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Febbraio 2017, UNITA' 5, Clemente e Danieli, "La mente e il metodo" Ed. Paravia, da pag. 98 a pag. 123
IL CONCETTO DI "BISOGNO" (da pag. 98 a pag. 105)
DEFINIZIONE: Il BISOGNO è un'esigenza biologica, avvertita come importante, che innesca comportamenti volti a soddisfare quell'esigenza.
I bisogni si distinguono in
"bisogni omeostatici" che sono indispensabili per sopravvivere (dal greco ὅμοιος+στάσις "òmoios+stasis" "uguale posizione") che servono a mantenere in equilibrio le condizioni interne dell'organismo al variare delle condizioni ambientali, per esempio se fa freddo l'organismo sarà costretto a produrre calore per evitare l'abbassarsi della temperatura con diversi meccanismi tra cui i brividi;
e "bisogni innati specifici", che non sono indispensabili per sopravvivere e che sono un adattamento all'ambiente per migliorare il proprio benessere come, per esempio, la curiosità. Un bisogno innato specifico è il "need for competence", ovvero il bisogno di mettere alla prova le proprie competenze come dipingere, ricamare, risolvere quiz e giochi enigmistici.
Esempio di Bisogni omeostatici

Esempio di Esempio di
Bisogni innati specifici: need for competence Bisogni innati specifici: need for competence


Leggere a pag. 100, che continua a pag. 101: “Bisogni e consumi: un circolo vizioso?”
Nel 1938 lo psicologo statunitense Henry MURRAY dimostra che i bisogni possono essere modificati dalle pressioni ambientali e sociali. ESEMPIO: se una persona vive in un contesto cultuale che vieta il consumo della carne, il rifiuto di un cibo contenente carne sarà più forte della fame.
Esempio dell'influenza sociale sui bisogni VIDEO, 1 minuto

Nel 1954 Abraham MASLOW, psicologo statunitense, teorizza una classificazione piramidale dei bisogni ponendo alla base quelli fisiologici, poi quelli di sicurezza, di appartenenza, di autostima (tutti detti bisogni minimi da carenza) e, al vertice, i bisogni di autorealizzazione, detti di crescita.


Secondo Maslow il senso di appagamento di un bisogno di livello superiore è possibile solo quando i bisogni del livello immediatamente inferiore siano stati adeguatamente soddisfatti.
LETTURA DA PAG. 114 A PAG 115 " GERARCHIA DEI BISOGNI E DIFFERENZE INDIVIDUALI"
E "PER RIFLETTERE"
Non sempre i bisogni possono essere appagati. Lo stato in cui il soggetto versa quando un bisogno non può essere appagato è detto frustrazione (dal latino frustratio=delusione; avverbio frustra=invano).
Nel 1939 gli psicologi della scuola di Yale hanno studiato il comportamento che segue una frustrazione notando che il soggetto frustrato tende ad avere un comportamento aggressivo (nei confronti della cosa o della persona che ostacola il raggiungimento dello scopo, oppure nei confronti di un'altra persona oppure nei confronti di se stessi).
Esempio di frustrazione e ... di comportamento aggressivo


LABORATORIO DI CITTADINANZA ATTIVA: LEGGERE A PAG. 103 (SULLA “DEPRIVAZIONE RELATIVA” E, SE POSSIBILE, “ORA TOCCA A TE”
E
BREVISSIMA LETTURA A PAG. 118: “PER RIFLETTERE SU EMOZIONI E AGGRESSIVITA’”
DAL BISOGNO ALLO PSICHICO: LA MOTIVAZIONE (da pag. 106 a pag. 108)
DEFINIZIONE: La MOTIVAZIONE è la spinta interiore che spiega le nostre scelte.
Non è una condizione biologica ma psicologica.
La motivazione può essere intrinseca, quando il fine è una semplice gratificazione interiore, o estrinseca quando la meta è esterna.
Uno stesso comportamento può avere una motivazione intrinseca oppure estrinseca; questa differenza dipende dal soggetto.
ESEMPIO:
Un'alunna studia perché prova piacere nello studio: motivazione intrinseca;
Un'alunna studia perché deve conseguire un diploma, per soddisfare i genitori: motivazione estrinseca.
Studio con motivazione intrinseca

Studio con motivazione estrinseca

Entrambe le motivazioni non sono di per sé né negative né positive.
Domanda per la classe: perché secondo voi non sono, di per sé, né positive né negative?
Intorno al 1960 lo psicologo statunitense John ATKINSON elabora la teoria del "Modello delle scelte a rischio" basato sulla seguente osservazione: gli individui, di fronte a un obiettivo, sono sollecitati da due spinte: la tendenza al successo, che spinge a cimentarsi in compiti difficili ma percepiti come fattibili, e la tendenza a evitare il fallimento che induce a scegliere compiti molto facili oppure talmente difficili da far attribuire il sicuro fallimento a cause indipendenti da sé.
Naturalmente ci sono persone letteralmente "paralizzate" dalla paura di fallire e altre che amano mettersi in gioco in attività molto impegnative. Per questo Atkinson individua quattro tipologie di soggetti:
I "Super competitivi", che tendono al successo e a evitare il fallimento;
Gli "Orientati al successo", che tendono al successo ma con bassa tendenza a evitare il fallimento;
"Coloro che accettano il fallimento", che hanno bassa tendenza al successo e bassa tendenza a evitare il fallimento;
"Coloro che cercano di evitare il fallimento", con bassa tendenza al successo e alta tendenza a evitare il fallimento.
DOPO AVER COMPRATO LA LA SETTIMANA ENIGMISTICA, SCEGLIERE TRE REBUS E FARE L'ESERCIZIO A PAG. 118 "VERSO LE COMPETENZE"
LE EMOZIONI (da pag. 109 a pag. 111)
"LABORATORO DELLE COMPETENZE:
LETTURA A PAG. 120 "LA COMPLESSITA' DELLA PERCEZIONE"
E
LETTURA A PAG. 122
VIDEO RAI, 11 minuti, sulle emozioni e sul caso Phineas Gage citato a pag. 122 del testo in adozione
Nel video si parla delle emozioni ma anche del "caso Phineas Gage", un operaio statunitense che ha un incidente mentre lavora, il 13 settembre 1848, passato alla storia: una barra gli penetra nella guancia sinistra, gli attraversa il cranio dal basso verso l'alto passando dietro l'occhio sinistro, esce dalla volta cranica per atterrare qualche metro più in là
DEFINIZIONE: L'EMOZIONE è una risposta, brusca e immediata, dell'organismo a uno stimolo scatenante inatteso.
Le emozioni hanno breve durata e non vanno confuse con i sentimenti e gli stati d'animo che, al contrario delle emozioni, possono durare a lungo e si manifestano anche senza un motivo apparente.
Le emozioni sono, ad esempio, la gioia, per una buona notizia, la tristezza per un trattamento ritenuto ingiusto, la tristezza per la malattia di una persona cara ecc...
Le emozioni hanno una funzione adattiva, cioè servono alla sopravvivenza, così, ad esempio, la paura suggerisce prudenza e allontana dai pericoli, il disgusto aiuta a selezionare il cibo allontanando da veleni e sostanze tossiche, la rabbia può avere un'azione liberatoria ecc...
Ogni emozione è la risultante di tre componenti:
la componente cognitiva che consiste nell'essere consapevoli di ciò che si sta provando: gioia, tristezza ecc...;
la componente fisiologica che consiste nelle modificazioni fisiologiche dell'organismo, ad esempio il battito cardiaco accelerato, la tensione muscolare, il rilassamento muscolare ecc...;
la componente espressiva che riguarda le espressioni soprattutto del volto: occhi sbarrati, bocca aperta, fronte corrugata ecc... Secondo Darwin (1809 1882) le espressioni facciali non sono apprese ma innate e sono universali. Questa teoria di Darwin è stata accolta ma anche dimostrata successivamente dallo psicologo statunitense Paul Ekman (nato nel 1934) che, dopo aver confrontato dati in diverse parti del mondo, ha concluso che le espressioni facciali di sei emozioni, la sorpresa la rabbia la tristezza il disgusto la paura la gioia sono identiche in tutte le culture e anche in molti mammiferi. Questo proverebbe che queste sei emozioni sono primarie (cioè non sono scomponibili a differenza delle emozioni secondarie che sono il risultato di più emozioni ad esempio l'ansia, la vergogna, la gelosia) e universali.
PAUL EKMAN
Ekman studia, nella Nuova Guinea, il movimento dei muscoli facciali, degli occhi, del naso, della bocca, delle sopracciglia ecc. e ne delinea alcune caratteristiche: una faccia triste mostra gli occhi socchiusi, una faccia arrabbiata mostra le sopracciglia vicine agli occhi aperti ecc...
Ekman è anche esperto nello studio delle BUGIE perché, studiando i movimenti coinvolti nelle emozioni, crea delle tecniche per capire quando gli individui cercano di nascondere la verità. Quando le persone mentono, piccoli movimenti del viso rivelano indizi: un piccolo movimento delle lebbra oppure una deviazione laterale degli occhi o un ammiccamento oppure uno sbadiglio; questi piccoli movimenti accadono perché ci sono delle reazioni che non possono essere controllate, esattamente come le risposte al dolore o i movimenti riflessi che può evocare, ad esempio, un neurologo con un martelletto sul ginocchio.
Le emozioni primarie di cui parla Ekman sono 6. Nella foto sotto, 5 volti rappresentano 5 delle 6 emozioni primarie, cioè tristezza, rabbia, disgusto, sorpresa e paura. Manca la gioia.
Nella foto, al posto della gioia c'è il volto con l'indicazione del disprezzo "contempt" che è un'emozione secondaria perché è la combinazione di 2 emozioni primarie (disgusto e rabbia)


Qualche esempio



LEGGERE A PAG. 111 “LA TEORIA NEI FATTI” E “ORA TOCCA A TE”
E
LEGGERE DA PAG. 114 A PAG. 115 “GERARCHIA DEI BISOGNI E DIFFERENZE INDIVIDUALI” + “PER RIFLETTERE”