Il pensiero e l'intelligenza


Il contenuto di questo sito non sostituisce il libro di testo

Gennaio 2017, UNITA' 4, Clemente e Danieli, "La mente e il metodo" Ed. Paravia, da pag. 74 a pag. 97





IL PENSIERO E LE SUE FORME (da pag. 74 a pag. 81)


Il pensiero è l'attività cognitiva dell'uomo che si manifesta attraverso la formazione di concetti, di ragionamenti, di risoluzione di problemi, di elaborazioni creative.



IL CONCETTO
Il concetto è un nome generico che si riferisce a una serie di oggetti che assomigliano perché hanno le medesime caratteristiche.
  
                                           
Ad esempio: "sedia" è un concetto perché si utilizza per indicare un oggetto con le seguenti caratteristiche somiglianti: serve per sedersi, ha una seduta, è dotata di spalliera e generalmente ha quattro gambe ecc...

I concetti possono essere ordinati gerarchicamente, cioè ordinati su una scala a seconda della loro estensione, che corrisponde all'ampiezza cioè a una maggiore universalità, e della loro intensione, che è il grado di precisione cioè indica un numero di dettagli sempre maggiore. 
Esempio di scala gerarchica:

poligoni (figure geometriche con più lati)
quadrilateri (poligoni con 4 lati)
quadrati (poligoni con 4 lati uguali)

Altro esempio di scala gerarchica:
mammiferi
quadrupedi
felini
gatti


Comprensione ed estensione (esempio sopra)

Il quadrilatero ha un DETTAGLIO in più rispetto ai poligoni, e quindi si riferisce a un numero minore di concetti rispetto a quello dei poligoni.

Si può anche dire che il quadrilatero ha una minore estensione rispetto ai poligoni ma ha una maggiore comprensione, sempre rispetto ai poligoni.

La scala dei concetti percorsa dall'alto in basso offre un progressivo aumento di comprensione e una progressiva diminuzione di estensione fino a giungere al concetto di una specie che non ha sotto di sé altre specie (tale specie è detta "specie infima" o "sostanza prima" o "soggetto" cioè da un punto di vista ontologico non ne può esistere un'altra - è "questo uomo qui", è "questo cavallo qui").

Quindi la comprensione e l’estensione sono inversamente proporzionali: più il concetto è esteso e meno è compreso, e viceversa: meno il concetto è esteso e più è compreso.


Leggere a pag. 78 "IL PROTOTIPO CONCETTURALE"


IL RAGIONAMENTO (pag. 79)
Il ragionamento è un "discorso", cioè una serie di proposizioni che, partendo da determinate premesse, porta a una conclusione.
Esistono due tipi di ragionamento:
- il ragionamento induttivo, che parte dall'osservazione di un caso particolare dell'esperienza quotidiana per arrivare a una conclusione che è generale; il ragionamento induttivo ci permette di ampliare le nostre conoscenze; 
- il ragionamento deduttivo, che, al contrario, parte dal generale per arrivare al particolare; il ragionamento deduttivo non amplia le proprie conoscenze.

Esempio di Ragionamento induttivo: 

                             

Premessa: la domenica nella mia città il negozio di scarpe è chiuso, il negozio di frutta è chiuso, il negozio di generi alimentari è chiuso, il negozio di abbigliamento è chiuso, la cartoleria è chiusa, la libreria è chiusa ec.
Conclusione: la domenica i negozi sono chiusi, tuttavia questa conclusione è una congettura, perché si limita ai negozi osservati, e potrebbe essere smentita da un negozio che è aperto, e che io non ho visto!
 

(Viceversa nel ragionamento deduttivo: se dico tutti i negozi sono chiusi, troverò chiuso il negozio di abbigliamento, di scarpe ecc., cioè tutti, anche quelli che non ho visto!) 

Il ragionamento deduttivo parte dal generale per arrivare al caso particolare; il ragionamento deduttivo non amplia le proprie conoscenze.

Esempi di ragionamento deduttivo:

                  



 
casa di Patrizia




Premessa: tutte le case sul fiume Tevere sono galleggianti.
La casa di Patrizia è sul fiume Tevere, conclusione: sicuramente la casa di Patrizia è galleggiante. 
La casa di Pippo non è galleggiante, conclusione: sicuramente non è sul Tevere.
In un ragionamento deduttivo se la premessa è vera, e i passaggi sono svolti in modo corretto, anche la conclusione è vera. 
Questo vuol dire che le conclusioni sono già contenute in qualche modo nelle premesse e quindi il ragionamento deduttivo non amplia le nostre conoscenze.

Altro esempio di ragionamento deduttivo:
Tutti gli studenti della classe Quinta A del Liceo Gonzaga di Chieti sono nati nel 2000.
Conclusioni:
Lucia Rossi è una studentessa della Quinta A, quindi Lucia Rossi è nata nel 2000.
Andrea Bianchi è nato nel 1999, sicuramente non è uno studente della Quinta A 



LA SOLUZIONE DEI PROBLEMI (Da pag. 79  pag. 80)
La soluzione di problemi è detta anche problem solving
Si arriva alla soluzione di un problema, cioè di una situazione problematica, quando si mette in atto la giusta strategia. 




Nel 1914, lo psicologo tedesco Köhler, studioso gestaltista, osservando il comportamento di alcuni scimpanzé, teorizza la soluzione per INSIGHT (interiore) che consiste in una intuizione, o illuminazione, improvvisa.





Un altro gestalista, Wertheimer, sottolinea che nella soluzione dei problemi un ruolo importante gioca la "ristrutturazione del quadro problematico", detta anche pensiero produttivo in contrapposizione al pensiero riproduttivo che opera applicando meccanicamente gli schemi abituali. 
Un esempio di "ristrutturazione" è il seguente: un giorno chiedono a Gauss, il matematico tedesco vissuto tra il 1700 e il 1800, di fare la somma della serie di numeri: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10. 
Gauss risponde immediatamente 55. 
Come ha fatto ad essere così veloce?
Invece di sommare 1 + 2 + 3 + 4 ecc..., si accorge che la somma del primo e dell'ultimo numero (1+10) è uguale alla somma del secondo e del penultimo (2+9), del terzo e del terzultimo (3+8) ecc.... Poiché la somma parziale è sempre 11, la somma totale è 11X5=55.
Gauss aveva visto la serie numerica non come una sequenza unidirezionale ma come un insieme di coppie simmetriche.



   VIDEO di 1 minuto circa: 


  




    L'altro esperimento consiste nel chiudere lo scimpanzé in una stanza dove, appesa al soffitto, c'è una banana. L'animale, dopo alcuni tentativi infruttuosi, vede alcune casse vuote e, ecco l'insight, le sposta mettendole l'una sull'altra, fino a raggiungere la banana:

VIDEO di 6 minuti circa: clicca qui LINK: Kohler Chimpanzees


   




Unisci i 9 punti del disegno con 4 linee, senza mai staccare la penna dal foglio. La soluzione è nel video
VIDEO con soluzione: durata 2 minuti circa.


      




IL PENSIERO CREATIVO (da pag. 80 a pag. 81)
Molti pensano che la creatività sia un dono di natura.
Dopo gli studi di Wertheimer, negli anni Cinquanta e Sessanta lo psicologo statunitense Guylford (1897- 1987) si occupa della creatività coniando la definizione di pensiero divergente e pensiero convergente.
Il pensiero convergente è il pensiero logico, lineare e rigido, necessario per risolvere problemi che hanno un'unica risposta, convergente appunto, come quelli matematici. 
Invece il pensiero divergente è un pensiero flessibile, fluido, che si basa su associazioni di idee e originalità, per problemi che possono avere più soluzioni. 
E' possibile sviluppare il pensiero divergente in ambienti familiari e scolastici che incoraggiano e non ostacolano la creatività.

NB Qualche suggerimento la creatività.
Un'indicazione preziosa è la pratica del "brainstorming", letteralmente "tempesta cerebrale". E' un metodo usato spesso nelle aziende, in genere pubblicitarie, per far emergere nuove idee. E' un semplice incontro di "addetti ai lavori" che esprimono in piena libertà tutto ciò che viene in mente, senza la preoccupazione di dire cose fuori luogo, cioè senza le censure che uccidono la creatività.

LEGGERE A PAG. 81 "GLI SPAZI DELLA CREATIVITA'"




L'INTELLIGENZA E L SUA MISURAZIONE (da pag 82 a pag. 84)


Su che cosa sia l'intelligenza, le risposte di senso comune sono varie e tante.



MISURARE L'INTELLIGENZA: I TEST
I primi test per misurare l'intelligenza nascono in Francia nel 1904, anno in cui il Ministero della Pubblica Istruzione promuove una ricerca sui bambini con ritardi mentali, per indirizzarli in strutture scolastiche apposite. L'incarico è affidato ad Alfred Binet (1857 - 1911).
Binet ragiona in questo modo: ogni bambino ha un'età cronologica (anagrafica) e un'età mentale (corrispondente al livello delle conoscenze e delle abilità che si individuano facendo rispondere il bambino a una serie di domande - distinte per età).
L'età mentale può essere uguale, inferiore o superiore all'età cronologica.

Se dalla comparazione risulta un'età mentale inferiore a quella cronologica, allora siamo in presenza di un ritardo, più o meno grave a seconda dello scarto.


Esempio di serie di domande distinti per età:
 



BREVE DIGRESSIONE

Il MENSA è un'associazione mondiale composta da persone con un elevato Q.I., fondata nel 1946 a Oxford.
Il sito del Mensa Italia, dove si possono leggere anche le informazioni che riguardano l'accesso all'associazione, è il seguente: hppt://www.mensa.it
Nel sito è presente anche un test preliminare il cui link è sopra all'immagine collocata qui affianco.
 

 

IL Q.I. E LE SCALE PER LA SUA MISURAZIONE pag. 83
Lewis Terman (1877 - 1956), psicologo statunitense della Stanford University, adatta i test di Binet per utilizzarli anche per gli adulti. A lui si deve la seguente formula: 
Q.I. = E.M./E.C. x 100 (rapporto tra età mentale ed età cronologica moltiplicato per 100, dove un Q.I. pari a 100 indica una perfetta coincidenza tra età cronologica ed età mentale.
Tale scala viene chiamata SCALA STANFORD-BINET.
 
Una nuova scala di riferimento viene proposta nel 1939 dallo psicologo statunitense David Wechsler, conosciuta con il nome di SCALA WECHSLER-BELLEVUE che prevede la somministrazione di due tipi di prove: "test verbali" (sondano a capacità di memoria, ragionamento, competenza lessicale, analogie e differeenze tra oggetti, semplici problemi di vita quotidiana. Ad esempio: "che cosa vuol dire cospicuo", "ripeti partendo dall'ultimo i seguenti numeri 7, 3, 4, 2, 0, 1" ecc...)  e "prove di performance". (ad esempio completare figure,  individuare un elemento mancante nell'immagine di una carta da gioco ecc...)

LEGGERE A PAG. 84: "i TEST SONO STRUMENTI DI ESCLUSIONE SOCIALE?"


LE TEORIE SULL'INTELLIGENZA da pag. 85
Partiti da un'intelligenza unica, nel corso del Novecento si è approdati a una visione complessa e articolata.
Vedremo le teorie di Louis Thurstone, di Howard Gardner e di Daniel Goleman.

Nel 1938 Thurstone (1887-1955) propone una TEORIA MULTIFATTORIALE in cui definisce l'intelligenza come la risultante di 7 fattori, che possono tracciare un profilo più articolato del soggetto: Comprensione verbale: conoscenza del vocabolario, capacità di lettura;
Fluidità verbale: produzione di parole e rime;
Abilità numerica: ragionamento aritmetico, capacità di calcolo;
Visualizzazione spaziale: capacità di visualizzare relazioni spaziali;
Memoria associativa: rievocazione di parole o frasi;
Velocità percettiva: ricognizione o manipolazione di particolari visivi;
Ragionamento: risoluzione di problemi logici.


Gardner (nato nel 1943), partendo dalle acquisizioni dei nefrologi sul cervello e sulla sua evoluzione, elabora la TEORIA DELLE INTELLIGENZE MULTIPLE secondo la quale non esiste un'intelligenza unica ma 8 distinte tipologie ossia una serie di qualità da individuare e potenziare al meglio (linguistica, logico-matematica, spaziale e visiva, corporeo-cinestetica, musicale, sociale o interpersonale, introspettiva o intrapersonale, naturalistica). Ogni individuo possiede tutte queste differenti intelligenze ma eccelle solo in alcune di esse.



ESEMPI di creatività: Non esiste solo la creatività dei cosiddetti "grandi", poeti, artisti o scienziati che siano, ma anche la creatività nella vita quotidiana: in cucina, nell'atelier di uno stilista, in uno studio pubblicitario o nella bottega di un artigiano: 


                        


      
     


      LEGGERE A PAG. 86 E A  PAG. 87



Goleman nel 1995 pubblica "Intelligenza emotiva" in cui parla, appunto, di INTELLIGENZA EMOTIVA. Nel testo spiega come la parte emotiva e la parte razionale del nostro cervello possano armonizzarsi.  
A differenza dell'intelligenza logico-matematica, l'intelligenza emotiva non è quantificabile o misurabile con un test. Può anche essere sviluppata attraverso adeguati piani educativi di "alfabetizzazione emozionale".
La felice sintesi tra razionalità e sensibilità, in cui consiste l'intelligenza emotiva, è essenziale nel rapporto con gli altri. L'individuo emotivamente intelligente riconosce e controlla le proprie emozioni, riesce a concentrarsi e a dominarsi in vista di un obiettivo.

LEGGERE A PAG. 92 E A PAG 93
LEGGERE A PAG. 95 E A PAG. 96

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