La Scoperta della cultura

Il contenuto di questo sito non sostituisce il libro di testo (da portare in classe)

UNITA' 1           gennaio 2017



CHE COS'E' L'ANTROPOLOGIA (da pag. 6 a pag. 8)

L'antropologia è una disciplina nata un secolo e mezzo fa, oggi suddivisa in più branche: negli Stati Uniti, ad esempio, si distinguono l'antropologia fisica, l'antropologia socio-culturale, l'antropologia linguistica, la paleoantropologia, mentre in Italia l'attenzione si è maggiormente focalizzata sullo studio delle tradizioni popolari, degli usi, dei costumi e del folklore di un popolo, dando vita all'antropologia culturale.
Che cos'è l'antropologia? Il termine deriva dal greco ἄνϑρωπος ànthropos "uomo" più il suffisso λόγος lògos "discorso", dunque, è il discorso, cioè lo studio, sull'uomo da un punto di vista olistico, che approfondisce le differenze all'interno di una società, o tra una società e l'altra: differenze di religione, di arte, di comportamento ecc..., si può dire, più in generale, differenze di cultura. 
 


IL CONCETTO DI CULTURA (da pag. 9 a pag. 13)

Ma che cos'è la cultura? 
Una definizione, da molti accettata, è stata data nel 1871 da Edward Burnett Tylor (1832-1917) che così scrive nel saggio "Primitive culture": 
"La cultura ... è quell'insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l'arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità o abitudine acquisita dall'uomo in quanto membro di una società".
N.B. La cultura, dunque, secondo la definizione di Tylor, SI ACQUISISCE.
ESEMPIO: un bambino nato in Cina e trasferito in Inghilterra appena nato, acquisirà la lingua e la cultura inglesi, a dispetto dei suoi tratti somatici.
Ma Tylor definisce anche un altro concetto, quello di "razza", come l'insieme di caratteristiche ereditate biologicamente ossia tratti somatici, colore degli occhi e dei capelli ecc.... 
Oggi, il termine "razza" non è più in uso, ed è stato sostituito dal termine "popolazione". 

Ma ci sono altre definizioni e visioni della cultura:
- di Franz Boas, che difinisce la cultura come "sistema storico";
- di Bronislaw Malinowski, che la definisce come un "sistema funzionale";
- di Alfred Kroeber che si dedica alla scoperta di "modelli di culture";
- di Ruth Benedict;
- di Ulf Hannerz che mette in discussione l'omogeneità di ogni singola cultura;
- di Clifford Geertz che afferma che il concetto di cultura è un concetto semiotico cioè di significati: nello studio di un popolo non si devono cercare le leggi ma i significati.
  
Leggere il testo a pag. 26 e pag. 27 tratto dal libro di Geertz "Antropologia e filosofia" pubblicato in italiano nel 2001, sulla storia dell'indiano, in dialisi, alcolizzato.
 
Così scrive Geertz: "per vivere in un mondo mescolato, bisogna imparare a comprendere le ragioni degli altri, anche se non possiamo condividerle".




ETNOCENTRISMO E RELATIVISMO CULTURALE (da pag. 14 a pag. 17)

Quando si studia la cultura di un gruppo, bisogna sapere che esistono due approcci:
- l'etnocentrismo culturale;
- il relativismo culturale.
Il termine "etnocentrismo culturale" è introdotto dall'antropologo statunitense William Graham Sumner nel 1907, nella sua opera dal titolo "Folkways", "Costumi di gruppo": 
"esso è un atteggiamento mediante il quale si è portati a giudicare il proprio gruppo di appartenenza come centro di ogni cosa, e tutti gli altri gruppi sono classificati e valutati in rapporto ad esso". 
L'approccio etnocentrico dà certezza che i propri costumi e credenze siano superiori a quelli degli altri.
L'etnocentrismo alimenta orgoglio e senso di appartenenza e, conseguentemente, provoca lo schiacciamento della cultura più debole. 
Si basa su un atteggiamento di chiusura e di rinuncia a qualsiasi tentativo di capire ciò che si osserva. 
In forma estrema porta alla discriminazione e al razzismo.
ESEMPIO, tratto dal libro in adozione a pag. 14 e a pag. 15: Amerigo Vespucci così scrive in una lettera a Lorenzo Piero De' Medici nel 1503 a proposito delle popolazioni indigene del delta dell'Orinoco in Venezuela: 
"Maschi e femmine girano ignudi ... Hanno tante mogli quante ne desiderano, e il figlio si giace con la madre, il fratello con la sorella e chiunque con chiunque capiti. ... Non hanno templi e legge, e non sono idolatri. Cos'altro potrei dire?"
Ebbene, la frase "Cos'altro potrei dire?" starebbe per "sembra evidente che si tratta di popoli selvatici e bestiali!". 
La definizione di "relativismo culturale", invece, è stata introdotta dall'antropologo statunitense Melville Jean Herskovits: è il riconoscimento che ogni cultura possiede, all'interno, un sistema di coerenze (ciò che è giusto per un gruppo non lo è necessariamente per un altro).
Il relativismo implica pari legittimità delle culture e, conseguentemente, provoca un atteggiamento di tolleranza, pur nell'idea dell'incomunicabilità delle culture. 



EVOLUZIONISMO IN ANTROPOLOGIA (da pag. 33 a pag. 41)

I principali esponenti della teoria evoluzionistica in antropologia sono Edward Burnett Tylor, Lewis Henry Morgan e James Frazer. Prendono spunto dall'"Origine della specie" pubblicato dal biologo britannico Darwin nel 1859.


EDWARD BURNETT TYLOR
Tylor nasce a Londra nel 1832. Muore nel 1917.
Esprime fiducia nel progresso, soprattutto dell'Inghilterra vittoriana (Vittoria è regina del Regno Unito e imperatrice d'India dal 1837 al 1901).
Tylor definisce la nozione di "sopravvivenza" nell'antropologia evoluzionistica: "qualsiasi società, anche quelle "civili", è passata per diversi stadi di cultura e di sviluppo, a partire da quelli "primitivi" o "selvaggi", che possono essere ritenuti documenti viventi delle nostre stesse fasi precedenti di sviluppo".
Per sopravvivenza indica, dunque, quelle usanze, abitudini e credenze che sono residui di uno stadio evolutivo precedente e che permangono "in uno stadio della società diverso da quello in cui avevano la loro sede d'origine". 
Le sopravvivenze sarebbero prove che aiutano l'antropologo a tracciare il corso che la civiltà ha effettivamente seguito, come se fossero fossili, da cui gli studiosi possono ricostruire il processo evolutivo delle società umane. 
Ma Tylor definisce anche un'altra nozione, legata a quella evoluzionistica della sopravvivenza: la nozione di "animismo", cioè la credenza in esseri spirituali, che è alla base di tutte le religioni. L'animismo sarebbe il primo gradino dell'evoluzione religiosa che avrebbe portato l'uomo a religioni sempre più elevate, fino all'apice raggiunto dal monoteismo. 


LEWIS HENRY MORGAN
Nato nel 1818 a New York, Morgan arriva a interessarsi di antropologia quasi per caso: giovane avvocato, si ritrova a difendere i diritti territoriali dei Seneca, ossia di una popolazione-tribù irochese, dello Stato di New York, che lo porta a studiare, e poi a descrivere in una monografia dal titolo "La Lega degli Irochesi", alcune caratteristiche di questa tribù. Morgan studia, in particolare, i termini usati, ad esempio il termine "padre" usato sia per indicare il proprio genitore che per indicare il fratello del proprio genitore, oppure il termine "fratello" usato sia per indicare il proprio fratello sia per indicare il figlio della sorella della madre o il figlio del fratello del proprio padre, che noi chiamiamo "cugino".
Attraverso questionari e analisi di dati, Morgan distingue due tipi di sistemi di terminologia:
- il sistema descrittivo, come il nostro, tipico delle società evolute, che distingue i parenti consanguinei in linea diretta;
- il sistema classificatore, come quello irochese, tipico delle società primitive, che assimila i consanguinei appartenenti a linee collaterali ai consanguinei appartenenti alla linea diretta.
Riallacciando questo discorso alla teoria evoluzionistica, Morgan deduce che "padre", inteso come fratello del padre, non è che una "sopravvivenza" di una fase culturale precedente in cui era in effetti impossibile distinguere chi fosse il "vero" padre (fase in cui dominava la poliandria cioè l'unione di una donna con più fratelli o, andando più a ritroso nell'evoluzione, la promiscuità).


JAMES FRAZER
Nasce in Scozia nel 1854.
Professore di antropologia sociale a Liverpool e poi a Cambridge.
Nel 1890 pubblica "Il ramo d'oro", un libro che viene ripetutamente ampliato fino alla stesura definitiva del 1915.
E' considerato l'ultimo antropologo evoluzionista.
L'argomento centrale del libro è il passaggio dalla magia alla religione alla scienza. 
In analogia con gli altri modelli evolutivi, sostiene che magia, religione e scienza sarebbero tappe dello sviluppo intellettuale dell'uomo:
la magia è tipica di uno stadio dominato dall'ignoranza;
la religione è tipica di uno stadio intermedio;
la scienza è la ricerca delle leggi che regolano i fenomeni  della natura.
Mentre nasce la ricerca antropologica "sul campo", Frazer è considerato, dai suoi contemporanei, un antropologo "da tavolino". 



 DALLEVOLUZIONISMO AL DIFFUSIONISMO (da pag. 46 a pag. 47)

La differenza tra l'evoluzionismo e il diffusionismo è la seguente:
Gli evoluzionisti sostengono la tesi della poligenesi dei fatti culturali: i fatti culturali sono nati in momenti diversi e presso società diverse, autonomamente gli uni dagli altri.
I diffusionisti sostengono la tesi della monogenesi dei fatti culturali: i fatti culturali si sono diffusi da un unico punto di origine, presso culture entro aree determinabili e itinerari di diffusione ricostruibili. La diffusione si verifica secondo due modalità: attraverso contatti fra culture vicine, oppure come conseguenza di fenomeni migratori che coinvolgono lo spostamento di un insieme di elementi culturali.



L'ANTROPOLOGIA CULTURALE STATUNITENSE (da pag. 48 a pag. 53)

Tra i principali esponenti dell'antropologia statunitense ricordiamo: Franz Boas e i suoi allievi Margaret MeadRuth Benedict e Afred Louis Kroeber.

 
FRANZ BOAS
Nasce in Germania nel 1858 da una famiglia ebrea. L'amore per la geografia lo conduce indirettamente agli studi antropologici, portandolo a una spedizione nel 1883 presso gli eschimesi dell'arcipelago artico canadese (conclude che è la cultura e non l'ambiente a determinare le dinamiche sociali) e a una seconda spedizione nel 1886 nell'America Settentrionale.
Nel 1887 decide di stabilirsi negli Stati Uniti.
Critica l'evoluzionismo e riporta, nel contesto antropologico, la distinzione maturata dalla filosofia tedesca tra "scienze della natura", che spiegano i fenomeni naturali ed esterni rispetto all'osservatore, e "scienze dello spirito, o umane", che spiegano i processi che si svolgono internamente al soggetto.
Lo studio delle scienze della natura si basa sul metodo nomotetico, cioè sulla spiegazione degli eventi in base a leggi universali;
Le scienze dello spirito o umane, invece, volte allo studio di ciò che è singolare, individuale, si basano sul metodo idiografico che permette di comprendere i significati irripetibili di ogni evento storico. 
Il contributo più importante di Boas è, quindi, l'introduzione dell'approccio detto particolarismo storico: esso è un procedimento induttivo fondato sull'osservazione empirica di un gruppo culturale ben localizzato e volto a metterne in luce le strutture sociali peculiari a partire dal suo specifico sviluppo storico. L'affermazione di Boas secondo cui la cultura non esiste, ma esistono invece diverse culture, trova il suo fondamento proprio nell'idea che ogni gruppo etnico sia diverso da un altro per il carattere irripetibile della sua storia. Ciò lo porta a ritenere impossibile l'esistenza di stadi di sviluppo comuni a tutta l'umanità. 

Il video sotto linkato, da RAISUOLA, suggerito dal libro in adozione, parla della "biografia e delle opere dell`antropologo tedesco Franz Boas (1858-1942), padre dell`antropologia culturale d'Oltreoceano. 
La lettura dei diari di Boas dal campo si alterna a quella delle lettere alla fidanzata: ne emerge il profilo di uno studioso attento, sin dalle prime ricerche condotte sugli eschimesi, agli elementi centrali della vita culturale: gli igloo, la caccia alla foca e al tricheco, la fabbricazione delle armi. 
Trasferitosi negli Stati Uniti, Boas diventerà curatore del Museo di storia naturale di New York. 
Sulla sua attività di ricerca si sofferma Henry Shapiro. 
Nelle ricerche successive Boas investigherà il patrimonio culturale e l'abilità tecnica degli indiani della costa occidentale. 
Il documentario mostra immagini d'epoca relative alla vita dei kwakiutl: le canoe da guerra, le danze, le maschere, le cerimonie, la filatura, la tessitura. 
L'interesse costante di Boas per l'analisi dei condizionamenti culturali lo condurrà ad occuparsi del mondo dell'emigrazione. 
In un periodo in cui si cominciava a parlare di eugenetica e di antisemitismo, Boas, ebreo, sosterrà l'inesistenza di prove a sostegno della tesi dell'inferiorità dei neri. 
Come sottolinea William Willis, della Società filosofica americana, nell'intervista, Boas fu il primo scienziato vissuto in America ad affermare che "la razza non determina il comportamento umano"."
                                                                                                                         VIDEO RAI, 11 minuti: Franz Boas  



















MARGARET MEAD
E' allieva di Boas.
Nasce a Filadelfia nel 1901. Il padre è professore universitario di economia e la madre sociologa. 
Studia psicologia al "Barnard college" dove conosce Ruth Benedict.
Tre matrimoni: uno studente di teologia, uno psicolgo, un antropologo







Testo RAI: "L`unità audiovisiva, mediante il prezioso supporto di filmati originali in bianco e nero, ripercorre le tappe più significative della biografia di Margaret Mead (1901-1978). 
L'antropologa, seguendo il suggerimento del "maestro" Boas, si reca nelle Samoa americane per studiare il passaggio dall'infanzia all'adolescenza. 
Seguono le ricerche condotte in Nuova Guinea dove la Mead affronta lo studio sul passaggio dall'adolescenza all'età adulta. A Manus vivrà insieme agli indigeni nei loro caratteristici villaggi costruiti su palafitte. 
Il filmato, oltre alle sequenze originali di documentari in bianco e nero, comprende un'intervista a John Kilipak, "l`uomo più vecchio del villaggio", sull'attività della Mead a Manus. 
Margaret, si sposa, in terze nozze, con il collega Bateson, con il quale condurrà ricerche a Bali ( e con il quale realizzerà alcuni tra i primi documentari etnografici, avvalendosi dell'uso della telecamera e della macchina fotografica). 
Nel 1939, diviene madre di Mary Katherine. 
Il filmato, mediante una testimonianza della figli Mary Katherine Bateson , che commenta delle immagini di filmini originali in cui compare bambina, illustra la concezione "progressista" di Margaret della maternità. 
Le ultime sequenze del documentario si riferiscono al ritorno della Mead a Manus, che, già divenuta base per le operazioni americane nel Pacifico durante la Seconda Guerra mondiale, è stata "civilizzata". Una Margaret ormai anziana e malata pronuncia il suo discorso d'addio sotto un violento uragano: morirà nel 1978".
                                                                                                                                VIDEO RAI, di 23 minuti: Margaret Mead 





















RUTH BENEDICT
Allieva di Boas.
Nasce a New York nel 1887.
























ALFRED LOUIS KROEBER
Allievo do Boas.
Fotografia del 1951.
Nasce nel 1876 a New York. E' uno dei primi allievi di Boas.









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