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Elisabetta Clemente, Rossella Danieli, Fulvia Innocenti, La mente e l’albero, Paravia
Unità 13 PEDAGOGIA da pag. 292 a pag. 311
Da pag. 292 a pag. 311
La Grecia arcaica
Da pag. 294 a pag. 296
L’educazione dell’eroe: il modello dei poemi omerici
L’VIII secolo a.C. segna la nascita delle pòleis – πόλεις – città-Stato greche con forme di governo nuove e una legislazione scritta.
Le due più importanti città-Stato greche sono Atene e Sparta: Sparta che mantiene per anni un regime oligarchico autoritario e Atene che a partire dalle riforme politiche e sociali di Solone (638-558 a.C.) fonda i principi della democrazia.
I valori nei quali a quel tempo l’aristocrazia greca si riconosceva erano quelli descritti nei poemi omerici l’Iliade e l’Odissea, poemi tramandati oralmente per centinaia di anni e messi per iscritto intorno all’VIII secolo a.C. da Omero (approfondire la “questione omerica” e, se sia ha tempo, leggere la versione di Felice Vinci in “Omero nel Baltico”). L’Iliade narra la conquista di Ilio (Troia) da parte degli Achei (ellèni, fondatori di Micene) e il protagonista è Achille che combatte contro Troia mentre l’Odissea (una sorta di continuazione dell’Iliade) parla delle peregrinazioni affrontate da Odisseo (Ulisse) re di Itaca che per dopo aver partecipato alla guerra di Troia cerca di ritornare in patria.
I poemi omerici rappresentano per i Greci un “contenitore” di eroi da imitare e da prendere come modello perché hanno una condotta di vita straordinaria basata su regole, gesta gloriose e virtù. In particolare, le tre virtù che li contraddistinguono sono:
1 L’areté - ἀρετή – ovvero la capacità di assolvere bene il proprio compito;
2 La kalocagathìa – καλοκαγαθία – (da kalòs kai agathòs - καλὸς καὶ ἀγαθός - “il bello e il buono”), ovvero l’acquisizione di qualità fisiche e morali;
3 La sophrosyne – σωφροσύνη – ovvero la prudenza intesa come capacità di autocontrollo, o dominio di sé.
Achille, semidio in quanto figlio di Peleo e della dea Teti, ha coraggio, bellezza, corpo vigoroso e atletico. Egli incarna l’eroe che sacrifica la sua vita in nome della gloria che rende eterni. L’eroe greco impersonato da Achille è colui che considera la sconfitta o la perdita di una persona cara come “ferita dell’onore” che deve essere rimarginata con la vendetta.
LEGGERE A PAG. 295 “RIFLESSIONI CONTEMPORANEE. USI E ABUSI DELL’ONORE” E “E TU CHE COSA NE PENSI?”
I due maggiori educatori di Achille sono Chirone che trasmette gli insegnamenti della vita pratica e Fenice che trasmette il valore della parola.
Nell’Odissea, invece, la figura alla quale veniva demandato l’insegnamento era Mèntore, (mentore è una parola molto usata oggi con il significato di “guida”), il precettore al quale Ulisse aveva affidato suo figlio Telèmaco.
Da pag. 297 a pag. 299
Sparta e l’educazione del cittadino soldato
Nella polis greca il cittadino non è inteso come individuo autonomo ma come parte della collettività nella quale ha il compito di occuparsi della vita comunitaria in tutti i suoi aspetti: produzione di risorse, difesa militare, culto degli dei, educazione.
Il modello educativo di Sparta è diverso da quello di Atene.
Il cittadino spartano ha il compito di controllare i popoli sottomessi.
Il cittadino spartano è tendenzialmente un soldato, con obblighi militari e ferrea disciplina di vita.
Per legge il bambino appena nato doveva essere presentato al Consiglio degli Anziani che aveva il compito di valutare la sua robustezza fisica. Se il neonato era gracile veniva abbandonato sul monte Taigeto, condannato a morte sicura.
I bambini vivevano in famiglia fino all'età di 7 anni senza grandi manifestazioni di affetto e, a 7 anni, iniziava l’agoghé - ἀγωγή - che comprendeva tre momenti di formazione militare molto rigida e rigorosa, con addestramenti durissimi e allenamenti estenuanti:
-dagli 8 agli 11 anni;
-dai 12 ai 15 anni;
-dai 16 ai 20 anni.
I bambini e i ragazzi erano sotto il comando di giovani più grandi mentre la direzione di tutto il sistema educativo era affidato al paidonòmos – παιδονόμος.
Le bambine venivano educate alla ginnastica mentre pochissima rilevanza avevano la danza e la musica.
LEGGERE A PAG. 306 “L’ADDESTRAMENTO DEI GIOVANI SPARTANI” DI PLUTARCO
E
LEGGERE DA PAG. 298 A PAG. 299 “DALLA PEDAGOGIA ALLA PSICOLOGIA” “OBBEDIENZA FUORI CONTROLLO”.
Da pag. 300 a pag. 302
Atene e l’educazione del cittadino libero.
Mentre Sparta formava i soldati, ad Atene le riforme di Solone (638-558 a.C.) davano vita a una polis basata sul diritto e quindi su un’educazione che mirava non alla guerra ma alla vita in tempo di pace.
Alla base della riorganizzazione della vita sociale, Solone mise temperanza ed equilibrio come strumenti per fondare la democrazia. Egli ridusse il potere dell’aristocrazia e diede la possibilità, ai signori divenuti schiavi a causa dei debiti, di riscattarsi dal loro stato di schiavitù; inoltre diede la possibilità a numerosi cittadini esuli di tornare in patria.
LEGGERE A PAG. 307 “LA GIUSTIZIA DELLA LEGGE” (SOLONE).
Il percorso formativo comprendeva una prima alfabetizzazione (scrittura, lettura e calcolo), seguite dall'insegnamento della musica e degli esercizi ginnici (per l’equilibrio tra le qualità dello spirito e l’equilibrio delle proporzioni fisiche), e la conoscenza dei poemi omerici.
Fino all'età di 7 anni i bambini venivano affidati alle cure della famiglia (o, se orfani, alla cura degli schiavi).
Dai 7 anni il bambino (solo i maschi) veniva affidato a uno pedagogo, che era uno schiavo fedele che lo accompagnava a scuola (didaskaléion - διδασκαλεῖον) e in palestra (palàistra - παλαίστρα).
Tre erano le figure dei maestri:
1 Il grammatistès che insegnava scrittura, lettura, calcolo e versi di poeti, come Omero ed Esiodo);
2 Il kitharistés che insegnava a suonare la cetra e a cantare i versi poetici;
3 il paidotrìbes che si occupava degli esercizi fisici per la crescita armoniosa del corpo.
Inoltre, i fanciulli frequentavano i luoghi pubblici della polis per imparare in modo spontaneo le relazioni con gli altri: passeggiavano nella piazza centrale (agorà - ἀγορά) nella quale imparavano il valore della discussione nella vita pubblica e frequentavano il mercato dove apprezzavano le diverse attività quotidiane.
All'età di 18 anni i giovani ateniesi lasciavano la loro casa e venivano iscritti nelle liste di leva militare prendendo il nome di èfebi. Era il primo gradino verso l’età adulta, che sanciva l’uscita dall'infanzia. L’addestramento militare durava due anni al termine dei quali i giovani erano “liberi cittadini”.
Sull’educazione delle fanciulle LETTURA A PAG. 302 “IL QUOTIDIANO EDUCATIVO, I GIORNI SEMPLICI DELLE FANCIULLE ATENIESI.
E
LABORATORIO DI CITTADINANZA ATTIVA. SULL’ACQUISIZIONE DELLA CITTADINANZA “CHI SONO I CITTADINI?”