Dall'individuo alle relazioni

Il contenuto di questo sito non sostituisce il libro di testo (da portare in classe)


UNITA' 4 (da pag. 172 a pag. 233)  
Gennaio, febbraio, marzo 2017

DALL'INDIVIDUO ALLE RELAZIONI

Capitolo 4.1 (da pag. 174 a pag. 185)
LA PSICOLOGIA DELLA PERSONALITA' 



I DUE APPROCCI, INDIVIDUALISTA E RELAZIONE (Da pag. 174 a pag. 176)
 (In questa sede approfondiremo ALLPORT e MISCHEL)

Definizione di personalità: La personalità è l'insieme delle caratteristiche di una persona, che persistono nel tempo e in situazioni diverse.
ESEMPIO di caratteristiche di un individuo: Andrea è un uomo italiano di successo, con la battuta sempre pronta e uno sguardo da ottimista.
Come mai Andrea è così? Come si è formata la sua personalità? E se fosse cresciuto, non in Italia ma, ad esempio, negli Stati Uniti, sarebbe cambiato qualcosa?

Gli psicologi della personalità studiano i tratti comuni dei singoli individui, partendo dal presupposto che tutti noi siamo diversi e pensiamo e ci comportiamo in modo differente.
Esistono due approcci nell'osservazione delle caratteristiche del singolo individuo:

l'APPROCCIO INDIVIDUALISTA, i cui principali esponenti sono
Gordon Willard Allport
Hans Jürgen Eysenck
Raymond Bernard Cattel;


                

       
           
Gordon Willard Allport nasce nell'Indiana, uno Stato federale degli Stati Uniti, nel 1897 da padre medico e madre insegnante. 













Hans Jürgen Eysench nasce a Berlino nel 1916.
Muore a Londra nel 1997












Raymond Bernard Cattel nasce in una piccola cittadina nei pressi di Birmingham (Inghilterra) nel 1905 e muore a Honolulu (Hawaii - Stati Uniti) nel 1998









e

L'APPROCCIO RELAZIONALE i cui principali esponenti sono 
Albert Bandura
Walter Mischel che, pur focalizzando e mantenendo l'attenzione sulle caratteristiche del singolo soggetto, le pongono in relazione con il contesto.



Albert Bandura nasce in Canada nel 1925. Nel 1949 si laurea in psicologia. Nel 1953, a 28 anni, inizia a insegnare alla Stanford University in California. E' stato eletto Presidente della American Psychological Association, la più importante associazione di psicologi americani. Tra le sue opere principali ricordiamo "Aggressività adolescenziale" del 1959, "Aggressività: un'analisi basata sull'apprendimento sociale" del 1973", "Teoria dell'apprendimento sociale" del 1977 ecc...













Walter Mischel nasce a Vienna nel 1930 













L'APPROCCIO INDIVIDUALISTA: GORDON WILLARD ALLPORT (pag. 176)

Gordon Willard Allport nasce nell'Indiana, uno Stato federale degli Stati Uniti, nel 1897 da padre medico e madre insegnante. 
Dopo la laurea e il dottorato, nel 1922 si reca in Europa dove rimane per due anni. Qui, si reca a Vienna per conoscere Freud, all'epoca già famoso. Nel 1924 torna in America dove inizia la sua carriera accademica all'Università di Harvard: professore e direttore del dipartimento di psicologia.
Durante la seconda guerra mondiale viene richiesto come consulente psicologo per le tecniche da utilizzare per tenere alto il morale dei soldati.
Muore nel 1967.



I TRATTI DELLA PERSONALITA' (da pag 177 a pag 179)

Allport, nella sua prima opera dal titolo "Tratti di personalità" scritta nel 1921 con uno dei suoi tre fratelli Floyd Henry Allport, dà la definizione di TRATTO della personalità: esso è una caratteristica, psicologica, della personalità che rimane stabile nel tempo e nelle differenti situazioni ed è capace di orientare il comportamento in determinate direzioni.
Molti anni più tardi, nel 1988, alcuni studiosi che continuano le sue ricerche (Chaplin, John e Goldberg) pubblicano un articolo sul "Journal of Personality and Psychology" nel quale, approfondendo lo studio di Allport, distinguono i TRATTI della personalità, di lunga durata e con un'origine interna dell'individuo, dagli STATI, che invece sono aspetti del carattere di una persona che emergono per breve durata e sono causati da elementi esterni. 
ESEMPIO: Maria è una persona tranquilla. Un giorno si arrabbia con suo figlio. E' arrabbiata fino a sera ma il giorno dopo la rabbia svanisce. Maria ha vissuto uno stato di rabbia. 
Allport definisce quattro PROPRIETA' del TRATTO
La frequenza: il tratto è una caratteristica che si verifica spesso nel tempo;
L'intensità: perché un tratto appartenga alla personalità di un soggetto, deve emergere in modo forte;
La presenza in diverse situazioni: il tratto si manifesta in situazioni diverse e con persone diverse;
L'origine interna: i tratti trovano la loro base nel sistema nervoso. Portiamo i nostri tratti dentro di noi, nel nostro cervello.
I tratti, tuttavia, non si esprimono in tutte le situazioni.
ESEMPIO: Annalisa è molto timida ma una sera risulta particolarmente socievole e si propone, nel gruppo delle sue amiche, per chiedere alcune indicazioni a un estraneo.
Annalisa non è più timida? Certamente no. Rimane timida ma può accadere che talvolta non lo sia.

Alla luce di queste considerazioni, Allport classifica i TRATTI distinguendoli in tre TIPOLOGIE:
I tratti cardinali: sono quelli più potenti. Influiscono su tutti i comportamenti, sui pensieri, sui sentimenti. Sono rari. Solitamente un individuo ne possiede pochi, se non nessuno;
I tratti centrali: sono meno potenti e riguardano gli aspetti importanti del carattere di una persona;
I tratti secondari: hanno un'influenza minore sul comportamento e si manifestano unicamente in situazioni specifiche.
Dunque, alcuni tratti sono molto presenti e riscontrabili nella gran parte dei comportamenti. Altri tratti, pur essendo in ogni caso presenti, hanno manifestazioni variabili.
 
Il pensiero di Allport è definito "psicologia dell'individuo".
Nella sua ricerca, Allport fa uso del metodo idiografico  (ιδιος γραφιχος: ídios e graphikós, con significato di "descrivere il particolare"), cioè studia le persone singole e non i gruppi.
Allport pensa, tutt'al più, che lo studio del gruppo abbia senso solamente solo dopo che l'individuo sia stato considerato nella sua unicità.
Allport pensa che studiare i singoli permette di cogliere, maggiormente e con più profondità, il mistero della personalità umana.
Conoscendo i tratti di una persona possiamo immaginarne e prevederne il comportamento.
LEGGERE IL TESTO DA PAG. 180 A PA. 181 SULLE EMOZIONI




L'APPROCCIO RELAZIONALE NELLO STUDIO DELLA PERSONALITA' (da pag. 183 a pag. 184)

L'altro approccio, nell'osservazione delle caratteristiche del singolo individuo, è l'approccio relazionale i cui principali esponenti sono Albert Bandura e Walter Mischel che, pur focalizzando e mantenendo l'attenzione sulle caratteristiche del singolo soggetto, le pongono in relazione al contesto.


Gli studiosi della personalità che prediligono l'approccio relazionale sostengono che il carattere di ogni singolo individuo sia il risultato dell'interazione tra l'individuo e la situazione: né il singolo individuo né la situazione possono far prevedere un comportamento; è solo dalla loro unione che si ha un risultato imprevedibile.
Scrive Mischel:
"Come è possibile che la stessa persona appaia più sollecita, generosa e oblativa nei confronti dei propri familiari e in altri contesti sia la meno sollecita, generosa e oblativa di tutti?
Come è possibile che questi modi di essere differenti rappresentino dei modelli stabili che caratterizzano durevolmente la persona anziché fluttuazioni casuali?"
Mischel si chiede come sia possibile descrivere in modo definitivo una persona quando esistono comportamenti estremamente differenti! 

Negli anni 60 Walter Michel offre a dei bambini di 4 anni dei marshmallow, spiegando loro che potevano prenderne una subito o aspettare qualche minuto e prenderne due. Dopo qualche anno riferisce che i bambini che si erano comportati impulsivamente erano diventati dei giovani con bassa autostima e un livello basso di frustrazione, mentre quelli che avevano aspettato si erano trasformati in persone socialmente più competenti e con maggior successo negli studi. 


Conclusioni: 
Le teorie individualiste trascurano le situazioni.
Gli approcci relazionali ignorano le influenze interne.


VERIFICA DI SCIENZE UMANE

(Sociologia Psicologia e Pedagogia)



ALUNNO

CLASSE
DATA 22 marzo 2017


SOCIOLOGIA

UNITA' 1

DOMANDE A RISPOSTA CHIUSA

sottolinea, tra quelle proposte, la risposta corretta  


1)Durkheim riprende, da Spencer, l'idea che la società …. 

A) E' come un organismo ossia come un corpo in cui i vari organi sono interdipendenti e contribuiscono a mantenersi in vita e a mantenere l'unità

B) E' un insieme di individui

C) E' composta da individui legati da parentela

D)E' un gruppo di persone legate da interessi comuni


2)Durkheim parla di quattro tipi di suicidi, quali sono?

A) Egoistico, dovuto a depressione, fatalista, di gruppo

B) Fatalista, depressivo, da difficoltà economiche, per lutto

C) Egoistico, da perdita della libertà, scenografico, terroristico

D) Egoistico, altruistico, anomico, fatalista


3) Tra questi quattro, scegline uno e descrivilo.

Risposta:

Il suicidio egoistico vede il prevalere, nel soggetto, del senso dell'individualità sul senso di appartenenza alla comunità (carenza di integrazione sociale): l’individualità emerge come più forte rispetto ai legami sociali. Per spiegare questo tipo di suicidio, Durkheim prende in considerazione le 2 seguenti variabili: 

la religione e lo stato civile.

Riguardo alla religione:

compara i tassi di suicidio tra i protestanti, i cattolici e gli ebrei. 

Dal suo studio emerge che la confessione protestante è quella a maggiore rischio di suicidio rispetto alle altre due. Tale tendenza la spiega con il rapporto diretto che il fedele intrattiene con la divinità. In tal modo, gli viene a mancare l’istituzione della chiesa e il calore della comunità ecclesiale presenti, invece, tra i cattolici e, conseguentemente, il forte senso di coesione sociale e di attaccamento alla propria comunità, tipico degli ebrei.

In conclusione, si può dire che quanto più l'individuo sente di appartenere al proprio gruppo, tanto meno si sentirà spinto a togliersi la vita.

Riguardo allo stato civile: 

esamina la propensione al suicidio dei coniugati, dei non sposati e dei vedovi.

Gli uomini tendono a suicidarsi più delle donne. 

Il matrimonio rappresenta, tuttavia, per i maschi un ottimo rimedio contro il suicidio, perché sentono il calore del focolare domestico. A riprova di ciò, nei casi in cui gli uomini rimangono vedovi, tendono a maggiormente a suicidarsi e si salvano nel caso di presenza di figli.

Le donne tendono a suicidarsi nel momento in cui la loro centralità domestica viene meno. 

Il suicidio altruistico si registra nei casi in cui la società prevale sull’individuo cioè quando le spinte sociali nei confronti dell'individuo sono eccezionalmente forti. Allorché, dunque, il peso sociale si fa pressante sul soggetto, esso identificandosi con la società si spinge fino al suicidio, rinunciando, in tal modo alla propria incolumità fisica.

Un esempio di ciò è riportato da Durkheim relativamente all’usanza indiana delle vedove di immolarsi sulla pira funebre del defunto consorte (perché la condizione di vedovanza è considerata una condizione terribile, per questo le donne si suicidano). 

Il suicidio anomico si registra quando le regole sociali non si sono ancora adeguate ai cambiamenti sociali. 

Un esempio è quello dei periodi di intensa crescita economica, in cui vengono sconvolti gli antichi equilibri e si fa fatica a trovarne di nuovi. Il suicidio anomico è dunque tipico della società moderna (esempio banale: persona anziana che non sa usare il bancomat ecc).

Il suicidio fatalista si registra per un eccesso di regolamentazione, di una sorta di dispotismo morale esercitato dalle regole sociali, di un eccesso di disciplina che chiude gli spazi del desiderio.


PSICOLOGIA

UNITA' 4

DOMANDE A RISPOSTA APERTA 


4) Tratto della personalità, stati, proprietà del tratto, cosa sono  e cosa si intende per ciascuno di essi.

Risposta:

Allport, dà la definizione di TRATTO della personalità: esso è una caratteristica, psicologica, della personalità che rimane stabile nel tempo e nelle differenti situazioni ed è capace di orientare il comportamento in determinate direzioni.

Molti anni più tardi, nel 1988, alcuni studiosi che continuano le sue ricerche (Chaplin, John e Goldberg) pubblicano un articolo sul "Journal of Personality and Psychology" nel quale, approfondendo lo studio di Allport, distinguono i TRATTI della personalità, di lunga durata e con un'origine interna dell'individuo, dagli STATI, che invece sono aspetti del carattere di una persona che emergono per breve durata e sono causati da elementi esterni. 

ESEMPIO: Maria è una persona tranquilla. Un giorno si arrabbia con suo figlio. E' arrabbiata fino a sera ma il giorno dopo la rabbia svanisce. Maria ha vissuto uno stato di rabbia. 

Allport definisce quattro PROPRIETA' del TRATTO: 

La frequenza: il tratto è una caratteristica che si verifica spesso nel tempo;

L'intensità: perché un tratto appartenga alla personalità di un soggetto, deve emergere in modo forte;

La presenza in diverse situazioni: il tratto si manifesta in situazioni diverse e con persone diverse;

L'origine interna: i tratti trovano la loro base nel sistema nervoso. Portiamo i nostri tratti dentro di noi, nel nostro cervello.

I tratti, tuttavia, non si esprimono in tutte le situazioni.

ESEMPIO: Annalisa è molto timida ma una sera risulta particolarmente socievole e si propone, nel gruppo delle sue amiche, per chiedere alcune indicazioni a un estraneo.

Annalisa non è più timida? Certamente no. Rimane timida ma può accadere che talvolta non lo sia.

Alla luce di queste considerazioni, Allport classifica i TRATTI distinguendoli in tre TIPOLOGIE:

I tratti cardinali: sono quelli più potenti. Influiscono su tutti i comportamenti, sui pensieri, sui sentimenti. Sono rari. Solitamente un individuo ne possiede pochi, se non nessuno;

I tratti centrali: sono meno potenti e riguardano gli aspetti importanti del carattere di una persona;

I tratti secondari: hanno un'influenza minore sul comportamento e si manifestano unicamente in situazioni specifiche.

Dunque, alcuni tratti sono molto presenti e riscontrabili nella gran parte dei comportamenti. Altri tratti, pur essendo in ogni caso presenti, hanno manifestazioni variabili.

 


5) Come viene definito il pensiero di Allport e cosa significa.

Risposta:

Il pensiero di Allport è definito "psicologia dell'individuo".

Nella sua ricerca, Allport fa uso del metodo idiografico  (ιδιος γραφιχος: ídios e graphikós, con significato di "descrivere il particolare"), cioè studia le persone singole e non i gruppi.

Allport pensa, tutt'al più, che lo studio del gruppo abbia senso solamente solo dopo che l'individuo sia stato considerato nella sua unicità.

Allport pensa che studiare i singoli permette di cogliere, maggiormente e con più profondità, il mistero della personalità umana.


      

PEDAGOGIA

UNITA' 2

DOMANDE A RISPOSTA APERTA 


6) Nel 1455 viene inventato un qualcosa di rivoluzionario che dà un contributo decisivo all'alfabetizzazione. Che cos'è? E come si chiama l'inventore?             

Risposta: 

La stampa a caratteri mobili.

Gutenberg


7) Parla della scuola-convitto a Padova di Barzizza: Come vivono i ragazzi nella scuola-convitto e che cosa fanno 

Risposta: 

La scuola-convitto è un luogo dove i ragazzi vivono e studiano a stretto contatto, giorno e notte, con i maestri e gli educatori.

La vita è scandita da una ripartizione ben precisa delle ore dedicate allo studio, ai pasti, al gioco, allo sport.



Di nuovo PEDAGOGIA

UNITA' 2

DOMANDA DI COMPRENSIONE DEL TESTO 

(rispettare i seguenti indicatori: Pertinenza; Conoscenza degli argomenti/contenuti; Linguaggio disciplinare; Sviluppo organico sequenziale)


8) A partire dalla lettura del Testo “I tre compiti dei genitori” di Vegerio (lettura a pag. 48 del libro in adozione), riassumi i temi affrontati. (Massimo 15 righe)                                     

FINE DELLA VERIFICA








Capitolo 4.2 (da pag. 186 a pag. 199)
LA PSICOLOGIA SOCIALE 

Introduzione (da pag. 186 a pag. 188)

La psicologia sociale studia le relazioni tra le persone.
Secondo alcuni studiosi il fondatore della psicologia sociale è Kurt Lewin. A lui si deve l'introduzione del concetto di "dinamiche di gruppo". 
Ma che cos'è il gruppo?
Il gruppo è un insieme di persone che interagiscono tra loro, hanno gli stessi obiettivi, gli stessi interessi e le stesse regole e si influenzano tra loroLe regole e gli obiettivi possono essere sia espliciti, quando sono detti apertamente, sia impliciti, quando non sono detti ma sottintesi.

Esistono 4 tipi di gruppi:



 1) gruppo primario, o piccolo gruppo: i componenti si conoscono molto bene e le relazioni sono dirette cioè faccia a faccia. Esempio: famiglia o gruppo di amici 




   
 







.
2) gruppo secondario: i componenti non si conoscono personalmente e le relazioni non sono dirette. Esempio: dipendenti di un'azienda.
NB. Talvolta un gruppo secondario può trasformarsi in gruppo primario se le persone diventano amiche.









.  
3) gruppo informale: si forma in modo spontaneo, la comunicazione è intensa e le relazioni sono significative. Esempio un grande gruppo di amici (Attenzione: i rapporti sono intensi ma non diretti, cioè"faccia a faccia")











4) gruppo formale: si forma con obiettivi ben precisi, con ruoli e impegni ben precisi. Esempio: un gruppo di insegnanti 















LA TEORIA DEL CAMPO: KURT LEWIN (da pag. 189 a pag. 196)

Kurt Lewin nasce nel 1890 in Prussia, attuale Polonia, da una famiglia ebrea. Nel 1905 si trasferisce a Berlino dove frequenta il liceo classico, si iscrive alla facoltà di medicina e poi passa a quella di filosofia. Prima di discutere le tesi di laurea è chiamato al fronte durante la prima guerra mondiale.
Durante la prima guerra mondiale scrive il suo primo saggio "Teoria del campo" e si sposa, nel 1917.
Terminata la guerra si laurea, in filosofia, (non esistono ancora facoltà di psicologia) e comincia la sua carriera accademica: è professore all'università di Berlino dal 1926, dove insegna filosofia e psicologia.
Ha due figli, divorzia, si risposa, ha altri due figli.
Nel 1933, a causa delle persecuzioni del regime fascista, emigra negli Stati Uniti dove insegna in quattro università di cui l'ultima è il MIT (Istituto di Tecnologia del Massachusetts) dove è seguito da un gruppo di allievi e di studiosi che condividono i suoi studi.
Muore di infarto nel 1947, a 57 anni.

Teoria del campo.
Con la teoria del campo Lewin teorizza l'esistenza di veri e propri "spazi", psicologici e oggettivi, che sono di due tipi:
Il "CAMPO PSICOLOGICO" e il "CAMPO SOCIALE".  
   
Campo psicologico
 

Secondo Lewin il "campo psicologico", individuale, detto anche "spazio vitale", è uno spazio che si potrebbe pensare delimitato da un recinto immaginario che sta intorno a un individuo. Questa specie di recinto è definito, da lui, "zona di frontiera", (spesso si sente dire dalle persone: "non mi assillare, dammi i miei spazi! Fammi vivere!"). Il campo psicologico contiene se stessi fisicamente, ma anche i propri sentimenti, i propri pensieri, le proprie azioni, le proprie motivazioni, le proprie aspettative, la percezione dell'interazione possibile tra sé e gli altri, i luoghi mentali come la famiglia, la scuola, la palestra ecc. che, nell'insieme, vengono definiti da Lewin con il termine "regioni". 
Per metafora, il campo psicologico potrebbe essere paragonato al "territorio" di un animale. 
Le "regioni" hanno due caratteristiche: sono in continuo cambiamento e il soggetto dà, ad esse, una connotazione (o forza) più o meno positiva, (+) o più o meno negativa (-). 
ESEMPIO: se nel suo campo psicologico Antonio colloca la "regione" "obiettivo diploma di chitarra" con una valenza molto positiva, Antonio si muoverà con una forza elevata in tutti li ambienti e con tutte le persone che riguardano in qualche modo la chitarra. Se, invece, la "regione" "obiettivo chitarra" è poco estesa cioè ha poca forza, tale obiettivo potrebbe essere fagocitato da un'altra "regione" quale, ad esempio, "obiettivo uscire con gli amici".
Al di fuori della "zona di frontiera" c'è il "mondo esterno" ossia gli altri, i sentimenti degli altri, la politica, i giudizi delle persone, i luoghi fisici ecc.

Campo sociale



Il "campo sociale" o "gruppo", invece, comprende più campi psicologici che si toccano tra loro quando le persone si rapportano, volontariamente o no, tra loro.
In questo caso, i punti di contatto delle "zone psicologiche" si sovrappongono e creano cambiamenti che Lewin definisce con il termine "dinamiche".


Lewin propone due formule per sintetizzare i due campi:
Per il campo psicologico: 
C=f(pA)
Per il campo sociale: 
C=f(PM)
Legenda
C: Comportamento, (di un individuo nella I formula e di un gruppo nella II formula) 
f: funzione
p: Persona
A:Ambiente psicologico (il gioco di forza delle regioni)
P: Persone
M: Mondo (fattori sociali)

Per il "campo psicologico: il Comportamento di un individuo (C) è in funzione (f) della Persona (p) e dell'Ambiente psicologico (A)., cioè il Comportamento dipende da come una persona interagisce con le forze del suo Ambiente psicologico.
Per il "campo sociale": il Comportamento di un gruppo (C) è in funzione (f) delle Persone (P) e dei fattori sociali del Mondo (M).  

NB
Lewin è tra i sostenitori della teoria della Gestalt e ha, quindi, una visione olistica (olistico deriva dal greco olos όλος che vuol dire intero; guardare in modo olistico non significa concatenare diversi elementi, ma significa guardarli nell'insieme). 
Quindi, per Lewin, per comprendere un Comportamento è necessario osservarlo nella sua globalità: solo così se ne possono cogliere le influenze reciproche del mondo esterno sul gruppo e le influenze dei singoli individui tra loro.
Scrive Lewin "il gruppo è qualcosa di più della somma dei suoi membri" (come, ad esempio, l'acqua è qualcosa di più della semplice somma di due atomi di idrogeno e uno di ossigeno perché può essere la salvezza per un assetato o la fonte di ispirazione per un poeta ecc.).

Per comprendere come le influenze reciproche siano infinite, si legga l'esempio relativo alla scelta del luogo dove trascorrere le vacanze, da parte di un gruppo di amici, da pag. 194 a pag. 195 del libro in adozione.

NB. Secondo Lewin il ricercatore non deve osservare un gruppo come se fosse un vetrino da analizzare con il microscopio, per poi scriverne teorie e libri, ma ha il compito di MIGLIORARE LA VITA DEL GRUPPO; quindi, deve entrare nel gruppo e agire al suo interno per sviluppare cambiamenti e per migliorarlo, attraverso il dialogo (per dare vita a nuovi giochi di forze). E' questa una nuova tipologia di ricerca che Lewin definisce: la "RICERCA-AZIONE". 

Leggere il brano di Lewin: "Teoria del campo e sperimentazione in psicologia sociale" a pag. 218



LE DINAMICHE DEL GRUPPO (da pag. 196 a pag. 198)

Le principali dinamiche del gruppo sono:
l'Appartenenza: è la percezione di appartenere al gruppo, di identificarsi con il gruppo, di condividerne comportamenti e regole;
l'Interdipendenza: è il rapporto di influenza reciproca tra campi psicologici;
La Formazione di sottogruppi: si verifica quando esistono divergenze all'interno del gruppo. I sottogruppi si generano per affinità di sentimenti e di pensiero. Un sottogruppo rompe la sua appartenenza al gruppo nel momento in cui le divergenze tra gruppo e sottogruppo sono insopportabili;
Il Conflitto: il conflitto in genere affiora nei momenti di decisione all'interno di un gruppo; esso è uno scontro di forze che potrebbe diminuire la coesione ma potrebbe anche aumentarla se è in funzione di un  nuovo equilibrio. I conflitti tra gruppi diversi, invece, generalmente aumentano la coesione interna;
Il Cambiamento dei ruoli: i ruoli possono essere definiti a priori ufficialmente, oppure generarsi spontaneamente ma in entrambi i casi essi possono cambiare: i componenti assumono compiti diversi da quelli originari.




IL GRUPPO NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI (da pag. 198 a pag 199)

Conoscere le dinamiche dei gruppi può essere utile per superare le difficoltà.
Nella vita i gruppi più importanti sono la famiglia, la classe scolastica, il gruppo del proprio lavoro.



Capitolo 4.3 (da pag. 200 a pag. 209)
LA FAMIGLIA
 
LE FAMIGLIE CHE CAMBIANO (da pag. 208 a pag. 209)

Le tipologie della famiglia sono molto cambiate; la coppia intesa in senso tradizionale tende a scomparire: i matrimoni diminuiscono; le convivenze aumentano; le famiglie si ricompongono (persone divorziate formano una nuova famiglia coabitando con i figli delle precedenti unioni); i figli di separati sono talvolta contesi; l'aumento dei flussi migratori favorisce la formazione di famiglie straniere con figli nati e cresciuti in Italia ma anche la formazione di famiglie multietniche; le famiglie dei migranti hanno abitudini differenti; le adozioni sono, moltissime volte, internazionali; spesso i figli continuano ad abitare con i propri genitori anche ben oltre il raggiungimento dell'età adulta (sono i cosiddetti "giovani-adulti") ecc...  

   



        



L'aumento di adolescenti nati in Italia da genitori stranieri, portatori di culture diverse, pone nuove prospettive educative, soprattutto a scuola. 
Ci sono famiglie che vivono periodi di crisi: alcune le superano da sole mentre altre si rivolgono a strutture specializzate in terapie familiari. 


LA FAMIGLIA COME SISTEMA (da pag. 200 a pag. 207)

La psicologia DEFINISCE la famiglia come una "comunità che unisce un uomo, una donna e i loro figli" ma oggi le unioni sono anche omosessuali. La psicologia, comunque, pone l'accento su due aspetti: sull'aspetto "comunitario" e sulla "coppia".
La famiglia può essere considerata un piccolo "gruppo", in cui posso essere applicati i concetti di "Campo" di Lewin, ossia i "giochi di forze" e le "interrelazioni". Ma, secondo l'approccio sistemico, i cui maggiori esponenti sono Gregory Bateson (1904-1980) e Paul Watzlawich (1921-2007), a questi due concetti se ne devono aggiungere altri quattro:
- La Comunicazione; 
- La Causalità circolare (un evento causa un altro evento che a sua volta ne genera un altro ancora);
- L'Autoregolazione (tendenza mantenere l'equilibrio;)
- Le Regole.
In Italia l'approccio sistemico nasce grazie a un gruppo di quattro terapeuti di Milano (Mara Selvini Palazzoli, Luigi Boscolo, Gianfranco Cecchin e Giuliana Prata) che, negli anni Sessanta e Settanta, elaborano un modello terapeutico per le famiglie. Questo modello è chiamato "il modello sistemico di Milano".

COMPITO A CASA: Chi lo desidera, può fare una ricerca sul modello sistemico di Milano.


CICLO DI VITA FAMILIARE (da pag. 205 a pag. 207)

Nel percorso della nascita e dello sviluppo della famiglia si possono individuare diverse fasi che, nell'insieme, vengono dette "ciclo di vita della famiglia".
Le fasi principali sono:
La Nascita della famiglia, ovvero la formazione della coppia attraverso il matrimonio o la convivenza: ciascun membro della coppia deve saper conciliare le differenze e trovare regole in comune;
La Nascita dei figli: la coppia deve riadattare i tempi e i modi di vita familiare e ridefinire le regole;
L'Adolescenza dei figli: la coppia deve trovare un equilibrio tra le proprie idee e l'indipendenza dei figli;
La Separazione dai figli: c'è il ritorno alla famiglia come coppia e la creazione di un nuovo equilibrio;
L'Età anziana: bisogna adeguarsi ai molteplici cambiamenti quali, ad esempio, il pensionamento, una possibile malattia, la vedovanza, il nuovo ruolo di nonni ecc...


LEGGERE IL BRANO DI NATALIA GINZBURG (1916-1991) a pag. 207 sulla FAMIGLIA




 

Capitolo 4.4 (da pag. 210 a pag. 216
IL LAVORO


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