Aristotele e la scoperta dell'individuo

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Dicembre 2016: CAPITOLO 5



ARISTOTELE E LA SCOPERTA DELL'INDIVIDUO

Aristotele nasce in Macedonia nella penisola Calcidica a Stagira attuale Olimpiada, nel 384 a.C.; Socrate era morto 15 anni prima, nel 399 a.C., e Platone aveva aperto l'Accademia l'anno prima, nel 385.
Nel 366, quando ha 18 anni, Aristotele viene mandato a studiare ad Atene all'Accademia di Platone, dove rimane per 20 anni, fino al 346 a.C. cioè fino alla morte del suo maestro Platone.
Nel 342 a.C. diventa precettore del figlio tredicenne di Filippo di Macedonia, ossia Alessandro futuro Alessandro Magno.
Nel 335 a.C. fonda, ad Atene, una scuola detta il "Liceo", così chiamata perché consacrata ad Apollo Licio, ma detta anche "scuola peripatetica" (da "perìpatos" περίπατος "percorso") dal percorso intorno all'edificio lungo il quale Aristotele ama passeggiare e discutere. 


Per Aristotele l'uomo è un soggetto psicofisico: dotato di psiche (anima) e di corpo.
Aristotele utilizza anche il termine sinolo cioè unione (dal greco σύν «con» e ὅλος «tutto») di corpo e anima (o mente)
A differenza di Platone, corpo e anima interagiscono tra loto.
Secondo Aristotele l'anima ha 3 funzioni:
vegetativa (nutrizione e crescita) che è propria delle piante;
sensitiva (sensibilità, movimento) che è propria degli animali che hanno anche la funzione vegetativa; 
intellettiva (sensazioni, immagini, memoria, pensiero) che è propria degli uomini che hanno anche la funzione vegetativa e la funzione sensitiva.

SOLO LEGGERE
Secondo Aristotele non possiamo pensare nulla se non abbiamo:
una MATERIA (ciò di cui è fatta una cosa) o causa materiale;
una FORMA (ciò che definisce la cosa) o causa formale;
una CAUSA (efficiente, ciò che fa sì che la cosa si generi) o causa efficiente;
un FINE (ciò al quale ciascuna cosa tende) o causa finale.

Materia e forma sono inscindibili dalla "cosa".
Invece la causa efficiente e la causa finale sono estrinseci alla "cosa" 
Esempio classico della statua:
Il bronzo costituisce la causa materiale;
la forma assunta dalla statua (es. un uomo) costituisce la causa formale;
lo scultore costituisce la causa efficiente (o agente);
la venerazione verso, ad esempio, la divinità rappresentata costituisce la causa finale (è il fine verso il quale si tende).
Mentre nell'esempio della statua, la causa efficiente è evidente (lo scultore) ed è esterna all'oggetto, ma anche la causa finale è evidente (la venerazione), invece in natura, cioè nel mondo organico (biologico, naturale quindi nell'uomo, nell'animale e nella pianta) la causa finale è meno evidente: è all'interno della natura stessa, cioè dell'oggetto: è immanente.
Esempio: lo scopo finale dell'uomo qual è? E' "essere uomo".

Secondo Aristotele ogni cosa è sinolo di materia e forma. Prese singolarmente la materia e la forma non esistono; esistono solo insieme. 
Ma la materia, come ente capace di acquisire una forma, è potenza; e la forma, come ente capace di determinare la materia, è atto. Esempio: il seme è in atto un seme e in potenza una pianta.
Ciascuna cosa è atto e potenza insieme.

Secondo Aristotele il fine dell'uomo è  quello di esplicare la sua funzione intellettiva: è un fine interno a lui (è immanente). 
L'educazione è, quindi, l'aiuto, all'uomo, a realizzare il fine che porta dentro di sé.


PROCESSO DI CONOSCENZA E APPRENDIMENTO (da pag. 98 a pag. 100)

Secondo Aristotele il processo della conoscenza prende avvio dall'esperienza sensibile: procede dalle sensazioni alle immagini e alla memoria, e giunge ai concetti e ai processi del pensiero.
Il processo di apprendimento è un processo di induzione, che segue il percorso dal particolare all'universale, dal concreto all'astratto, dal sensibile al mentale. Il risultato dell’apprendimento è il patrimonio dei dati acquisiti.
Esempio: attraverso i nostri organi di senso vediamo e tocchiamo un certo numero di sedie, ne ricaviamo delle immagini, infine, con la ragione, estraiamo da queste immagini il concetto di sedia.


I FINI DELL'EDUCAZIONE (pag. 101)

Per Aristotele il fine dell'educazione è il bene dell'uomo in due direzioni:
1) la conoscenza, attraverso le virtù dianoetiche. Le virtù dianoetiche riguardano l'attività dell'intelletto come capacità di realizzare il fine ultimo dell'uomo come intelligenza (non è il denaro, o il piacere o il successo che sono esteriori all'uomo). Le virtù dianoetiche sono l'intelligenza, la scienza, la sapienza. 
2) l'agire pratico, attraverso le virtù etiche (o pratiche). Le virtù etiche riguardano la condotta. Riguardano le azioni di vita quotidiana. L’agire etico deve perseguire il principio del giusto mezzo che consiste nella scelta tra due opposti eccessi, (ad esempio il coraggio che sta tra la temerarietà e la paura che ne sono gli estremi, oppure la generosità tra gli eccessi della prodigalità e dell'avarizia), che non significa calcolo utilitaristico o mediocrità, ma ricerca dell’eccellenza al più alto livello possibile.

Non esistono norme etiche valide per sempre. Le virtù etiche sono un'attitudine e non sono insegnabili.



IL PERCORSO EDUCATIVO (pag. 104)

Per Aristotele "colui che è educato" deve essere aiutato a realizzare il fine che porta dentro di sé (pag. 99) 
Per Aristotele l'educazione deve essere un compito dello Stato.
Per Aristotele la vita dell’individuo, e quindi l'educazione, è strettamente legata alla vita politica, per cui l’educazione deve formare intellettualmente e moralmente l’uomo che partecipa alla gestione della polis, per garantirne la solidità e la stabilità.
Per Aristotele il bene comune è il principio che fonda la legittimità dello Stato, che appartiene a tutti i cittadini che ne fanno parte.
Aristotele apprezza:
l'esercizio fisico (ma non le forme brutali dell'esercizio fisico presso gli Spartani);
l'educazione spirituale (il valore formativo della musica);
il gioco.


LA VISIONE POLITICA (da pag. 108 a pag. 109)

In Aristotele si individuano 2 prospettive politiche:
la prima si occupa della forma che dovrebbe avere lo Stato ideale;
la seconda, di epoca posteriore, con un disegno più realistico di uno Stato possibile.
A differenza di Platone, Aristotele rivendica:
il valore affettivo della famiglia;
la proprietà privata;
il diritto alla partecipazione diretta alla vita politica.
A differenza da quanto teorizzato da Platone, che riteneva necessaria una specializzazione delle funzioni di classi distinte (guerrieri e reggitori-filosofi), Aristotele ritiene preferibile il criterio della partecipazione differenziata per età, in modo che i giovani servano prima nell'esercito e quindi, diventati adulti e assennati, accedano al governo e alle varie magistrature, fino a poter entrare, in età avanzata, nella casta dei sacerdoti.
Mentre Platone aveva teorizzato 3 regimi LEGALI e altrettanti ILLEGALI (quando a governare è uno solo, si ha la monarchia, se il governo è regolato dalla legge; e la tirannide, se il governo è in preda all'arbitrio; quando a governare sono pochi, si ha l'aristocrazia, se il governo è regolato e affidato ai migliori; e l'oligarchia, se retto dai più ricchi; quando a governare sono molti, si ha la democrazia moderata, se il governo è rispettoso della legalità; e la democrazia  estrema, se il governo è affidato all'arbitrio), Aristotele non adotta il principio di LEGALITA' ma il principio del BENE COMUNE: così, la Costituzione realisticamente possibile è una costituzione mista che persegue il giusto mezzo tra oligarchia e democrazia.









L'EDUCAZIONE MILITARE DI SPARTA (brano di Marrou, storico francese dei primi del 1900, da pag. 116 a pag. 118)


La legge a Sparta si interessa del fanciullo prima ancora della nascita: è basata sull'eugenetica cioè sul metodo di perfezionare la specie umana attraverso la selezione dei caratteri fisici e mentali.
Appena nato, il bambino è presentato a un'Assemblea di Anziani: deve essere ben formato e robusto, altrimenti è gettato via.
Fino a 7 anni è allevato dalla madre;
A 7 anni il fanciullo è strappato alla famiglia per farlo vivere in una comunità di giovani;
A 12 anni viene internato in una caserma che non potrà abbandonare fino a 30 anni, anche se si sposa.
L'educazione spartana è un'istruzione basata solo sull'addestramento militare: l'addestramento dell'oplita (soldato della fanteria pesante). Le elegie del poeta greco Tirteo sono usate come canzoni di marcia.
La pratica degli sport atletici, uniti alla caccia, non è più rapportata a uno stile di vita nobile, ma è strettamente subordinata allo sviluppo della forza fisica.
La sola norma del bene è: niente è giusto se non ciò che serve all'ingrandimento di Sparta.
L'educatore spartano cerca di sviluppare nel fanciullo la resistenza al dolore, con un regime di vita severo: mal vestito, con la testa rasata, a piedi nudi, dorme in un giaciglio di canne. Malnutrito, è invitato a rubare il rancio e a battersi con gli altri ragazzi, divisi in bande, nel Platanistas (quartiere di Sparta dove si svolgono i rituali educativi e religiosi).

Le ragazze ricevono una formazione strettamente regolamentata in cui la musica, la danza e il canto hanno una parte minore rispetto alla ginnastica e allo sport.
La donna spartana ha il dovere di essere una madre feconda di figli vigorosi. si cerca di eliminare ogni delicatezza e tenerezza, irrobustendo il corpo che deve essere esibito nudo durante le feste e le cerimonie.


L'EDUCAZIONE CIVILE AD ATENE (brano di Marrou da pag. 116 a pag. 118)

Alla fine del V secolo tutti gli ateniesi frequentano il ginnasio.
Il popolo ateniese conquista l'accesso a quel tipo di cultura a quell'ideale umano di cui aveva goduto solo l'aristocrazia.
Il fanciullo deve preoccuparsi di imparare un repertorio di poesie e avere una certa conoscenza dei poemi di Omero.
Colui che, come Tirteo a Sparta, incarna la saggezza nazionale, ad Atene è certamente Solone, con le sue "Elegie" che si presentano sotto forma di "apostrofi", cioè di invettive moralizzanti, rivolti ai suoi concittadini.
Il fanciullo frequenta ben 3 maestri:
il pedotriba (per l'educazione fisica);
il citarista (per l'educazione musicale);
il maestro  (colui che insegna le lettere).
La conoscenza delle lettere è sufficientemente diffusa nella massa dei cittadini.



LETTURA DEL BRANO DI ARISTOTELE tratto da "La Politica"
LA PEDAGOGIA ARISTOTELICA COME FORMAZIONE DEL CITTADINO (brano di Aristotele, da pag. 120 a pag. 123)


Per Aristotele una città può definirsi "buona" solo se tali sono i cittadini che possono accedere alle cariche politiche.
Tre sono i mezzi attraverso i quali un cittadino diventa "buono" per la città:
la natura;
il costume;
il discorso (l'insegnamento).

L'EDUCAZIONE IN FAMIGLIA DEL BAMBINO
Grande importanza ha la nutrizione: è congeniale l'alimentazione ricca di latte e con poco vino.
Per le membra è necessario ricorrere agli apparecchi meccanici che mantengono i corpi, così ancora delicati, in posizione rigida
Nel primo periodo di vita e fino a 5 anni si richiede solo un minimo di attività per evitare l'inerzia del corpo. 
E poi è necessario il gioco: i giochi non devono essere né volgari, né faticosi, né rilassati. I giochi devono essere, per la maggior parte, imitazioni delle successive occupazioni.
Successivamente è necessario dividere l'educazione in 2 periodi:
dai 7 anni alla pubertà;
dalla pubertà ai 21 anni.

L'EDUCAZIONE PUBBLICA, LIBERALE E UGUALE PER TUTTI
Il legislatore deve occuparsi dell'educazione dei giovani; trascurando l'educazione, il legislatore rovina la Costituzione.
L'educazione si deve adattare alla Costituzione perché il costume, proprio di ciascuna Costituzione, suole difendere la Costituzione stessa: ad esempio il costume democratico la democrazia, il costume oligarchico l'oligarchia ecc...
i cittadini devono ritenersi parte integrante dello Stato e non appartenere a se stessi.
secondo Aristotele gli Spartani vanno lodati perché prestano il più grande interesse all'educazione dei ragazzi e la perseguono in comune.
Per Aristotele si devono ritenere ignobili tutti i mestieri, gli insegnamenti e le opere che rendono inadatti, alle opere e alle azioni della virtù, il corpo o l'anima o l'intelligenza degli uomini liberi. Perciò tutti i mestieri che per loro natura rovinano la condizione del corpo, Aristotele li chiama ignobili, come pure i lavori a mercede, perché tolgono alla mente l'ozio e la fanno gretta.
Secondo Aristotele il giovane deve apprendere, tra le materie utili, quelle indispensabili (non tutte, però, è chiaro) essendo distinte le opere (cioè le arti) liberali da quelle illiberali, e quindi deve coltivare quante, tra le utili, non fanno ignobile chi le coltiva.

(NOTA: Nella Grecia classica le arti liberali sono: grammatica, dialettica e retorica, così chiamate perché proprie degli uomini liberi, contrapposti ai non liberi (cioè gli schiavi) ai quali erano delegate le arti manuali. Si riteneva che attraverso lo studio di tali discipline l'uomo potesse liberarsi progressivamente dalla condizione materiale, naturale, ed elevarsi alla sfera più alta della conoscenza, riservata non a tutti ma solo a coloro che ne hanno la predisposizione).

LE MATERIE DI INSEGNAMENTO
Quattro sono le materie con cui si suole impartire l'educazione:
grammatica;
ginnastica;
musica;
disegno.

L'EDUCAZIONE FISICA
Bisogna educare i ragazzi con le abitudini prima che con la ragione, nel corpo prima che nella mente. 













  


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