione filosofica più alta in Plotino (nato il Egitto nel 202) mentre alla sua diffusione contribuirà un discepolo e collaboratore di Plotino, Porfirio (nato in Siria nel 233).
Porfirio, infatti, nel 300 sistema gli scritti di Plotino in 6 trattati di 9 libri ciascuno, di qui il titolo di "ENNEADI".
Principi della filosofia di Plotino
Secondo Plotino la prima esperienza dell'uomo è quella della molteplicità, ma la molteplicità sarebbe impensabile senza l'unità: lo stesso due sarebbe impensabile senza l'uno.
L'Uno è dunque il primo fondamento (prima ipostasi) del tutto.
L'Uno è inconoscibile: dell'Uno si può dire e pensare quello che NON è.
Se, per necessità del discorso umano, dovessimo definirlo, potremmo dire che è "Bene" (in realtà esso va al di là del Bene), oppure potremmo ricorrere a immagini: una delle più celebri è quella della luce intesa come luminosità: il punto luminoso è tale nell'irradiarsi dei suoi raggi ma né i suoi raggi sono il punto luminoso né il punto luminoso è i suoi raggi. E i raggi, via via che si allontanano dal centro luminoso, sono sempre meno luminosi fino al limite d'ombra che è costituito dalla materia.
Dalla prima ipostasi procede la seconda ipostasi: l'Intelletto.
Il momento della processione, cioè il passaggio dall'Uno al molteplice, si realizza con l'Intelletto che, come atto di pensiero è uno ma che, tuttavia, pensa le idee che sono molte, costituiscono cioè una molteplicità.
Dall'Intelletto procede la terza ipostasi: "l'anima del mondo": essa fa da mediatrice tra l'intelligibile e il sensibile. Le singole anime sono manifestazioni dell'anima cosmica; e poiché l'anima è superiore al corpo, non si deve dire che l'anima è nel corpo ma che il corpo è nell'anima (qui ha pieno sviluppo la cosmologia del Timeo di Platone). In questa prospettiva la corporeità, la materia, è limitazione dell'anima: la materia è zona d'ombra! Il male è, in questa concezione, considerato come una forza non solo morale ma cosmica che limita l'armonia dell'universo come l'ombra che resiste al diffondersi della luce.
L'anima deve elevarsi fino alla contemplazione dell'intelligibile ma questo è possibile solo attraverso una purificazione progressiva che si attua attraverso l'amore della bellezza.
L'amore per la bellezza porta l'uomo al di sopra della sensibilità, verso l'intelligibile: Dio.
L'anima attraverso l'estasi esce da sé e coglie, con un atto intuitivo, l'Uno.
ESTASI E TEOLOGIA NEGATIVA SONO TEMI CHE AVRANNO FORTUNA NELLA MISTICA CRISTIANA
(Per il Platonismo Rinascimentale si veda il volume II, capitolo 2)
Il neoplatonismo è importante perché inciderà sia sulla filosofia medioevale, in particolare per l'aspetto che riguarda il dibattito sui limiti del linguaggio speculativo in teologia e sulla formulazione della "teologia negativa", sia nell'età moderna, con Marsilio Ficino (nato a Figline Valdarno nel 1433).
Nel 1462, circa, Marsilio Ficino fonda l'"Accademia neoplatonica". La sua sede è dapprima a Firenze, a "Villa Le Fontanelle" e poi a Carreggi: entrambe le ville sono donate a Marsilio Ficino da Cosimo De' Medici perché lì potesse svolgervi la sua opera di traduzione: vi traduce "I Dialoghi" di Platone e "Le Enneadi" di Plotino.
Per Ficino la filosofia platonica è perfettamente convergente con la religione cristiana: concepisce l'uomo alla ricerca di Dio attraverso una fuga che si svolge con un passaggio dalle tenebre alla luce: la fuga si arresta solo di fronte a Dio; e questa fuga è possibile solo con un atto di amore; è l'eros platonico il mezzo che permette di conoscere Dio. E' questo il tema
della sua opera "teologia platonica sull'immortalità dell'anima", in cui parla di una "pia filosofia" e di una "dotta religione".