PRIMI 15 GIORNI
Il lattante produce soltanto suoni di natura vegetativa (ruttini) e suoni legati al pianto.
DA 1 A 5 MESI
Compaiono nuovi suoni: strilli e suoni vocalici (che il neonato ha scoperto per caso e con i quali comincia a giocare in modo sistematico) e le prime imitazioni vocaliche con il genitore: il bambino imita i suoni del genitore e il genitore imita i suoni prodotti dal bambino, interagendo con lui.
DA 5 A 10 MESI
E' il periodo della lallazione e comprensione delle prime parole: il bambino è in grado di produrre sequenze consonante-vocale, consonante vocale consonante vocale (CV, CVCV) con le stesse caratteristiche delle sillabe (ad es. da, ma) oppure anche in modalità reduplicata (per es. dada).
DA 10 A 12 MESI
In questo periodo compare la lallazione variata: le strutture sillabiche sono più lunghe e complesse, per es. “dadu”.
Compaiono i primi suoni simili a parole, detti proto-parole che, pur avendo una forma fonetica identica, assumono un significato specifico quando vengono utilizzate in determinati contesti (ad es. il suono nanà prodotto in una situazione di richiesta).
Il bambino impara a imitare, anche se con errori, qualsiasi parola di due o più sillabe.
Attenzione: i bambini differiscono tra loro non soltanto nei suoni che preferiscono produrre, ma anche nella stabilità di queste preferenze.
12-18 MESI
Il bambino pronuncia le sue prime parole.
La produzione delle prime parole segna il passaggio dalla comunicazione gestuale e vocale pre-linguistica alla comunicazione verbale vera e propria.
Per alcuni bambini l’apprendimento di nuove parole è talmente rapido che viene spesso indicato dagli psicologi come "esplosione del vocabolario"; per altri l’incremento è più graduale, senza accelerazioni.
Il bambino sembra aver colto il principio secondo cui "tutte le cose hanno un nome". A questa età, molti giochi che i bambini amano fare con i genitori ruotano intorno all’attività di denominare oggetti (scarpe, pappa, giocattoli, chiavi), colori, parti del corpo (nasino, manine, piedini), animali (cane, gatto, mucca).
Ma oltre agli oggetti, c'è un'altra categoria di parole che i bambini di questa età imparano; sono le parole funzionali, che servono a regolare l’interazione sociale: "ciao", "no" ,"non c’è più!", "finito!", "ancora!"
RUOLO DELL'ADULTO
COME SI APPRENDONO LE PAROLE
1) Marcare le sillabe
2) Scandire la parola e contemporaneamente mostrare l'oggetto al quale la parola si riferisce
(“Fornire l'input linguistico e il referente in maniera sincrona”)
3) Favorire il disegno
4) Favorire il gioco con l'utilizzo di fogli e matite colorate
18-20 MESI
Il bambino ha un vocabolario di 50 parole
18-24 MESI
Prime combinazioni di parole: sono parole in successione ad esempio “pocche mani”, “pappa più”,
oppure ripetizioni di una stessa parola ad esempio pendi pendi, metti metti”
24 MESI
Al secondo compleanno, in media il vocabolario di un bambino contiene fra le 140 e le 440 parole. L’espansione del vocabolario prosegue negli anni successivi fino all’età adulta. (Il lessico di una persona di cultura media è composto da circa 60.000 parole).
Finora la nostra attenzione si è concentrata sulla capacità di produzione verbale del bambino. La comprensione invece è un fenomeno più precoce rispetto alla produzione.
Quindi le parole comprese sono numericamente superiori rispetto a quelle prodotte.
24-30 MESI
Comparsa delle prime frasi
24-36 MESI
Progressivo miglioramento lessicale, grammaticale e sintattico.
36 MESI
Il bambino ha una buona competenza fonetica (sa pronunciare tutti i suoni).
Il bambino comincia a combinare le parole e a usare sistematicamente i verbi, ad esempio “etta macchina rotta qua”
3-4 ANNI
“Il bambino ha acquisito le basi delle strutture morfologiche e sintattiche della propria lingua, facendone un uso corretto e produttivo in contesti nuovi”: “io vado al mare”, “io vado a casa”.
3-6 ANNI
Il bambino ha una buona competenza lessicale (conosce circa 2.000 parole)
5-7 ANNI:
La grammatica si ristruttura al servizio del discorso: il bambino comprende frasi complesse (usa “perché”, “ma”, “quindi”.
DAI 7 ANNI
“Migliora l’accessibilità a strutture grammaticali complesse e poco frequenti e la fluenza della produzione linguistica”.
LA LINGUA SCRITTA
L'atteggiamento precoce verso la lingua scritta è determinata da alcuni fattori:
Libri presenti in casa;
Tempo dedicato dai genitori alla lettura;
Frequenza di visite nelle biblioteche e nelle librerie con reparti e incontri specializzati per bambini
CHE COSA DICE LA LETTERATURA PEDAGOGICA
Nel 1957 Skinner pubblica “Verbal Behavior” sul comportamento verbale: “il linguaggio è un comportamento che viene appreso rinforzando le occasioni in cui il bambino produce frasi grammaticalmente corrette e incoraggiando l'imitazione di frasi prodotte dall'adulto”.
Secondo Skinner, per imparare una qualsiasi abilità, il bambino deve avere un repertorio di imitazione senza il quale è praticamente impossibile insegnare qualcosa. Se per imparare ad indicare un bambino necessita di sviluppare un buon repertorio di imitazione motoria (mimetic), per imparare a parlare, il bambino necessita di un radicato repertorio di imitazione vocale (echoic).
Secondo Skinner quando i genitori correggono troppo gli errori delle espressioni verbali infantili, lo sviluppo linguistico rallenta.
E’ importante che i genitori lascino autonomia al bambino che spontaneamente modificherà le proprie espressioni.
Il comportamentismo è rigido e non tiene conto dell’aspetto creativo del linguaggio.
Chomsky critica l'ipotesi di Skinner perché non spiegherebbe la “produttività linguistica” ossia la capacità di produrre nuovi significati, nuove frasi.
Per Chomsky l’apprendimento della lingua materna è biologicamente predeterminato e, di conseguenza, lo sviluppo della lingua e in particolare della grammatica consiste nell’esecuzione di un progetto genetico.
Chomsky parla di LAD (Language Acquisition Device, Dispositivo, INNATO, per l'apprendimento del linguaggio) che contiene la conoscenza, universale, innata della grammatica. Questo meccanismo conferisce ai bambini la capacità di ricavare la struttura sintattica e le regole della loro lingua nativa, rapidamente e con precisione, da input impoverito fornito da utenti di lingua per adulti, ma anche di qualsiasi lingua alla quale il bambino venga esposto alla nascita.
Secondo Bruner lo sviluppo del linguaggio è determinato dall'interazione con l'adulto all’interno di un contesto sociale in cui il linguaggio si sviluppa e trae significato.
Il ruolo dell’adulto fornisce un supporto per compensare il dislivello tra le abilità richieste dalla sequenza (ruolo, turni, uso di segnali convenzionali e...) e ciò che il bambino è in grado di compiere da solo, consentendo in questo modo di realizzare una sequenza completa.
Il supporto fornito dall'adulto ha lo scopo di far progredire le capacità del bambino. Bruner indica questa funzione dell’adulto con la nozione di Sistema di supporto per l’acquisizione del linguaggio. Bruner però non si contrappone alla Teoria di Chomsky (noto per il dispositivo innato per l’acquisizione del linguaggio, LAD che che contiene la conoscenza, innata, della grammatica) anzi, considerando l’importanza dei fattori intrinseci ed estrinseci nello sviluppo linguistico, egli propone che i due meccanismi, innato (meccanismo di Chomsky, detto LAD) e di interazione con l'adulto, si integrino.
Bruner studia in modo approfondito il gioco del “cucù”, come situazione prototipica per l'apprendimento del linguaggio. Esempio riportato da Bruner nel “Linguaggio del bambino”: “Richard e la madre … stabilirono gradualmente un gioco, ritualizzato, in cui entrambi condividevano ruoli intercambiabili. Il gioco si diversificò prevedendo un luogo per l'iniziativa via via crescente del bambino, in quanto egli imparava sia a iniziare il gioco che ad eseguirne le mosse. Il bambino imparò facilmente a mantenere costante la struttura profonda del gioco, variando la struttura di superficie e riuscì, prima di finire, a collegare il formato del gioco con formati più ampi e più comprensivi. Il gioco fornì un'occasione particolare, libera da pressioni, per provare variazioni sul tema della comparsa e della scomparsa”.