La scoperta della società

Il contenuto di questo sito non sostituisce il libro di testo (da portare in classe)


UNITA' 1: Settembre, ottobre, novembre e dicembre 2016

LA SCOPERTA DELLA SOCIETA'

Sociologia, libro in adozione: Sociologia, il manuale di scienze umane, Vincenzo Matera e Angela Biscardi


15 settembre 2016: pagine 6 e 7 del libro in adozione

La società guida i nostri pensieri e le nostre azioni anche quando pensiamo di essere liberi.
La familiarità con la nostra vita quotidiana, ossia con gli oggetti, la casa, gli abiti, i rumori, i pensieri ecc, invece di aiutarci, a conoscere meglio la realtà che ci circonda, ci rende "ciechi" e "sordi".
Così scrivono i sociologi Collins e Makowsky: possiamo paragonare l'uomo a un pesce. 
Come il pesce vive nell'acqua, ma si accorge di averne bisogno solo quando lo tirano fuori, così l'uomo vive in una dimensione sociale ma ne prende consapevolezza solo quando "qualcosa va storto", cioè quando la società non funziona come dovrebbe, o come ci si aspetterebbe.
Possiamo:
Arrabbiarci;
Rassegnarci;
o Analizzare la situazione, e in questo caso saremmo "sociologi".
ATTENZIONE:
Nel parlare comune col termine "società" ci riferiamo genericamente a tutte le forme umane di aggregazione.
In sociologia, invece, il termine SOCIETA' ha un significato più tecnico:
La SOCIETA' è una COMUNITA' insediata su un territorio che condivide una CULTURA (elementi organizzativi, forme politiche ed economiche, di stili di vita, di modi di pensare che si perpetuano nel tempoe un'IDENTITA' COLLETTIVA.

L'obiettivo della sociologia è conoscere il mondo in cui viviamo, è un porsi domande, ad esempio sull'aggressività individuale e il contesto sociale, sulla tutela dell'ordine, sulla sicurezza, sulla violenza, sull'educazione dei giovani ecc... 
Adottare la prospettiva sociologica vuol dire vedere il mondo attraverso l'analisi dell'organizzazione (come funziona, come si trasforma). 


LEGGERE A PAG. 22

22 settembre 2016: lettura di un brano tratto da "L'avventura di due sposi" di ITALO CALVINO, pagine 20 e 21 del libro in adozione

Italo Calvino
(foto anni Settanta?)



29 settembre 2016: da pag. 8 a pag. 11 del libro in adozione

LE SOCIETA' NEL TEMPO
Le società non sono tutte uguali.
Nel 1900 si era soliti distinguere due tipi di società:
le società semplici
le società complesse.
Oggi, questa dicotomia è stata superata (dicotomia deriva dal greco: δίχα=due parti e τέμνω=divido) e, quando si parla di società, si vuole andare a individuare ciò che accomuna tutte le forme di società.
Secondo gli antropologi e i sociologi, ciò che accomuna tutte le società è lo sforzo continuo di ADDOMESTICARE il contesto in cui si vive per renderlo, appunto, vivibile e accogliente.
Secondo questo orientamento, le società possono essere così distinte:
SOCIETA' ACQUISITIVE 
SOCIETA' AGRICOLE E PASTORALI
SOCIETA' INDUSTRIALI.

Nelle società acquisitive gli individui sopravvivono grazie al prelievo delle risorse spontanee dalla natura: raccolta di vegetali e caccia; sono società prive di un'autorità centralizzata.

Rappresentazione di animali nelle grotte di Lascaux in Francia, risalenti al Paleolitico Superiore: 13.000-15.000 a.C. 




Le società agricole e pastorali nascono, 10mila anni fa, con la DOMESTICAZIONE: stato in cui si trovano gli animali e le piante, quando le condizioni di alimentazione e riproduzione sono regolate dall'uomo. 
La crescita della popolazione, resa possibile dalla disponibilità delle risorse (cibo e immagazzinamento) determina innovazioni cognitive (nascita della scrittura), innovazioni tecniche (es: irrigazioni dei campi) e innovazioni sociali (le prime città nascono attorno al tempio)






In Europa nel 1500 si assiste a una serie di cambiamenti determinati dalle scoperte geografiche.
La rivoluzione industriale non è nata che 250 anni fa!
Le trasformazioni che rivoluzionano il modo di vivere occidentale sono 3:
il capitalismo
la nascita dello Stato moderno
la Stato di diritto.
Le scienze sociali, (la sociologia e l'antropologia), legate a queste trasformazioni, nascono nella seconda metà del 1800, come tentativo di comprendere che cosa accade in Europa e al di fuori.
Caratteristiche delle società industriali sono:
lavoro in fabbrica,
lavoro in ufficio anziché in campagna,
urbanizzazione.
La famiglia si trasforma, da estesa, a nucleare.
Lo Stato assume un ruolo importante nel controllare lo sviluppo economico e nel favorire il benessere dei cittadini.
 
Macchina a vapore, 1864


6 ottobre 2016: da pag. 12 a pag. 13 del libro in adozione

LA NASCITA DELLO STATO MODERNO

Durante il feudalesimo, tra il X e il XII secolo e fino al XVI secolo, il signore esercita il potere sulla sua terra, riscuote le rendite dai contadini, amministra la giustizia, protegge i sudditi ma deva anche  rispettare gli obblighi nei confronti dei re e, soprattutto, mantenere la pacificazione tra i territori.
La "pace", però, richiede un esercito che la possa garantire composto da persone reclutate e pagate dallo Stato.
Alla necessità dell'esercito si collega la necessità del prelievo fiscale.
Il potere di decidere sulla pace e sulla guerra, di reclutare un esercito, di riscuotere le imposte, di battere moneta e di amministrare la giustizia sono alla base del concetto moderno della sovranità.

LO STATO DI DIRITTO
Nello Stato di diritto, la condizione di cittadino è diversa da quella del suddito perché viene meno il diritto di un sovrano di dominare su un certo territorio con i suoi abitanti.

IN FRANCIA
DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL’UOMO E DEL CITTADINO
DEL 26 AGOSTO 1789
(Questa dichiarazione prende come modello la Dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti d'America del 4 luglio 1776).


I rappresentanti del popolo francese costituiti in Assemblea Nazionale, considerando che l’ignoranza, l’oblio o il disprezzo dei diritti dell’uomo sono le uniche cause delle sciagure pubbliche e della corruzione dei governi, hanno stabilito di esporre, in una solenne dichiarazione, i diritti naturali, inalienabili e sacri dell’uomo, affinché questa dichiarazione costantemente presente a tutti i membri del corpo sociale, rammenti loro incessantemente i loro diritti e i loro doveri; affinché maggior rispetto ritraggano gli atti del Potere legislativo e quelli del Potere esecutivo dal poter essere in ogni istante paragonati con il fine di ogni istituzione politica; affinché i reclami dei cittadini, fondati d’ora innanzi su dei principi semplici ed incontestabili, abbiano sempre per risultato il mantenimento della Costituzione e la felicità di tutti. Di conseguenza, l’Assemblea Nazionale riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell’Essere Supremo, i seguenti diritti dell’uomo e del cittadino:
Art. 1 – Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull’utilità comune.
Art. 2 – Il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali ed imprescrittibili dell’uomo. Questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all’oppressione.
Art. 3 – Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione. Nessun corpo o individuo può esercitare un’autorità che non emani espressamente da essa.
Art. 4 – La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri: così, l’esercizio dei diritti naturali di ciascun uomo ha come limiti solo quelli che assicurano agli altri membri della società il godimento di questi stessi diritti. Tali limiti possono essere determinati solo dalla Legge.
Art. 5 – La Legge ha il diritto di vietare solo le azioni nocive alla società. Tutto ciò che non è vietato dalla Legge non può essere impedito, e nessuno può essere costretto a fare ciò che essa non ordina.
Art. 6 – La Legge è l’espressione della volontà generale. Tutti i cittadini hanno diritto di concorrere, personalmente o mediante i loro rappresentanti, alla sua formazione. Essa deve essere uguale per tutti, sia che protegga, sia che punisca. Tutti i cittadini, essendo uguali ai suoi occhi, sono ugualmente ammissibili a tutte le dignità, posti ed impieghi pubblici secondo la loro capacità, e senza altra distinzione che quella delle loro virtù e dei loro talenti.
Art. 7 – Nessun uomo può essere accusato, arrestato o detenuto se non nei casi determinati dalla Legge, e secondo le forme da essa prescritte. Quelli che sollecitano, emanano, eseguono o fanno eseguire degli ordini arbitrari, devono essere puniti; ma ogni cittadino citato o tratto in arresto, in virtù della Legge, deve obbedire immediatamente: opponendo resistenza si rende colpevole.
Art. 8 – La Legge deve stabilire solo pene strettamente ed evidentemente necessarie e nessuno può essere punito se non in virtù di una Legge stabilita e promulgata anteriormente al delitto, e legalmente applicata.
Art. 9 – Presumendosi innocente ogni uomo sino a quando non sia stato dichiarato colpevole, se si ritiene indispensabile arrestarlo, ogni rigore non necessario per assicurarsi della sua persona deve essere severamente represso dalla Legge.
Art. 10 – Nessuno deve essere molestato per le sue opinioni, anche religiose, purché la manifestazione di esse non turbi l’ordine pubblico stabilito dalla Legge.
Art. 11 – La libera manifestazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo; ogni cittadino può dunque parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo a rispondere dell’abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge.
Art. 12 – La garanzia dei diritti dell’uomo e del cittadino ha bisogno di una forza pubblica; questa forza è dunque istituita per il vantaggio di tutti e non per l’utilità particolare di coloro ai quali essa è affidata.
Art. 13 – Per il mantenimento della forza pubblica, e per le spese d’amministrazione, è indispensabile un contributo comune: esso deve essere ugualmente ripartito fra tutti i cittadini in ragione delle loro capacità.
Art. 14 – Tutti i cittadini hanno il diritto di constatare, da loro stessi o mediante i loro rappresentanti, la necessità del contributo pubblico, di approvarlo liberamente, di controllarne l’impiego e di determinarne la quantità, la ripartizione, la riscossione e la durata.
Art. 15 – La società ha il diritto di chiedere conto della sua amministrazione ad ogni pubblico funzionario.
Art. 16 – Ogni società in cui la garanzia dei diritti non è assicurata, né la separazione dei poteri stabilita, non ha una costituzione.
Art. 17 – La proprietà essendo un diritto inviolabile e sacro, nessuno può esserne privato, salvo quando la necessità pubblica, legalmente constatata, lo esiga in maniera evidente, e previo un giusto e preventivo indennizzo.


STRALCIO della Dichiarazione d'Indipendenza degli Stati Uniti d'America del 4 luglio del 1776

............ Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per sé stesse evidenti; che
tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono stati dotati dal loro Creatore
di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca della
Felicità; che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i
Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni
qual volta una qualsiasi forma di Governo tende a negare tali fini, è Diritto del
Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo Governo, che si fondi su
quei principi e che abbia i propri poteri ordinati in quella guisa che gli sembri più
idoneo al raggiungimento della sua sicurezza e felicità. ............. 



13 ottobre 2016: da pag. 24 a pag. 26 del libro in adozione

LA NASCITA DELLA SOCIOLOGIA

Già nella Grecia classica alcuni filosofi avevano anticipato alcuni temi che oggi definiamo "temi sociologici"; ricordiamo, ad esempio, Democrito, Platone, Aristotele.
Così scrive Platone nell'opera dal titolo "Protagora", che è un dialogo dedicato alla virtù:

(A pag. 24 del libro in adozione) "In principio gli uomini vivevano dispersi ... il cibo era insufficiente nella lotta contro le fiere. Cercavano allora di riunirsi formando città. Ma quando si erano riuniti, commettevano ingiustizie reciproche in quanto non possedevano la tecnica politica. ... Zeus, temendo l'estinzione totale della specie, inviò Ermes a portare agli uomini il rispetto e la giustizia ... e ordinò di distribuirli a tutti ..."

Il testo di Platone ci mostra l'interesse per la socialità, cioè per le aggregazioni di uomini. Tuttavia, a quell'epoca, la socialità era intesa in modo molto differente da come la si intende oggi.
Per società civile intendiamo, oggi, le associazioni dei cittadini, che manifestano libertà di espressione e creatività individuale, in ambito sia culturale che economico.

La SOCIOLOGIA, come disciplina autonoma che studia la società con metodi rigorosi, nasce nel 1824, data in cui il termine "sociologia" compare per la prima volta in uno scritto di Auguste Comte.
Comte, filosofo francese nato nel 1798 a Montpellier (muore a Parigi nel 1857), nel 1838 scrive "Corso di filosofia positiva", un'opera che raccoglie i suoi cicli di lezioni, in cui parla delle scienze della filosofia positiva, elencandole, ossia: astronomia, chimica, fisica, fisiologia e sociologia. 
Comte è considerato sia il fondatore del positivismo, sia il fondatore della sociologia come scienza positiva.
Con il positivismo si attua il passaggio dallo studio delle "sostanze" a quello delle "relazioni accertabili tra i fenomeni". 
E, a proposito della sociologia, Comte scrive che essa studia i rapporti tra gli uomini, e tra gli uomini e la natura.
"Positivo": dal latino positum, dal verbo ponere, è "ciò che è posto", e quindi ciò che è reale, concreto e quindi utile.
Il Positivismo è la filosofia che sostiene la rivoluzione industriale: ha, dunque, una visione incentrata sulla scienza e sul progresso. Il sapere scientifico deve diventare modello anche per la riorganizzazione della società.

Con l'industrializzazione si attuano cambiamenti radicali nella vita delle persone: le campagne si spopolano perché i contadini, trasformati in operai, vanno a vivere nelle città che nascono attorno alle fabbriche; e si intensificano le reti di comunicazione, che inizialmente nascono per favorire gli scambi commerciali.

In questa unità studieremo le teorie dei seguenti sociologi:
Auguste Comte (nasce nel 1798 a Montpellier, muore a Parigi nel 1857) filosofo positivista; 
Herbert Spencer (nasce nel 1820 in Inghiterra a Derby, muore a Brighton nel 1903) filosofo positivista; 
Émile Durkheim (nasce nel 1858 in Francia a Épinal, muore a Parigi nel 1917).


13 ottobre e 3 novembre 2016 da pag. 26 a pag. 29 del libro in adozione

Auguste Comte



Comte nasce nel 1798 a Montpellier. 
Studia all'École polytechnique (scuola militare con la facoltà di ingegneria) e, per qualche anno, è collaboratore del filosofo francese Saint Simon.
Ha una vita molto travagliata da un punto di vista economico, sentimentale e di salute.
Comte riassume il progressivo sviluppo della storia attraverso la"legge dei 3 stadi", in cui l'intero sviluppo dell'umanità è paragonato agli stadi del singolo individuo. 

 I 3 stadi dell'umanità sono i seguenti:
1) Lo stadio teologico, o fittizio, che corrisponde all'infanzia del genere umano, in cui l'uomo, mediante la fantasia, attribuisce la causa della realtà tangibile, cioè la causa di tutti i fenomeni naturali, a eventi divini (si vedano, ad esempio, i miti greci prima della nascita della filosofia, ai quali si faceva ricorso per spiegare tutto).
Da un punto di vista politico in tale stadio emerge la monarchia teocratica;

2) Lo stadio metafisico, o astratto, che corrisponde alla giovinezza del genere umano, in cui l'uomo spiega i fenomeni naturali mediante la ragione facendo riferimento a entità immanenti o a forze astratte.
Da un punto di vista politico la società di tale stadio è retta dalla sovranità popolare;

3) Lo stadio positivo, o scientifico, che corrisponde alla maturità del genere umano, in cui l'uomo spiega i fenomeni attraverso la formulazione, razionale e scientifica, di leggi, partendo dall'osservazione.
In campo politico si afferma la classe industriale.

Comte sostiene che, mentre la matematica, la fisica, la biologia risultano più semplici da studiare secondo un approccio scientifico, per le discipline umanistiche è più difficile, eppure crede fermamente che le discipline umanistiche, e soprattutto la sociologia, rappresentino il culmine del sistema delle scienze.
La sociologia si propone di cercare le leggi dei fenomeni sociali. Tali leggi, però, sono relative, e occorre sempre rielaborarle a causa dei cambiamenti continui che devono essere studiati scientificamente: perché solo studiando scientificamente i problemi legati alla convivenza degli uomini, è possibile risolvere positivamente ogni questione politica.
Come tutte le altre scienze positive, anche la sociologia si divide in 2 momenti di ricerca:
1) la statica: è la conoscenza della società come ordine (ossia i costumi, la religione, la famiglia, il linguaggio, l'organizzazione produttiva ecc.)
2) la dinamica: studia le condizioni del progresso, cioè le modificazioni (l'evoluzione delle istituzioni nei 3 stadi di sviluppo dell'umanità).

Il Dio della religione tradizionale viene ad essere sostituito dal "Grande Essere" che è l'Umanità: Comte propone pure di cambiare il calendario sostituendo ai nomi dei santi i nomi degli individui che nel passato hanno contribuito al progresso, e di sostituire i filosofi ai sacerdoti (Comte considera i sociologi "i sacerdoti dell'umanita" perché ritiene che il metodo scientifico applicato alla società sia in grado di migliorare la vita sociale). 



Dal libro in adozione: Vincenzo Matera e Angela Biscaldi, "Sociologia", Deascuola 
Leggere a pag. 35 "La legge dei tre stati"




Herbert Spencer  

   
Spencer nasce nel 1820 in Inghilterra a Derby, muore a Brighton nel 1903.
Elabora una teoria dell'evoluzione che vale sia per il mondo naturale (materia e specie) che per il mondo sociale, paragonando gli organismi viventi alle società.
Come  in un corpo i vari organi sono interdipendenti e contribuiscono a mantenersi in vita, così le varie parti della società sono interdipendenti e funzionano in modo da garantire la sopravvivenza all'intera società. 
Spencer paragona le diverse parti anatomiche e i diversi organi  alla divisione del lavoro nella società, e paragona il mutare della struttura corporea, con il passare del tempo, alla crescita economica. 
I processi evolutivi che si riscontrano negli organismi valgono anche per le società.
Spencer ha una visione ottimistica: come le forme di vita naturale tendono al meglio, così è possibile prevedere un progresso delle società con uomini realizzati e più liberi dagli istinti aggressivi. 

Dal libro in adozione: Vincenzo Matera e Angela Biscaldi, "Sociologia", Deascuola
Leggere con attenzione a pag. 34 "Il progresso come evoluzione"



Émile Durkheim


Émile Durkheim nasce nel 1858 in Francia a Épinal, muore a Parigi nel 1917.
Nasce da una famiglia di origine ebraica. Il padre è un rabbino (guida spirituale della propria comunità ebraica). Durkheim studia per continuare la tradizione della famiglia ma poi ha un ripensamento. A 21 anni, nel 1879, entra All'École Normale Supérieure (è l'Istituto che in Francia prepara la classe insegnante). Leggerà i libri di Comte interessandosi alla psicologia e alla filosofia. Nel 1882 consegue l'abilitazione (aggregation) all'insegnamento e dal 1882 al 1887 insegna filosofia in alcune scuole. 
Nel 1887 diventa titolare, a Bordeaux, della prima cattedra di sociologia istituita in Francia. Ed è anche il fondatore della prima rivista dedicata alla sociologia: l'"Année Sociologique" (nel 1898).
Come Comte, è convinto che la sociologia possa essere indagata con metodo scientifico. 

Ma COME devono essere studiati i fatti sociali per Durkheim?

1) Da Spencer riprende l'idea che la società è come un organismo, ossia un corpo, in cui i vari organi sono interdipendenti e contribuiscono a mantenersi in vita e a mantenere l'unità; quindi, il fatto sociale va studiato sul modello dell'organismo umano;

2) Durkheim vede la società in modo olistico e i fatti sociali nelle loro funzioni: considera la società non nei singoli elementi che la compongono, ma come parti di un tutto (esattamente come lo psicologo suo contemporaneo William James che sostiene che la mente non è scomponibile ma, anzi, la paragona a un "fiume che scorre"); e restando in tema di paragone con l'organismo umano, non ha senso chiedersi che cos'è il fegato, ma ha senso chiedersi quale funzione esso abbia
Per questo motivo non considera la situazione psicologica degli attori sociali (così, ad esempio, le cause del suicidio non sono psicologiche ma sociali, ma attenzione, sono sociali nel senso di una scarsa capacità di porsi in linea con le dinamiche sociali).
I fatti sociali non solo devono essere studiati in modo olistico e nella loro funzione, ma anche empiricamente, ossia partendo dall'analisi esterna e oggettiva.
Durkheim è convinto che la sociologia abbia una funzione concreta di diagnosi e cura dei mali della società proponendo soluzioni per la "guarigione", esattamente come avviene, in medicina, per la cura delle malattie;

3) La società risponde a leggi proprie, diverse dai meccanismi psicologici.   


Slide tratta dal libro online in adozione

Il suicidio
(1892)

Togliersi la vita non è una questione legata alla psicologia cioè alla vita interiore del soggetto, ma a cause sociali che sono rintracciabili nel grado di integrazione del singolo in essa.

Tipologia del suicidio
Durkheim distingue in suicidio egoistico, altruisticoanomico, suicidio fatalista.
Il suicidio egoistico vede il prevalere, nel soggetto, del senso dell'individualità sul senso di appartenenza alla
comunità (carenza di integrazione sociale): l’individualità emerge come più forte rispetto ai legami sociali. Per spiegare questo tipo di suicidio, Durkheim prende in considerazione le 2 seguenti variabili
la religione e lo stato civile.
Riguardo alla religione:
compara i tassi di suicidio tra i protestanti, i cattolici e gli ebrei
Dal suo studio emerge che la confessione protestante è quella a maggiore rischio di suicidio rispetto alle altre due. Tale tendenza la spiega con il rapporto diretto che il fedele intrattiene con la divinità. In tal modo, gli viene a mancare l’istituzione della chiesa e il calore della comunità ecclesiale presenti, invece, tra i cattolici e, conseguentemente, il forte senso di coesione sociale e di attaccamento alla propria comunità, tipico degli ebrei.
In conclusione, si può dire che quanto più l'individuo sente di appartenere al proprio gruppo, tanto meno si sentirà spinto a togliersi la vita.
Riguardo allo stato civile: 
esamina la propensione al suicidio dei coniugati, dei non sposati e dei vedovi.
Gli uomini tendono a suicidarsi più delle donne. 
Il matrimonio rappresenta, tuttavia, per i maschi un ottimo rimedio contro il suicidio, perché sentono il calore del focolare domestico. A riprova di ciò, nei casi in cui gli uomini rimangono vedovi, tendono a maggiormente a suicidarsi e si salvano nel caso di presenza di figli.
Le donne tendono a suicidarsi nel momento in cui la loro centralità domestica viene meno. 
Il suicidio altruistico si registra nei casi in cui la società prevale sull’individuo cioè quando le spinte sociali nei
confronti dell'individuo sono eccezionalmente forti. Allorché, dunque, il peso sociale si fa pressante
sul soggetto, esso identificandosi con la società si spinge fino al suicidio, rinunciando, in tal modo alla propria incolumità fisica.
Un esempio di ciò è riportato da Durkheim relativamente all’usanza indiana delle vedove di immolarsi sulla pira funebre del defunto consorte (perché la condizione di vedovanza è considerata una condizione terribile, per questo le donne si suicidano). 


Il suicidio anomico si registra quando le regole sociali non si sono ancora adeguate ai cambiamenti
sociali. 
Un esempio è quello dei periodi di intensa crescita economica, in cui vengono sconvolti gli antichi equilibri e si fa fatica a trovarne di nuovi. Il suicidio anomico è dunque tipico della società moderna (esempio banale: persona anziana che non sa usare il bancomat ecc).
Il suicidio fatalista si registra per un eccesso di regolamentazione, di una sorta di dispotismo morale esercitato dalle regole sociali, di un eccesso di disciplina che chiude gli spazi del desiderio.


SOCIETA' MECCANICA E SOCIETA' ORGANICA
SOLIDARIETA' MECCANICA E SOLIDARIETA' ORGANICA

Nel libro "la divisione del lavoro sociale" scritto nel 1893, Durkheim distingue 2 tipi di società:

1) Le società meccaniche: sono le società premoderne, meno complesse, in cui tutti agiscono allo stesso modo, "di piccole dimensioni dove tutti svolgono le stesse attività di lavoro, condividono le stesse esperienze, riconoscono gli stessi valori"; non ci sono differenze e si adottano sistemi repressivi contro chi viola le leggi: "l'individuo non appartiene a se stesso ... è letteralmente una cosa di cui la società dispone"; ... "per questo possiamo chiamare meccanica la solidarietà di questo tipo di società".
ESEMPIO: Gli antichi non soltanto erano tenuti a non fare nulla di ciò che era vietato, ma erano anche costretti a seguire puntigliosamente una quantità numerosissima di prescrizioni che regolavano le loro vite nei minimi dettagli. 
Così scrive Durkheim: (a pag 32 del testo in adozione)
"In Cina viene punito il medico che non ha regolarmente redatto una ricetta ... Lo stesso accadeva, fino a un certo punto, nelle città greche: Lo Stato - dice lo storico francese Fustel De Coulanges - esercitava la sua tirannia fin nei minimi particolari. A Locri, la legge vietava agli uomini di bere il vino puro. L'abbigliamento veniva di solito fissato dalle leggi della città; la legislazione di Sparta stabiliva regole a proposito della pettinatura delle donne e quella di Atene vietava loro di portare in viaggio più di tre vestiti. A Rodi la legge proibiva di radersi la barba; a Bisanzio puniva con un'ammenda colui che a casa aveva un rasoio; a Sparta invece la legge esigeva che gli uomini si radessero i baffi". 

 
2) Le società organiche: sono le società moderne in cui si ha la coscienza di essere interdipendenti, in cui c'è "una grande divisione del lavoro, le persone hanno esperienze diverse, riconoscono valori diversi ... le credenze comuni sono poche e l'importanze della religione si riduce ... gli uomini essendo interdipendenti, devono contare gli uni sugli altri se vogliono che la società funzioni.
Così scrive Durkheim: (sul libro di testo: alla fine della pag. 31 in corsivo)
"Completamente diverso è il caso della solidarietà prodotta dalla divisione del lavoro: mentre la precedente società meccanica implica una somiglianza tra gli individui, quest'altra società, organica, presuppone la loro differenza ... 
Da un lato, quanto più è diviso il lavoro, tanto più strettamente l'individuo dipende dalla società, e dall'altro, quanto più specializzata è l'attività dell'individuo, tanto più essa è personale ...
Questa solidarietà assomiglia a quella che osserviamo negli animali superiori. Ogni loro organo ha, infatti, una fisionomia specifica e la sua autonomia; tuttavia l'unità dell'organismo è tanto maggiore quanto più accentuata è l'individuazione delle parti. A causa di quest'analogia proponiamo di chiamare organica la solidarietà dovuta alla divisione del lavoro". 
La novità delle società moderne rispetto al passato consiste nel fatto che esse, con le loro leggi, si limitano a indicare tutto ciò che è vietato dalla legge. Tutto il resto è consentito: possiamo vivere come meglio crediamo, anche in maniera insolita, purché non violiamo la legge. In tal modo, alla nostra creatività individuale non sono posti limiti.
 


LA TEORIA DEI FATTI SOCIALI
Secondo Durkheim "occorre studiare i fatti sociali (modo di agire, di pensare) staccati dai soggetti coscienti che se li rappresentano ... isolarli dalle manifestazioni individuali", cioè studiarli come se fossero "cose", cioè "oggetti". Il modo di pensare e di agire ecc... di un individuo è un fattore esterno all'individuo.
Questo significa che mentre noi tendiamo a immaginare la società come un aggregato di individui, ognuno con le proprie caratteristiche  la cui somma costituisce la vita sociale, per Durkheim bisogna ribaltare la prospettiva e pensare che la società trascende l'individuo, cioè attraverso le sue norme guida i pensieri e le azioni degli individui.


Crea un sito Web gratuito con Yola