Il contenuto di questo sito non sostituisce il libro di testo (da portare in classe)
LA STRUTTURA SOCIALE
(da pag. 68 a pag. 71)
Funzionalismo Strutturalismo
Malinowski e Radcliffe-Brown Lévi-Strauss

Il termine STRUTTURA deriva dal latino "STRUERE"= COSTRUIRE.
In sociologia il termine è usato da due correnti di pensiero:
- dal FUNZIONALISMO britannico: tra i funzionalisti ricordiamo Bronislaw Malinowski (1884-1942) e Reinald Radcliffe-Brown (1881-1955) secondo cui la struttura sociale è una realtà concreta: osservabile e misurabile;
- dallo STRUTTURALISMO, secondo cui la struttura sociale è un modello astratto. I maggiori esponenti sono: Wilhelm Wundt medico fisiologo nato in Germania nel 1832 e il suo allievo Titchner per l'approccio psicologico, lo svizzero Ferdinand De Saussure e il russo Roman Jakobson nel campo della linguistica, Jacques Lacan psicanalista francese, il filosofo e sociologo marxista francese Michel Foucault, l'antropologo belga Claude Lévi-Strauss (1908-2009).
(A questo punto studiare da pag. 90 a pag. 93 e da pag. 94 a pag. 98, ossia il funzionalismo britannico con Malinoski e Radcliffe-Brown e lo strutturalismo di Lévis-Strauss. Successivamente, tornare a pag. 71)
FUNZIONALISMO BRITANNICO
Malinowski e Radcliffe-Brown
(da pag. 90 a pag. 93)
Bronislaw MALINOWSKI
VIDEO, di 2 minuti, in inglese: "Malinowski on the Kula" : quando un comportamento di un individuo è antisociale, a lui viene impedito, temporaneamente o per sempre, lo scambio dei doni (kula). Questo fatto costituisce il più importante meccanismo di controllo dei comportamenti antisociali. Se ne deduce quanto l'organizzazione sociale delle tribù delle isole Trobriand sia molto più simile, di quanto non si possa pensare, a quella delle organizzazioni sociali dei paesi europei
Malinowski 1884-1942

Bronislaw MALINOWSKI nasce in Polonia, a Cracovia, (all'epoca sotto l'impero austriaco) nel 1884, dove si laurea in fisica.
Nel 1910 si trasferisce a Londra dove si dedica agli studi di antropologia.
Nel 1914, da Londra, si reca a Melbourne per un convegno quando scoppia la Prima Guerra mondiale. E' così che rimane in Australia: da Melbourne si reca nella Nuova Guinea, e da qui nelle isole Trobriand dove rimane per quattro anni, dal 1914 al 1918, conducendo ricerche sulle popolazioni indigene e sui "kula" (scambio simbolico di doni).
Torna a Londra, dove insegna antropologia all'università.
Nel 1938, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, si trasferisce negli Stati Uniti dove insegna allo Yale.
Insieme a Radcliffe-Brown, Malinowski è considerato il fondatore della scuola FUNZIONALISTICA britannica, anche se tra i due antropologi sociali vi sono numerose e importanti differenze teoriche.
La sua prolungata permanenza con gli indigeni delle isole Trobriand, quattro anni continuativi, ha fatto di lui il teorico dell'"osservazione partecipante", il metodo che, grazie a un lungo periodo di ricerca sul campo, permette all'antropologo, attraverso l'apprendimento del linguaggio e la condivisione delle pratiche della vita quotidiana, di immedesimarsi con il popolo studiato.
Muore negli Stati Uniti nel 1942.
Anno 1918: Malinowski fotografato nelle isole Trobriand Isole Trobriand


Le sue opere principali sono: "Gli argonauti del Pacifico occidentale" (1922), "Diritto e costume nelle società primitive" (1926), "Sesso e repressione sessuale tra i selvaggi" (1927).
Secondo Malinowski la cultura non va studiata nel suo sviluppo evolutivo ma nel suo FUNZIONAMENTO, come un organismo nel quale i singoli elementi culturali sono le parti costitutive (come per Durkheim):
Malinowski sostiene che gli uomini, per sopravvivere, debbano soddisfare alcuni bisogni che distingue in "primari" e "secondari":
- i bisogni primari sono i BISOGNI BIOLOGICI FONDAMENTALI: sono gli stessi per tutti gli uomini, quindi universali (metabolici, riproduttivi, di benessere fisico, di sicurezza ecc...);
- i bisogni secondari sono i BISOGNI DERIVATI, frutto di una risposta culturale ai bisogni primari, risposta che è diversa a seconda della società. Essi sono quattro: la religione, la politica, l'economia, la parentela.

L'articolo sotto riportato, del 16/7/1994 di STEFANO MALATESTA, è tratto dall'archivio del quotidiano "La Repubblica", qui parzialmente tagliato; racconta di Malinowski.
Papua, Nuova Guinea Kokoba trail, oggi Kokoba trail, II Guerra mondiale

Losuia, isole Trobriands (Papua New Guinea) -
Per arrivare alle Trobriands bisogna passare per Port Moresby, la capitale della Nuova Guinea. Una delle città più violente del mondo, con edifici nuovi che sembrano già saccheggiati prima di essere finiti, sparsi su colline ventose. Girando di giorno per le strade s'incontravano gruppi di sbandati e di "homeless" che avevano abbandonato i villaggi dell' altopiano portandosi dietro un piccolo sacco colorato fatto di corda intessuta con le piume. Indossavano abiti stracciati e berretti di lana, indifferenti al caldo. Molti assomigliavano curiosamente a Thelonious Monk, il pianista di jazz. Di notte era meglio rimanere in albergo. L'aereo per le Trobriands era un Twin Otter guidato da piloti australiani. Fece un giro su se stesso, poi si diresse verso le montagne dell'interno. Dopo qualche tempo il pilota girò la testa, facendo segno di guardare sotto. Un filo marrone, sottile ma visibile, si attorcigliava in interminabili giri attraverso una foresta verde marcio e ricciuta. Era il "Kokoda Trail", il sentiero tracciato dai giapponesi nell'estate del 1942 per prendere alle spalle Port Moresby, difesa dagli australiani e dagli americani. La marcia lungo il sentiero infernale si rivelò una scelta tattica sbagliata, morirono a migliaia per dissenteria, malaria, altre malattie sconosciute. La ritirata dal "Kokoda Trail", insieme con la battaglia di Guadalcanal, segnò una svolta nella guerra del Pacifico. I giapponesi non erano più invincibili. Al verde marcio si sostituì il blu cobalto del mare delle Salomon, punteggiato da centinaia di bassifondi sabbiosi, dove si andavano ad infrangere le onde lunghe del Pacifico. Kiriwina, l'isola principale delle Trobriands, non era molto più alta di questi banchi. Atterrammo su una pista di terra battuta, davanti ad una baracca. L' autista del fuoristrada si piegò sotto il peso della borsa più pesante, che conteneva quasi tutti i libri di Bronislaw Malinowski, da "Gli Argonauti del Pacifico occidentale" a "Sesso e repressione nelle società primitive". Se le Trobriands erano diventate famose nel mondo, lo dovevano a Malinowski. "Ah, sì?" fece l' autista. "Ogni tanto qui arrivano dei ' dim-dim', degli stranieri che fanno molte domande e poi scrivono libri". Aveva conosciuto un giapponese, e un italiano, che era stato ospite di un missionario, padre Lino, anche lui italiano.
Malinowski arrivò alle Trobriand ottant'anni fa, per caso e per necessità. Nato a Cracovia nel 1884 e quindi suddito austriaco, si trovava in Australia a studiare gli aborigeni quando scoppiò la Prima Guerra Mondiale. Il governo australiano si comportò magnanimamente offrendogli la scelta tra l'internamento e andare alle Trobriands "in libera custodia". Il polacco scelse le isole: in sei mesi imparò la lingua, rimanendoci in tutto due anni. Si era laureato in chimica e fisica, ma la lettura del "Ramo d' Oro" di James G. Frazer lo aveva portato verso territori più attraenti e assai meno esplorati. Gli "Argonauti", pubblicato nel 1922, è uno dei quattro o cinque grandi testi di tutta la letteratura antropologica. Anche con le sue lacune, con il suo ossessivo sottolineare che in quella società "tutto funzionava perché tutto aveva una funzione" (Lévi Strauss commentò più tardi: "Dire che una società funziona è un banale truismo; ma dire che tutto in una società funziona, è semplicemente assurdo"), è stato una fonte di ispirazione per gente come Marcel Mauss, Arnold Toynbee, Karl Polanyi e Georges Bataille.
Prima di Malinowski, altri avevano tentato di studiare sul posto i "primitivi". Ma lui è stato il primo a entrare nella loro vita quotidiana, giorno dopo giorno. Invece di scrivere sotto dettatura i ricordi dei vecchi saggi, com'era stato fatto per gli indiani d'America, aveva colto l'effervescenza spontanea della comunità, trasformandola in un oggetto di analisi appassionata. Una parte della fascinazione che gli "Argonauti" ha esercitato stava nelle sue qualità letterarie. Il polacco era un ammiratore di un altro polacco, Joseph Conrad e durante il periodo delle isole continuò a leggere e a rileggere le sue opere. Vi trovava quello slancio che spesso gli veniva a mancare quando l'inchiesta sul terreno deludeva. O quando la nostalgia si faceva soffocante.
La mattina dopo l'arrivo, il gestore del lodge dove abitavo, Gavin, mi portò a vedere i suoi "giardini". Come ottant'anni fa, gli isolani delle Trobriands vivono di un'economia di sussistenza: la pesca per i villaggi del sud dell'isola, la coltivazione per quelli della parte settentrionale. Ma quasi ogni famiglia ha un "giardino", dove si coltivano papaya, tuberi come il taro e soprattutto lo yam, l'igname. Lo yam è qualcosa di più del cibo-base: è un simbolo di prestigio, un indicatore della capacità del coltivatore e della sua conoscenza dell'arte, e quindi della sua ricchezza e della benevolenza accordata dagli esseri magici. Nelle Trobriands la sua produzione è sempre superiore all'effettivo consumo. Per Malinowski questo elemento non utilitario del lavoro, insieme con la sistemazione elegante dei giardini, smentiva il luogo comune dell' indigeno svogliato, semplice figlio della natura, e privo di senso estetico, supposta qualità delle culture alte.
Gavin, melanesiano puro, aveva un colore nero di pelle con sfumature bluastre che si trova solo in Nuova Guinea. Masticava tutto il giorno betel e vicino al lodge allevava coccodrilli in un recinto per venderne la pelle. Attraversammo quella che da lontano sembrava una bassa boscaglia, e che da vicino si rivelava una serie di campi coltivati e di radune bruciate per ripulire il terreno dalla sterpaglia, con alberi da cocco sparsi qua e là. Il raccolto dello yam era appena cominciato e sarebbe continuato fino a luglio e anche oltre. Al bordo di ogni giardino, sotto un capanno di frasche, erano stati sistemati i primi tuberi in giri concentrici, per essere ammirati. Possono raggiungere la lunghezza di un metro, simili a delle zucche e quando sono così grandi vengono esposti come trofei.
La moglie di Gavin sbucò da dietro le piante, seguita da due o tre bambini. Mangiammo yam cotto sotto la cenere, bevendo il liquido rinfrescante di una noce di cocco. Una parte del raccolto, disse Gavin, andava a sua madre.
La società delle Trobriands è gerarchica, con forti distinzioni tra classi ereditarie, e matrilineare. Dalla nascita il bambino entra a far parte del gruppo di parentela della madre ed è soggetto all'autorità dello zio paterno, invece che del padre biologico. Inevitabilmente il racconto fatto da Malinowski di una simile struttura sociale portò allo scontro con i freudiani, allora in fase di evangelizzazione. Se il rapporto tra figlio e padre biologico era tenue, fatto soltanto di affetto e di amicizia, allora la teoria di Edipo - il bambino che desidera la madre e che vuole eliminare il padre come rivale - non funzionava più. O almeno non era valida universalmente, ma solo all'interno della famiglia occidentale e patriarcale.
Chiesi a Gavin se era vero quello che raccontava a Port Moresby sul festival della raccolta dello yam. A Kiriwina i giovani sono incoraggiati ad avere rapporti liberi. I maschi lasciano la casa della madre quando raggiungono la pubertà e vivono nei bukumatula, le capanne degli scapoli, dove possono portare tutte le ragazze che vogliono. Come altrove nel Pacifico, da questi comportamenti gli inibiti antropologi europei ne dedussero che Kiriwina era l'"isola dell' amore". In realtà con il matrimonio il rapporto si stabilizza, anche se ci sono periodi dell'anno che si potrebbero definire fluttuanti.
Quando tutto lo yam è stato trasportato nel villaggio e "la casa dello yam", un silos dalla forma di una capanna areata, è stata riempita fino al tetto, allora si balla il mwaki-mwaki. ...
Girai per l' isola due o tre giorni lungo strade di sabbia corallina, costruite dagli americani durante la seconda guerra mondiale. S'incontravano dei bambini che sembravano essere le creature più libere del mondo e che subito chiedevano di accompagnarti. Altri bambini pescavano in gruppo nella laguna, cantando in coro le canzoni che avevano imparato nelle missioni.
A Sinaketa, un villaggio di pescatori, c'erano delle barche con il bilanciere tirate a secco sulla spiaggia, abbastanza grandi da poter essere impiegate nel "kula ring", il sistema di scambi marittimi intertribali, che costituisce il tema principale degli "Argonauti". Una volta il circuito toccava più di trenta isole sparse su 150 mila chilometri quadrati d'oceano a nord-est della Nuova Guinea. Venivano scambiati braccialetti contro collane di conchiglie, lungo due flussi che andavano in senso inverso. Alla fine del ciclo, che poteva durare fino a dieci anni, braccialetti e collane ritornavano al punto di partenza, ognuno recuperava quello che aveva messo in circolazione. Malinowski scrisse che non si trattava di commercio, anche se a latere avvenivano scambi di cibo e di animali domestici. Il "kularing" non serviva a nulla. Come nel gioco degli scacchi, l'unica ragione di essere stava nel rispetto delle regole. Un fatto sociale "totale", che coinvolgeva l' intera popolazione. La raffinatezza di un' istituzione così ambiziosa e così inutile affascinò gli studiosi occidentali, anche se alcuni non rimasero convinti di una spiegazione che spiegava poco.
Più tardi Mauss suggerì che la funzione essenziale del kula poteva essere quella di impedire la guerra tra le comunità che partecipavano allo scambio, un'interpretazione che mi sembra la più ragionevole tra le tante proposte. Oggi il circuito si limita a poche spedizioni verso un ristretto numero di isole e si svolge su dei canotti a motore.
Le barche sulla spiaggia non prendevano più il mare. La domenica andai alla messa officiata da padre Lino nella chiesa della missione, un semplice edificio a capanna ricoperto di lamiera ondulata, decorato con strisce rosse e nere. Due chierichetti servivano la messa vestiti solo con il gonnellino, si muovevano nobilmente come due piccoli faraoni. Una ragazza portò sull'altare un' offerta di papaya e di banane. I bambini circolavano tra le panche appena rialzate sul pavimento, mentre i più grandi cantavano gli inni. I vecchi sedevano fuori della chiesa, sotto il porticato, all'ombra. Padre Lino, un ingegnere bergamasco dai modi allegri, aveva anche rimesso in piedi la casa dell'altro missionario cattolico dell'isola, padre Giuseppe, un siciliano che viveva con i serpenti che gli cadevano dal tetto sul letto. Mi portò a vedere i due pozzi che gli abitanti dei villaggi avevano scavato a mano, con una paletta, seguendo le sue istruzioni. Le pompe le faceva venire dall'Australia e le medicine, quando aveva i soldi, da Port Moresby. "Quest' anno" disse "più di trecento sono morti per malaria cerebrale. L'igiene non esiste. Hanno scarse difese immunitarie. Ti sarai accorto che la loro pelle è coperta di funghi. Muoiono perché alcuni si rifiutano di prendere il chinino e hanno paura delle iniezioni. Ma anche perché le medicine non bastano". La sera, nella missione di padre Giuseppe, facevano vedere il "Piki-si", il video proiettato su un telone. Gli abitanti del villaggio erano stati a messa e si erano meritati lo spettacolo.
articolo di Stefano Malatesta
Alfred Reginald RADCLIFFE-BROWN
Radcliffe-Bron 1881-1955

Alfred Reginald RADCLIFFE-BROWN nasce a Birmingham (Inghilterra) nel 1881.
Si laurea in biologia e si specializza in etnozoologia.
Nel 1910 si reca per la prima volta in Australia e poi nelle isole Andamane dove compie importanti ricerche sulle strutture sociali degli australiani e degli abitanti delle isole Andamane.
E' professore di antropologia nelle università di Cambridge, poi di Città del Capo (1921-26), di Sydney (1926-31), Chicago (1931-37), Oxford dal 1937 al 1946 e Alessandria d'Egitto.
Muore a Londra nel 1955.
Anno 1906- 1908: Tribù andamanese fotografata da Brown
Isole Andamane
Isole Andamane
Le sue opere principali sono: "Gli isolani Andamani" (1922), "L'organizzazione sociale delle tribù australiane" (1931), "Struttura e funzione nella società primitiva" (1952).
Secondo Radcliffe-Brown la struttura sociale è una realtà concreta: osservabile e misurabile.
Come Malinowski, Brown riprende le ipotesi di carattere funzionalistico teorizzate da Durkheim (un'idea che Durkheim a sua volta aveva ripreso da Spencer: la società è come un organismo, ossia un corpo, in cui i vari organi sono interdipendenti e contribuiscono a mantenersi in vita e a mantenere l'unità; quindi, il fatto sociale va studiato sul modello dell'organismo umano), concependo la società come un sistema di elementi interdipendenti, funzionalmente connessi ai fini dell'integrazione e dell'adattamento.
Si pone l'obiettivo di considerare i fenomeni sociali alla stessa stregua dei fatti naturali, osservabili e misurabili, nell'intento di rendere possibile la scoperta di leggi obiettive e vaste generalizzazioni mediante operazioni di ricerca, di verifica empirica e di comparazione. Quindi, a differenza di Malinowski, Radcliffe-Brown non pone l'accento sul concetto di "cultura", e si muove in direzione più di un'antropologia sociale comparata che di un'antropologia culturale:
Nel suo libro "L'organizzazione sociale delle tribù australiane", del 1931, sintetizza una gran mole di materiale: linguaggio, costumi, istituti (matrimonio) e sistemi di parentela degli aborigeni australiani anticipando, per alcuni versi, i risultati teorici di Claude Lévi-Strauss.
Radcliffe-Brown si sofferma sul concetto di parentela, intesa non solo come relazione di sangue o matrimonio, ma anche come legame sociale che si estende, soprattutto nelle società primitive, al di là della famiglia, a strutture organizzate quali il clan o la tribù.
STRUTTURALISMO
(da pag. 94 a pag. 97)
Claude LEVI-STRAUSS
Lévi-Strauss 1908-2009

Claude LEVI-STRAUSS nasce a Bruxelles nel 1908 da genitori francesi. Nel 1931 si laurea alla Sorbona, a Parigi, in filosofia. Dapprima inizia a insegnare in un liceo di provincia, poi, nel 1935, accetta la proposta di andare a insegnare sociologia all'università di San Paolo, in Brasile, dove rimane fino al 1938 e dove conduce una serie di spedizioni di ricerca in Amazzonia e nel Mato Grosso dove incontrerà i Nambikwara: erano "i veri selvaggi", cioè le popolazioni meno acculturate e nello stesso tempo più interessanti. Tornato in Francia, nel 1941 fugge negli Stati Uniti per evitare le persecuzioni razziali. Inizia a insegnare a New York dove conosce il linguista russo naturalizzato statunitense Roman Jakobson che influenza la sua formazione coi modelli di analisi strutturale. Nel 1948 torna a Parigi e consegue il dottorato alla Sorbona con due argomenti dal titolo "La famiglia e la vita sociale degli indiani Nambikwara" e "Le strutture elementari della parentela". A Parigi insegna antropologia. Muore a Parigi nel 2009, un mese prima di compiere 101 anni.
Anno 1938: Lévi-Strauss in Brasile Brasile


Anno 1938: Lévis-Strauss fa il bagno. Alcuni Indiios Nambikara si avvicinano

Le sue opere principali sono: "Le strutture elementari della parentela" (1949), "Tristi tropici" (1955), "Antropologia strutturale" (1958), "Il totemismo oggi" (1962), "Il pensiero selvaggio" (1962, dedicato a Merleau-Ponty), "Mitologico I, Il crudo e il cotto" (1964), "Mitologico II, Dal miele alle ceneri" (1966-67); "Mitologico III, L' origine delle buone maniere a tavola" (1968); "Mitologico IV, L' uomo nudo (1971), "Antropologia strutturale due" (1973) e "Lo sguardo da lontano" (1983).
La struttura sociale di cui parla Lévi-Strauss si distingue dalla struttura sociale di cui parlano gli antropologi britannici.
Egli utilizza i metodi di analisi utilizzati nella linguistica strutturale (ricordiamo che a New York stringe amicizia con il linguista strutturalista Jakobson, secondo cui la lingua ha origine da una combinazione di gesti e di suoni destinati a diventare fonemi cioè unità sonore destinate a diventare parole) perché, secondo lui, esiste un'omologia tra il fonema e l'unità elementare della parentela e del mito:
Come i "sistemi fonologici", i "sistemi di parentela" e i "sistemi dei miti" sono elaborati, nell'uomo, a livello del PENSIERO INCONSCIO (dalla scuola durkheimiana Lévi-Strauss riprende l'idea della natura psichica dei fatti sociali): i fatti sociali sono sistemi di idee oggettive, cioè elaborazioni inconsce che, nel loro insieme, costituiscono lo spirito umano nella sua universalità.
Esistono categorie simboliche, che non variano da cultura a cultura, che configurano la "struttura dello spirito umano".
Obiettivo dell'antropologia diventa, allora, lo studio della struttura logica dello spirito umano, detta "struttura interna", al di là delle sue molteplici manifestazioni empiriche, queste ultime definite "struttura soggiacente".
L' antropologia è, secondo Lévi-Strauss, capace di cogliere le strutture profonde, universali, a-temporali e necessarie, al di là della superficie degli eventi, che è sempre ingannevole, e al di là dell' apparente arbitrarietà degli elementi che costituiscono ogni società.
A queste strutture interne si accede mediante la costruzione di modelli. Essi sono sistemi di relazioni logiche tra elementi, che si elaborano attraverso un'analisi comparativa: non hanno perfetta rispondenza alla realtà né sono semplici costrutti puramente soggettivi. L'analisi comparativa mette in luce i modelli, cioè le costanti.
La logica che sta alla base del sistema dei suoni significativi è la stessa che presiede alla costruzione dei miti. I contenuti dei miti sono contingenti e appaiono arbitrari, eppure presentano forti somiglianze nelle diverse regioni del mondo. Come mai? La risposta, secondo Lévi-Strauss, sta nel fatto che il mito è l'espressione dell' attività inconscia dello spirito umano e si struttura come un linguaggio.
Come la funzione significativa di una lingua non è direttamente collegata ai suoni, ma al modo in cui i suoni sono combinati tra loro, così anche i miti sono formati da unità costitutive minime, le cui combinazioni avvengono secondo precise regole e danno luogo a unità significanti. In questo senso, i miti non sono creazioni puramente individuali e il compito di uno studio scientifico dei miti consiste nel mostrare non come gli uomini pensano e costruiscono i miti, ma "come i miti si pensano negli uomini, e a loro insaputa".
Gli elementi della riflessione mitica si collocano a metà tra le immagini connesse alla percezione e i concetti, cosicché il pensiero mitico resta legato a immagini, ma, lavorando con analogie e paragoni, può dare origine a generalizzazioni e costruire nuove serie combinatorie degli elementi di base, che restano costanti.
Di tali strutture, il pensiero mitico si serve per produrre un oggetto che abbia l'aspetto di un insieme di eventi, ossia un racconto.
Così le classificazioni, per esempio di animali e vegetali, che hanno tanta parte nel pensiero primitivo, non sono solo legate all'esigenza pratica di permettere un miglior soddisfacimento dei bisogni, ma nascono dall'esigenza intellettuale di introdurre un principio di ordine nell'universo.
In questo senso, Lévi-Strauss rivendica, ne "Il pensiero selvaggio", l'esistenza di un autentico pensiero anche nei primitivi, il quale è alla base di ogni pensiero e non è una mentalità pre-logica, come aveva sostenuto Lucien Lévi-Bruhl (1857-1939), esclusivamente caratterizzata da una partecipazione affettiva e mistica con le cose, nettamente distinta dal pensiero logico. L'unica differenza, secondo Lévi-Strauss, è data dal fatto che il pensiero "selvaggio", quale si esprime anche nei miti, è più legato all'intuizione sensibile e, quindi, più attento a salvaguardare la ricchezza e la varietà delle cose e a memorizzarla.
In "Razza e storia", Lévi-Strauss riconosce che ogni società vive nella storia e muta, ma che diversi sono i modi in cui le varie società reagiscono a ciò. Egli distingue le società in base al grado di temperatura storica: le società fredde, con un basso grado di temperatura storica, e la loro storia è fondamentalmente stazionaria, e le società calde, come quella occidentale, perennemente in divenire che hanno, come costo della loro instabilità, i conflitti.
Egli rifiuta, dunque, ogni forma di etnocentrismo, in quanto ogni cultura realizza soltanto alcune delle potenzialità umane. Questo significa respingere l'equivalenza, dominante nel mondo occidentale, tra le nozioni di storia e di umanità: la storia è soltanto una delle scelte possibili che gli uomini possono compiere.
Nel 2016 fanno il seguente esperimento: 5 indigeni delle isole Vanuatu in Melanesia, vengono invitati a vivere in Inghilterra (non hanno mai visto una città). Le riprese sono state trasmesse da RAI 5 ("Selvaggio a chi?")
I MODELLI CULTURALI
PARENTELA consanguineità, affinità, residenza, simbolismo
(Da pag. 71 a pag. 80)
In antropologia il termine "modello" viene usato sia per designare l'oggetto dell' indagine sia per indicare la "costruzione" di schemi che aiutano l'antropologo nel lavoro di analisi.
LA PARENTELA
Uno dei modelli studiati dagli antropologi per spiegare la realtà sociale è quello della "parentela".
La parentela è un insieme di legami che unisce tra loro un certo numero di individui in modo stabile.
E' un modello universale perché gli esseri umani vivono da sempre in gruppi. I gruppi storicamente fanno riferimento alla parentela, con regole precise come ad esempio quelle della prole e della gestione delle risorse, come è stato dimostrato dagli studi di paleoantropologia (dal greco παλαιός palaiòs = antico, ἄνθρωπος ànthropos = uomo e λόγος lògos = discorso-studio).
I legami di parentela si stabiliscono sulla base di due principi:
- la consanguineità: letteralmente significa "dello stesso sangue", quindi sono consanguinei tutti gli individui (discendenti) che hanno in comune gli avi;
- l'affinità: sono considerati "affini" i parenti acquisiti con l'accordo del matrimonio.
Principio di consanguineità
Ci sono tre modi per indicare la discendenza:
- discendenza unilineare: è la discendenza tracciata seguendo una sola linea; essa può essere patrilineare (fondata esclusivamente attraverso legami tra individui di sesso maschile) o matrilineare fondata esclusivamente attraverso legami tra individui di sesso femminile);
- discendenza cognatica: è fondata su legami stabiliti attraverso una linea di discendenza che comprende individui di sesso sia maschile sia femminile;
- discendenza doppia: associa il principio della patrilinearità a quello della matrilinearità. Alcune prerogative sono acquisite per via materna, altre per via paterna.
Lettura a pag. 76: "Matrilinearità non è matriarcato!"
Attenzione allo schema a pag. 77 del libro in adozione
Principio di affinità
L'affinità è un principio riconosciuto da un'istituzione che, in Italia, è il matrimonio.
Il matrimonio può essere:
- monogamico: la parola deriva dal greco mònos μόνος unico, e gàmos γάμος nozze; è, infatti, l'unione tra un uomo e una donna (da poco anche tra due individui dello stesso sesso);
- poliginico: dal greco πολύς polùs molto e γυνή giné donna: unione tra un uomo e più donne;
- poliandrico: dal greco πολύς molti e ἀνήρ ἀνδρός uomo: unione tra una donna e più uomini.
Da un punto di vista antropologico il matrimonio è studiato non come un legame d'amore ma come una forma socialmente riconosciuta di alleanze.
Lettura a pag. 76 "Esogamia, endogamia"
Il matrimonio stabilisce i criteri di legittimità di un'unione.


La residenza
Le principali forme di residenza sono:
- la residenza patrilocale: la nuova coppia risiede presso il padre dello sposo;
- la residenza matrilocale: la nuova coppia si stabilisce presso la madre della sposa;
- la residenza neolocale: la nuova coppia si stabilisce in un luogo separato dai parenti di entrambi.
Il simbolismo
Il simbolo è un segno al quale viene associato, per convenzione, un significato.
Due esempi:


Il segno cuore significa amore
Il segno croce significa fede cristiana
Il più importante simbolismo è quello linguistico.
Il linguaggio è un sistema condiviso di simboli culturali.
Lettura a pag. 80: "Simboli riassuntivi e simboli elaboranti"
Attraverso il linguaggio gli uomini hanno espresso, ed esprimono, due modi diversi di rappresentare la realtà:
- attraverso il pensiero simbolico, o mitico;
- attraverso il pensiero scientifico.
FLIPPED CLASSROOM
LEZIONE A CURA DELLA STUDENTESSA G. D. R.
PowerPoint di G. D. R.
PENSIERO SCIENTIFICO E MITO
Da pag. 80 a pag. 81
Il pensiero scientifico è espresso in un linguaggio univoco e universale. Esso esprime il dominio dell'uomo sulla natura.
Il pensiero mitico si basa su un linguaggio simbolico. Esso esprime la compartecipazione tra l'uomo e la natura.

Il mito è una spiegazione simbolica sull'origine del mondo e sulla natura.
Il racconto mitico presenta le seguenti caratteristiche:
- Ignora le leggi dello spazio e del tempo: le azioni si possono svolgere in luoghi impossibili da frequentare; ad esempio negli abissi marini, sottoterra o nelle nuvole, e non tengono conto delle successioni temporali;
- Produce un'antropomorfizzazione della natura e viceversa: vengono attribuite caratteristiche umane, ad esempio il linguaggio, alle piante o agli animali, e agli esseri umani caratteristiche tipiche degli animali, come ad esempio volare;
- Disegna una profondità, che accomuna, tra tutti gli esseri: tra gli animali, le stelle e gli uomini.
Compito per gli studenti più volenterosi: approfondire, ed esporre alla classe, un mito dell'antica Grecia.
CONOSCENZA E CREDENZA
Da pag. 82 a pag.86
FAR SPIEGARE DA UNO STUDENTE CON POWER POINT