Alternanza scuola lavoro in una scuola materna

ALTERNANZA SCUOLA LAVORO IN UNA SCUOLA MATERNA

Argomenti trattati a ottobre e a novembre 2016 (preparazione per l'esperienza di "alternanza scuola lavoro" prevista, in una scuola materna della città, dal 12 al 16 dicembre 2016:
IL GIOCO
IL DISEGNO
LO SVILUPPO DELLE CAPACITA' COGNITIVE
IL LINGUAGGIO
LA FIABA E LA FAVOLA



IL GIOCO



Il gioco soddisfa i bisogni di crescita e di sviluppo del bambino. 
Secondo Freud, in alcuni casi il gioco simbolico ha lo scopo di assicurare l’equilibrio emotivo, e svolge una serie di funzioni:
Funzione identificatoria: fingendo di essere qualcuno (ad es. la bambina che indossa le scarpe della madre) il bambino si prepara ad assumere l’identità e i ruoli dell’adulto;
Funzione riparatoria e anticipatoria: il bambino si prepara a qualcosa di problematico, o cerca di abbassare il livello ansioso dopo che l’evento problematico è avvenuto (ad esempio: deve andare dal dentista o è stato dal dentista);
Funzione compensatoria: si ha quando il bambino compensa un sentimento angoscioso o la percezione di una sottrazione affettiva attraverso la gestualità ludica. 
E' famosa la descrizione freudiana del bambino che gettava un rocchetto, appeso ad un filo, dietro alla spalliera del letto, facendolo poi ricomparire, per simulare l’uscita di casa e il ritorno dei genitori, e alleviare la sua angoscia d’abbandono attraverso una drammatizzazione simbolica.
Il gioco
da 0 a 2 anni è SOLITARIO
dai 2 ai 3 anni è SOLITARIO o TRA FAMILIARI
dai 3 ai 5 anni SIMBOLICO TRA COETANEI (ingresso alla scuola materna)
dai 5 ai 6 anni COOPERATIVO DI SQUADRA




Da zero a 2 anni
Il gioco è ESERCIZIO: il neonato scopre il proprio corpo attraverso il movimento;
Il gioco è IMITAZIONE: il bambino ripete le parole della mamma.





Dai 2 ai 3 anni
Il gioco è SIMBOLICO SOLITARIO o TRA FAMILIARI: Esempi: il bambino fa finta di pettinarsi con un piccolo oggetto, ad esempio il coperchio di una scatolina; fa finta di pettinare la mamma; ad una bambola consegna il coperchio della scatolina perché sia la bambola a pettinare un pupazzetto.
Oppure: il bambino ha nella mente la rappresentazione di un treno visto qualche giorno prima, e la riproduce attraverso il rumore (Piaget, secondo stadio o preoperatorio dai 2 ai 6 anni).
Il bambino pensa che gli oggetti abbiano un'anima: animismo (Piaget, secondo stadio detto preoperatorio dai 2 ai 6 anni).
Nel video sotto riprodotto la bambina, di circa 2 anni, sta svolgendo un "ruolo", quello della "mamma" ma, ATTENZIONE, si tratta di un ruolo SOLITARIO (non sta interpretando un ruolo di un personaggio in una storia pianificata con i coetanei che, come vedremo, comparirà tra i 3 e i 5 anni).
Per la bambina la bambola ha un'anima: è "sua figlia".
  
VIDEO, di circa 2 minuti, sul gioco solitario con funzione identificatoria.





Dai 3 ai 5 anni 
Il gioco è SIMBOLICO TRA COETANEI: è pianificato; c'è un RUOLO da interpretare: "facciamo che io ero ... tu invece eri" ... ; è raccontato attraverso una STORIA che si affianca all'AZIONE: "non farti scoprire dal drago ... vengo io a salvarti ..."
Nel video sotto riprodotto i bambini, che "fanno i dottori", hanno diverse età: oltre ai piccolini, ci sono bimbi di età superiore ai 5 anni perché si tratta di un gioco di ruoli interpretato dai pazienti dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, in occasione della Giornata Mondiale del Malato. 





Dai 5 ai 6 anni
Il gioco è COOPERATIVO DI SQUADRA: c'è la scoperta delle regole e dell'utilità delle regole.
















IL DISEGNO



Il disegno consente di conoscere le caratteristiche della personalità del bambino e lo stadio del suo sviluppo.
Di seguito si descrivono le tappe del disegno infantile teorizzate, tra il 1913 e il 1927, dal filosofo francese Georges-Henri Luquet (1876-1965):

Tappa zero: a 18 mesi, è la tappa dello scarabocchio incontrollato in cui il segno della matita non è seguito dallo sguardo. Segue, subito dopo, lo scarabocchio controllato: la matita viene mossa con movimenti guidati dallo sguardo;







Prima tappa: a 2-3 anni, realismo fortuito o involontario (denominato realismo simbolico da Barrett e Light). Il bambino non disegna intenzionalmente un oggetto reale ma tale interpretazione può essere successiva: è il primo segnale della capacità di considerare le immagini come simboli di rappresentazioni.
In questo periodo un disegno tipico è quello della figura umana.
Sono noti e ricorrenti due tipi di figure umane:

L"omino testone": la testa è una grande area circolare mentre le gambe e le braccia sono semplici linee 
   
L'"uomo girino"



    




Seconda tappa: a 3 anni e mezzo-4 anni, realismo mancato. I bambini iniziano a disegnare con l'obiettivo preciso di produrre una certa immagine. In questo periodo non riescono a sostenere a lungo l'intenzione, in particolare quando le loro abilità si rivelano insufficienti e il disegno non assomiglia nemmeno lontanamente all'oggetto reale. E' possibile che i bambini cambino la loro intenzione iniziale e decidano che la "nonna" sia in realtà un "cespuglio".
Un cappello può essere posto molto più in alto rispetto  alla testa.
I bottoni possono essere disegnati accanto al corpo.
Gli occhi possono essere disegnati esternamente al contorno della testa.







Terza tappa: 5-7 anni, realismo intellettuale. Sia le intenzioni sia le capacità di rappresentare gli oggetti diventano molto più stabili. Ora i bambini vogliono che i loro disegni siano riconoscibili anche se le loro produzioni sono ancora simboli, e non vere e proprie copie dell'oggetto reale.
Se si chiede di disegnare la casa in cui vivono, non riproducono la casa in cui abitano realmente, ma una casa stereotipata, ossia un'immagine che rappresenta le caratteristiche di base delle case in generale: è la loro idea di casa, più che una casa specifica.
Non c'è prospettiva.
In questa terza tappa, il bambino che disegna accompagna con le parole la figura che sta tracciando e le parole che pronuncia lo aiutano nel proseguimento del lavoro 










Quarta tappa: 8 anni, realismo visivo. I bambini cercano di raffigurare l'oggetto come appare; le case hanno caratteristiche distintive; le persone non sono più ritratte in forma stereotipata. Viene introdotto un numero crescente di dettagli. C'è il tentativo di risolvere i problemi tecnici della prospettiva (dimensioni e distanze).














SVILUPPO DELLE CAPACITA' COGNITIVE


Il neonato non differenzia se stesso dall'ambiente. I suoi schemi motori sono molto semplici, ma pian piano diventano più complessi. Ad esempio: strisciare, rotolare, gattonare, correre, saltare, mirare, arrampicarsi, dondolarsi, prendere un oggetto, saper suonare un campanello con le dita ecc... Il bambino ancora molto piccolo, se casualmente viene in contatto con un oggetto, lo tocca ma non fa alcun tentativo di esplorarlo visivamente. Successivamente lo guarderà solo se la mano si troverà sulla stessa traiettoria dello sguardo. Successivamente sarà in grado di guardare e afferrare l'oggetto coordinando il pattern visivo con quello motorio. E poi guarderà, afferrerà e, ad esempio, succhierà l'oggetto. Lo schema è il seguente: allungo il braccio, afferro l'oggetto, lo agito, lo  esploro, lo mordo, lo lancio. 
Fino ai 18 mesi-2 anni, per il bambino l'oggetto esiste solo se lo vede. Alla fine dei 2 anni, invece, il bambino pensa che gli oggetti esistano anche se non si vedono. Es: per lui i biscotti continuano a esistere nell'armadio anche se non li vede. Questa abilità si chiama PERMANENZA DELL'OGGETTO.








DAI 2 AI 6 ANNI
Dai 2 ai 6 anni il bambino è incapace di comprendere correttamente il rapporto di causa-effetto: questo tipo di pensiero è definito pensiero prelogico
Inoltre, pensa che la realtà sia solo come lui la percepisce, e non riesce a pensarla in modo diverso da quella che è: il pensiero è legato solo all'evidenza percettiva. E' come se il bambino dicesse "l'unica realtà possibile è quella che vedo io", ed è per questo che il pensiero in questa fascia di età è definito pensiero unidirezionale (Piaget lo definisce egocentrico): il bambino non è capace, ad esempio, di confrontare la capienza di contenitori differenti per forma, né di immedesimarsi nel punto di vista dell'altro.
Nei VIDEO sotto riportati (sui liquidi in 3 bicchieri differenti, sulle monetine, sui biscotti, sulla massa di pongo, sulle tre montagne) si nota tutto questo. 
Ma si veda, anche, nella foto, l'esempio del cucchiaio al centro di un duplice rapporto: a destra (D) del coltello e a sinistra (S) della forchetta. I bambini dai 2 ai 6 anni hanno difficoltà a pensare allo stesso oggetto da punti di vista diversi per cui, per loro, le posate della fotografia sono solo un cucchiaio al centro, una forchetta a destra e un coltello a sinistra (non sono in grado di capire che il cucchiaio è anche a destra del coltello, oltre che al centro).





VIDEO di 3 minuti: "esperimento dei bicchieri". la prima bambina ha 3 anni, la seconda 6 anni (per Piaget rispettivamente stadio preoperatorio e stadio operatorio concreto)


VIDEO di 3 minuti in inglese (stadio operatorio concreto)




Esempi:
Pensiero prelogico: "E' sera, perché adesso vado a nanna";
Pensiero unidirezionale e pensiero egocentrico: "Se papà è più alto di me, vuol dire che è più vecchio di me; se papà è più altro del nonno, vuol dire che è più vecchio del nonno". E "Se vedo davanti a me una casa con la porta e la finestra, anche il mio amico vede la porta e la finestra, anche se sta dall'altra parte della casa".
Pensiero realistico: "La cattiveria è una strega" (tutto ciò di cui si parla ha un'esistenza oggettiva).
Pensiero finalistico e animistico: "Il sole tramonta perché va a nanna". 







LINGUAGGIO




PRIMI 15 GIORNI
Il lattante produce soltanto suoni di natura vegetativa (ruttini) e suoni legati al pianto.




DA 1 A 5 MESI
Compaiono nuovi suoni: strilli e suoni vocalici (che il neonato ha scoperto per caso e con i quali comincia a giocare in modo sistematico) e le prime imitazioni vocaliche con il genitore: il bambino imita i suoni del genitore e il genitore imita i suoni prodotti dal bambino, interagendo con lui.




DA 5 A 10 MESI
E' il periodo della lallazione e comprensione delle prime parole: il bambino è in grado di produrre sequenze consonante-vocale, consonante vocale consonante vocale (CV, CVCV) con le stesse caratteristiche delle sillabe (ad es. da, ma) oppure anche in modalità reduplicata (per es. dada).




DA 10 A 12 MESI
In questo periodo compare la lallazione variata: le strutture sillabiche sono più lunghe e complesse, per es. “dadu”.
Compaiono i primi suoni simili a parole, detti proto-parole che, pur avendo una forma fonetica identica, assumono un significato specifico quando vengono utilizzate in determinati contesti (ad es. il suono nanà prodotto in una situazione di richiesta). 
Il bambino impara a imitare, anche se con errori, qualsiasi parola di due o più sillabe.
Attenzione: i bambini differiscono tra loro non soltanto nei suoni che preferiscono produrre, ma anche nella stabilità di queste preferenze.




12-18 MESI
Il bambino pronuncia le sue prime parole.
La produzione delle prime parole segna il passaggio dalla comunicazione gestuale e vocale pre-linguistica alla comunicazione verbale vera e propria. 
Per alcuni bambini l’apprendimento di nuove parole è talmente rapido che viene spesso indicato dagli psicologi come "esplosione del vocabolario"; per altri l’incremento è più graduale, senza accelerazioni. 
Il bambino sembra aver colto il principio secondo cui "tutte le cose hanno un nome". A questa età, molti giochi che i bambini amano fare con i genitori ruotano intorno all’attività di denominare oggetti (scarpe, pappa, giocattoli, chiavi), colori, parti del corpo (nasino, manine, piedini), animali (cane, gatto, mucca). 
Ma oltre agli oggetti, c'è un'altra categoria di parole che i bambini di questa età imparano; sono le parole funzionali, che servono a regolare l’interazione sociale:  "ciao", "no" ,"non c’è più!", "finito!", "ancora!" 
RUOLO DELL'ADULTO
COME SI APPRENDONO LE PAROLE
1) Marcare le sillabe
2) Scandire la parola e contemporaneamente mostrare l'oggetto al quale la parola si riferisce
(“Fornire l'input linguistico e il referente in maniera sincrona”)
3) Favorire il disegno
4) Favorire il gioco con l'utilizzo di fogli e matite colorate





18-20 MESI
Il bambino ha un vocabolario di 50 parole




18-24 MESI
Prime combinazioni di parole: sono parole in successione ad esempio “pocche mani”, “pappa più”,  
oppure ripetizioni di una stessa parola ad esempio pendi pendi, metti metti”




24 MESI
Al secondo compleanno, in media il vocabolario di un bambino contiene fra le 140 e le 440 parole. L’espansione del vocabolario prosegue negli anni successivi fino all’età adulta. (Il lessico di una persona di cultura media è composto da circa 60.000 parole).
Finora la nostra attenzione si è concentrata sulla capacità di produzione verbale del bambino. La comprensione invece è un fenomeno più precoce rispetto alla produzione. 
Quindi le parole comprese sono numericamente superiori rispetto a quelle prodotte.



24-30 MESI
Comparsa delle prime frasi



24-36 MESI
Progressivo miglioramento lessicale, grammaticale e sintattico.



36 MESI
Il bambino ha una buona competenza fonetica (sa pronunciare tutti i suoni).
Il bambino comincia a combinare le parole e a usare sistematicamente i verbi, ad esempio “etta macchina rotta qua”



3-4 ANNI
“Il bambino ha acquisito le basi delle strutture morfologiche e sintattiche della propria lingua, facendone un uso corretto e produttivo in contesti nuovi”: “io vado al mare”, “io vado a casa”.



3-6 ANNI
Il bambino ha una buona competenza lessicale (conosce circa 2.000 parole)



5-7 ANNI: 
La grammatica si ristruttura al servizio del discorso: il bambino comprende frasi complesse (usa “perché”, “ma”, “quindi”.



DAI 7 ANNI
“Migliora l’accessibilità a strutture grammaticali complesse e poco frequenti e la fluenza della produzione linguistica”.



LA LINGUA SCRITTA

L'atteggiamento precoce verso la lingua scritta è determinata da alcuni fattori:
Libri presenti in casa;
Tempo dedicato dai genitori alla lettura;
Frequenza di visite nelle biblioteche e nelle librerie con reparti e incontri specializzati per bambini 



CHE COSA DICE LA LETTERATURA PEDAGOGICA


Nel 1957 Skinner pubblica “Verbal Behavior” sul comportamento verbale: “il linguaggio è un comportamento che viene appreso rinforzando le occasioni in cui il bambino produce frasi grammaticalmente corrette e incoraggiando  l'imitazione di frasi prodotte dall'adulto”.
Secondo Skinner, per imparare una qualsiasi abilità, il bambino deve avere un repertorio di imitazione senza il quale è praticamente impossibile insegnare qualcosa. Se per imparare ad indicare un bambino necessita di sviluppare un buon repertorio di imitazione motoria (mimetic), per imparare a parlare, il bambino necessita di un radicato repertorio di imitazione vocale (echoic).
Secondo Skinner quando i genitori correggono troppo gli errori delle espressioni verbali infantili, lo sviluppo linguistico rallenta.
E’ importante che i genitori lascino autonomia al bambino che spontaneamente modificherà le proprie espressioni.
Il comportamentismo è rigido e non tiene conto dell’aspetto creativo del linguaggio.


Chomsky critica l'ipotesi di Skinner perché non spiegherebbe la “produttività linguistica” ossia la capacità di produrre nuovi significati, nuove frasi.
Per Chomsky l’apprendimento della lingua materna è biologicamente predeterminato e, di conseguenza, lo sviluppo della lingua e in particolare della grammatica consiste nell’esecuzione di un progetto genetico.
Chomsky parla di LAD (Language Acquisition Device, Dispositivo, INNATO, per l'apprendimento del linguaggio) che contiene la conoscenza, universale, innata della grammatica. Questo meccanismo conferisce ai bambini la capacità di ricavare la struttura sintattica e le regole della loro lingua nativa, rapidamente e con precisione, da input impoverito fornito da utenti di lingua per adulti, ma anche di qualsiasi lingua alla quale il bambino venga esposto alla nascita.


Secondo Bruner lo sviluppo del linguaggio è determinato dall'interazione con l'adulto all’interno di un contesto sociale in cui il linguaggio si sviluppa e trae significato.
Il ruolo dell’adulto fornisce un supporto per compensare il dislivello tra le abilità richieste dalla sequenza (ruolo, turni, uso di segnali convenzionali e...) e ciò che il bambino è in grado di compiere da solo, consentendo in questo modo di realizzare una sequenza completa. 
Il supporto fornito dall'adulto ha lo scopo di far progredire le capacità del bambino. Bruner indica questa funzione dell’adulto con la nozione di Sistema di supporto per l’acquisizione del linguaggio. Bruner però non si contrappone alla Teoria di Chomsky (noto per il dispositivo innato per l’acquisizione del linguaggio, LAD che che contiene la conoscenza, innata, della grammatica) anzi, considerando l’importanza dei fattori intrinseci ed estrinseci nello sviluppo linguistico, egli propone che i due meccanismi, innato (meccanismo di Chomsky, detto LAD) e di interazione con l'adulto, si integrino.
Bruner studia in modo approfondito il gioco del “cucù”, come situazione prototipica per l'apprendimento del linguaggio. Esempio riportato da Bruner nel “Linguaggio del bambino”: “Richard e la madre … stabilirono gradualmente un gioco, ritualizzato, in cui entrambi condividevano ruoli intercambiabili. Il gioco si diversificò prevedendo un luogo per l'iniziativa via via crescente del bambino, in quanto egli imparava sia a iniziare il gioco che ad eseguirne le mosse. Il bambino imparò facilmente a mantenere costante la struttura profonda del gioco, variando la struttura di superficie e riuscì, prima di finire, a collegare il formato del gioco con formati più ampi e più comprensivi. Il gioco fornì un'occasione particolare, libera da pressioni, per provare variazioni sul tema della comparsa e della scomparsa”.



LA FIABA E LA FAVOLA



Liceo delle Scienze Umane a.s. 2016/2017

ALTERNANZA SCUOLA - LAVORO

Progettazione video

Classe 3 C

Durata video: 5 minuti

Obiettivo: Mettere in pratica tutte le teorie studiate: Piaget, Vygotsky, Bandura e Bruner

Esperimenti

  • Permanenza dell’oggetto (Piaget)

  • Zona prossimale di sviluppo (Vygotsky)

  • Esperimenti su liquidi, biscotti, posate (Piaget)

  • Imitazione (Bandura)

  • Animismo (Piaget)

  • Disegno

  • Raccogliere i disegni dei bambini, (chiedere ai bambini: “disegna … il mio volto, la casa in cui abiti” ecc..) scrivere l’età esatta e in poche frasi la teoria riguardante l’argomento

Eventuali titoli del video

  • Come Piaget, i bambini attraverso i nostri occhi

  • Applichiamo ciò che abbiamo imparato

  • Tutti all’asilo

  • Nella testa del bambino

  • Lo sguardo di un bambino va oltre qualsiasi apparenza

  • Il mondo dei bambini

  • Fiocco rosa e fiocco azzurro

  • I bambini

  • Tabula rasa

  • Le prime fasi del bambino

  • Piccoli esseri

  • I bambini all’asilo

  • Il nostro studio e l’asilo

  • Piccoli scienziati crescono

  • I primi passi verso la società

  • Cresciamo insieme

Riprese obbligatorie

  • Uscita dalla nostra scuola - Percorso in strada

  • L’asilo - Ingresso all’asilo

  • Scale, aule - Suono della campanella

Titoli di coda

Liceo delle scienze umane 3 C

Riprese di:

  • A. D’A.

  • A. Di F.

  • E. D’E.

Scannerizzazione disegni:

  • A. A.

Foto:

  • G. C.

  • M. P.

  • B. E.

  • C. C.

Testi:

  • C. Di C.

  • G. Del R.

  • D. R.

  • A. P.

Attori:

  • A. T.

  • E. P.

  • D. S.

  • L. R.

Assemblaggio video:

  • M. Di G.

  • D. B.



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